«Cagliari come il Brasile qui non sento la saudade»
Joao Pedro, bomber rossoblù, racconta perchè si è affezionato alla Sardegna «La gente mi ha aiutato e incoraggiato nei momenti difficili, io ricambio con i gol»
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CAGLIARI. «Qui mi sento a casa mia, è una terra che mi appassiona con un clima tropicale che mi ricorda il Brasile: non c'è il freddo del Nord Italia». Parlando con alcuni medi del suo paese, il brasiliano del Cagliari Joao Pedro dichiara il proprio amore per quella Sardegna che ormai è la sua terra d'adozione. «Sono sei anni che sto qui - dice ancora Joao Pedro -, mia moglie Alessandra è italiana e ormai parlo la lingua come uno di qui, e capisco tutto. Sono in un'isola, staccata dal continente, dove si vive e si respira calcio, perché non ci sono altre squadre importanti. Chi nasce o vive qui tifa Cagliari. Ora c'è il centenario del club e noi stiamo tentando di rifare la storia».
L'allusione è a quanto successo 50 anni fa, lo storico scudetto del Cagliari, visto che Joao Pedro conosce la storia del club. «Giocava qui un personaggio unico - racconta il brasiliano -, del quale la gente parla ancora oggi: Gigi Riva. È stato il più grande bomber non solo del Cagliari ma del calcio italiano e pur non essendo sardo di nascita ha deciso di vivere qui. Quando ho raggiunto il traguardo dei 10 gol in 15 partite come fece lui ho pensato che Riva ci riuscì nell'anno dello scudetto e che adesso io stavo entrando in qualche modo fra le “figure” del club».
Poi l'ex nazionale del Brasile under 20 del 2011 (con lui c'era Neymar) spiega un altro motivo per cui ama la Sardegna: «All'inizio del 2018 risultai positivo a un test - ricorda - e quando il tuo nome viene associato al doping è una cosa che fa molto male. Sono andato a studiare tanti casi del passato e ho visto che spesso è stata colpa dei dottori, e comunque di terze persone. Ancora oggi mi è difficile mandare giù una cosa del genere. Ma la cosa che più mi ha colpito è che in quel periodo ho sentito l'abbraccio della città: c'erano bambini di dieci anni e signore di 80 che mi fermavano per dirmi che mi credevano e che avevano fiducia in me. Questo mi ha emozionato, posso solo ringraziare questa gente».
Cosa che fa anche con i suoi gol. «Stare davanti a Cristiano Ronaldo nella classifica dei marcatori - dice - mi dà la sensazione di stare facendo qualcosa d'importante. E anche tanta fiducia: segnare in Italia è più difficile che in altri campionati, c'è molto tatticismo ed è complicato giocare contro le difese italiane: lo dimostra proprio Ronaldo, che in Spagna faceva 40 gol e qui arriva a 25».
Intanto sul fronte mercato la società comincia a lavorare sotto traccia Anzi, ha già cominciato da un po’. Prima di Natale c’è stato un summit tra il presidente Giulini, il direttore sportivo Carli e l’allenatore Maran. Hanno parlato delle mosse da fare per rinforzare la squadra. Nomi per il momento non se ne fanno, ma un terzino sinistro e un attaccante sono le priorità. Giulini ha anticipato che Nandez non si muove ma quello dell’uruguaiano resta un caso aperto, soprattuto col suo procuratore. Chievo e Venezia hanno messo gli occhi sul difensore Simone Pinna, che potrebbe essere ceduto in prestito secco. Il Brescia e il Benevento hanno chiesto notizie di Deiola. Mattiello potrebbe tornare all’Atalanta e Birsa, in scadenza a giugno, può anticipare l’addio. (r.m.)
L'allusione è a quanto successo 50 anni fa, lo storico scudetto del Cagliari, visto che Joao Pedro conosce la storia del club. «Giocava qui un personaggio unico - racconta il brasiliano -, del quale la gente parla ancora oggi: Gigi Riva. È stato il più grande bomber non solo del Cagliari ma del calcio italiano e pur non essendo sardo di nascita ha deciso di vivere qui. Quando ho raggiunto il traguardo dei 10 gol in 15 partite come fece lui ho pensato che Riva ci riuscì nell'anno dello scudetto e che adesso io stavo entrando in qualche modo fra le “figure” del club».
Poi l'ex nazionale del Brasile under 20 del 2011 (con lui c'era Neymar) spiega un altro motivo per cui ama la Sardegna: «All'inizio del 2018 risultai positivo a un test - ricorda - e quando il tuo nome viene associato al doping è una cosa che fa molto male. Sono andato a studiare tanti casi del passato e ho visto che spesso è stata colpa dei dottori, e comunque di terze persone. Ancora oggi mi è difficile mandare giù una cosa del genere. Ma la cosa che più mi ha colpito è che in quel periodo ho sentito l'abbraccio della città: c'erano bambini di dieci anni e signore di 80 che mi fermavano per dirmi che mi credevano e che avevano fiducia in me. Questo mi ha emozionato, posso solo ringraziare questa gente».
Cosa che fa anche con i suoi gol. «Stare davanti a Cristiano Ronaldo nella classifica dei marcatori - dice - mi dà la sensazione di stare facendo qualcosa d'importante. E anche tanta fiducia: segnare in Italia è più difficile che in altri campionati, c'è molto tatticismo ed è complicato giocare contro le difese italiane: lo dimostra proprio Ronaldo, che in Spagna faceva 40 gol e qui arriva a 25».
Intanto sul fronte mercato la società comincia a lavorare sotto traccia Anzi, ha già cominciato da un po’. Prima di Natale c’è stato un summit tra il presidente Giulini, il direttore sportivo Carli e l’allenatore Maran. Hanno parlato delle mosse da fare per rinforzare la squadra. Nomi per il momento non se ne fanno, ma un terzino sinistro e un attaccante sono le priorità. Giulini ha anticipato che Nandez non si muove ma quello dell’uruguaiano resta un caso aperto, soprattuto col suo procuratore. Chievo e Venezia hanno messo gli occhi sul difensore Simone Pinna, che potrebbe essere ceduto in prestito secco. Il Brescia e il Benevento hanno chiesto notizie di Deiola. Mattiello potrebbe tornare all’Atalanta e Birsa, in scadenza a giugno, può anticipare l’addio. (r.m.)
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