Cocco: obiettivo rinascita per l’Olbia e anche per me
DI Paolo Ardovino
L’ultimo acquisto della società di Marino guarda avanti con ambizioni e fiducia «Nel pari con la Juve c’è stato un cambio di atteggiamento: avanti con cattiveria»
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OLBIA. Più di tutti gli altri, Andrea Cocco racchiude le ambizioni e le speranze della nuova Olbia. La sua avventura con la divisa bianca è stata la prima pagina post-Filippi; mentre l’ormai ex allenatore veniva esonerato, era la sera del 18 novembre, poche ore dopo, l’indomani mattina, arrivava l’ufficialità: Cocco nuovo giocatore dell’Olbia. Dal canto suo, c'è la voglia di rimettersi in gioco dopo diversi mesi senza partite ufficiali, passati tra gli elenchi degli svincolati. 33 anni, d’altronde, per quel che ci si sta abituando a vedere tra i vari campionati - specie in fatto di attaccanti - non è un’età proibitiva. Una rinascita è ancora possibile, e anzi è l’obbiettivo di Andrea Cocco. Tornato in Sardegna dopo dieci anni dalle gesta con l’Alghero. Prima ancora, a partire dalle giovanili, la sua carriera inizia a due passi da casa, da Cagliari. Con i rossoblù ha un assaggio di Serie A, nel corso degli anni cambia diverse maglie e i principali campi di Serie B diventano il suo habitat. Nel 2015 è al Vicenza e diventa capocannoniere della categoria (19 reti). Poi altre avventure, alcune fortunate e altre meno, l’ultima col Padova. E ora l’obbiettivo è la rinascita, come detto, attraverso la rinascita dell’Olbia. È passata una settimana dal pareggio con la Juventus U23, 1-1, al “Nespoli”.
Come va la situazione?
«Sicuramente non troppo bene per la squadra, gli ultimi risultati sono un po’ così. Ancora non abbiamo fatto grossi passi avanti. A livello personale, invece, sto ritrovando la forma».
Il blocco dell’ultima giornata, che ha comportato il rinvio anche di Olbia-Siena, può essere paradossalmente un aiuto? «Sì, è stato un buon regalo. Per rimettere in ordine le idee ma anche perché in queste settimane avevamo diversi infortunati, che così avranno tempo per riprendersi. La pausa adesso può solo aiutarci, dobbiamo sistemare qualcosa tatticamente e chissà che possa arrivare qualcuno in più dal mercato».
Anche se non è arrivata la vittoria, la sensazione è che con la Juve ci sia stato un miglioramento, è così?
«Sì, nell’atteggiamento. Al là dei tatticismi, dev’essere quello lo spirito giusto. Se dobbiamo salvarci, il discorso va oltre il modulo: è necessario metterci la giusta cattiveria».
Sulla falsariga dei campionati passati, l’Olbia è una squadra molto giovane. Ciò significa anche inesperta? «Sicuramente l’età è bassa, in alcuni reparti più che in altri è evidente, è un fattore che puoi pagare quando incontri alcune squadre che al contrario si dimostrando esperte».
Però si è venuto a formare un piccolo gruppo di “senior”: tu, Gozzi, Pisano, La Rosa…
«E sappiamo di dover essere d’esempio, soprattutto negli allenamenti. È in quel momento che va dato il massimo, durante il lavoro della settimana, per riuscire poi a raccogliere i frutti nella partita della domenica».
C'è da capire se Brevi vorrà continuare con una punta o due attaccanti, ma potresti essere tu il nuovo protagonista in attacco, data anche la crescita a livello atletico in poche settimane.
«Vero. Ero fermo da 4-5 mesi, ritrovare il campo non era una cosa scontata. Ora mi sento bene, sono contento soprattutto della crescita nelle ultime due partite e con la Juve mi sentivo meglio».
Come va la situazione?
«Sicuramente non troppo bene per la squadra, gli ultimi risultati sono un po’ così. Ancora non abbiamo fatto grossi passi avanti. A livello personale, invece, sto ritrovando la forma».
Il blocco dell’ultima giornata, che ha comportato il rinvio anche di Olbia-Siena, può essere paradossalmente un aiuto? «Sì, è stato un buon regalo. Per rimettere in ordine le idee ma anche perché in queste settimane avevamo diversi infortunati, che così avranno tempo per riprendersi. La pausa adesso può solo aiutarci, dobbiamo sistemare qualcosa tatticamente e chissà che possa arrivare qualcuno in più dal mercato».
Anche se non è arrivata la vittoria, la sensazione è che con la Juve ci sia stato un miglioramento, è così?
«Sì, nell’atteggiamento. Al là dei tatticismi, dev’essere quello lo spirito giusto. Se dobbiamo salvarci, il discorso va oltre il modulo: è necessario metterci la giusta cattiveria».
Sulla falsariga dei campionati passati, l’Olbia è una squadra molto giovane. Ciò significa anche inesperta? «Sicuramente l’età è bassa, in alcuni reparti più che in altri è evidente, è un fattore che puoi pagare quando incontri alcune squadre che al contrario si dimostrando esperte».
Però si è venuto a formare un piccolo gruppo di “senior”: tu, Gozzi, Pisano, La Rosa…
«E sappiamo di dover essere d’esempio, soprattutto negli allenamenti. È in quel momento che va dato il massimo, durante il lavoro della settimana, per riuscire poi a raccogliere i frutti nella partita della domenica».
C'è da capire se Brevi vorrà continuare con una punta o due attaccanti, ma potresti essere tu il nuovo protagonista in attacco, data anche la crescita a livello atletico in poche settimane.
«Vero. Ero fermo da 4-5 mesi, ritrovare il campo non era una cosa scontata. Ora mi sento bene, sono contento soprattutto della crescita nelle ultime due partite e con la Juve mi sentivo meglio».
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