«Olbia aggressiva e solida ecco la squadra del 2020»
di Paolo Ardovino
Il numero uno dei bianchi: bilancio parziale negativo, ma dobbiamo riassestarci Brevi al lavoro su nuove basi, gennaio è vicino e colmeremo le lacune della rosa
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OLBIA. Una salvezza diretta, poche vittorie – 9, e solo 2 in questo campionato – e una prima fase dell’attuale stagione a dir poco negativa. Il 2019 è stato anche l’anno della ripartenza.
Presidente Marino, qual è il suo bilancio di questi 365 giorni?
«Nel calcio non ha senso ragionare per anno solare, piuttosto direi che il primo triennio di Serie C è stato di successo, avendo conquistato 3 salvezze dirette e mandato, nell’ultimo anno, 7 giocatori tra Serie B e Serie A; uno dei quali è stato riconsegnato al grande calcio dall’Olbia e oggi è decisivo nella massima serie (il riferimento è a Ragatzu, ndc). L’inizio di questo nuovo ciclo è stato in salita, la squadra è stata rinnovata e il bilancio parziale a oggi è negativo: ma stiamo mettendo le basi per il prossimo triennio e ci vuole tempo».
I frutti dell’arrivo di Oscar Brevi non si sono ancora visti. Eppure, l’ultimo pareggio con la Juve U23 è sembrato un (piccolo) passo in avanti.
«Già dalla partita con il Monza si sono visti miglioramenti in termini di atteggiamento e solidità, poi c’è stato il passo indietro di Lecco, a cui ha fatto seguito la buona prestazione in casa con la Juventus. È evidente che la squadra si stia ancora riassestando, ma mister Brevi sta creando i presupposti per creare l’Olbia a sua immagine e somiglianza».
Rimaniamo sull’attualità: l’ultimo turno dell’anno in realtà doveva essere col Siena, invece c’è stato il blocco del campionato. Da consigliere di Lega ha preso a cuore la questione della defiscalizzazione per le squadre di C. Nello specifico quali sarebbero i vantaggi di una svolta verso il semiprofessionismo?
«I vantaggi sono evidenti in quanto si genererebbe un credito di imposta da reinvestire nel settore giovanile e nelle infrastrutture. Così com’è, la C non ha alcun senso, perché produce circa 100 milioni di perdite all'anno. Il modello, è evidente, non funziona. Non c’è nessun tipo di azienda che per finanziare attività operative inietta nuovi capitali. I capitali servono per fare investimenti. Il modello va rivisto drasticamente: o in un’ottica di riconoscimento del valore sociale creato dalla categoria oppure riformulando gran parte delle regole del gioco».
Tornando al campo, nelle scorse settimane aveva bacchettato i suoi giocatori, dicendo addirittura che in molti a gennaio avrebbero dovuto cercarsi una nuova squadra. Giunti alle porte del mercato, qualcosa è cambiato?
«Sono state affermazioni esternate dopo la delusione di Lecco, ma già la gara con la Juventus ha fatto vedere una squadra con atteggiamento consono a ciò che vogliamo. Ho capito che è stato un passaggio a vuoto e che alcuni giocatori hanno sofferto le circostanze del momento. Tuttavia, stiamo riflettendo su chi, tra i giocatori, non intende proseguire la propria avventura a Olbia. Non tratterremo nessuno, chi non è motivato a fare un grande girone di ritorno non sarà dei nostri a gennaio».
Per quanto riguarda il mercato in entrata, è vero che i primi arrivi saranno un difensore centrale e un esterno?
«Chi vivrà vedrà, il mercato è vicino e presto lo sapremo. Con il mister stiamo selezionando i profili che possano colmare le lacune della rosa in funzione del nuovo sistema di gioco».
Cosa vede nel suo 2020?
«Vedo un’Olbia che diventerà sempre più quella di mister Brevi: solida, aggressiva, concreta e pragmatica. Vedo anche spiragli per l’apertura di un tavolo di riforme in Serie C: bisogna mettere a punto quel modello sostenibile che attualmente non c’è. Chi cerca la sostenibilità, oggi, rischia di perdere la categoria. E questo è un perverso paradosso».
La società ha rinnovato la sinergia con Geasar e messo le basi per una partnership col Mater Olbia. Si continua insomma a fare rete nel territorio.
«Da anni stiamo portando avanti un grande lavoro sul marchio Olbia nel territorio per metterci al servizio delle aziende che entrano nella nostra rete. È un lavoro parallelo rispetto a quello sportivo, che non può che migliorare. Siamo soddisfatti di quanto stiamo facendo e ambiziosi per quello che potremo fare in futuro».
Tra i dilettanti diverse realtà isolane cercano di farsi spazio, e per la Sardegna calcistica questa è senza dubbio la stagione del Cagliari.
«Il Cagliari sta capitalizzando il lavoro fatto in questi anni attraverso una serie di scelte vincenti fatte dopo la cessione di Barella. L’impianto societario si sta organizzando e strutturando al meglio. Sono molto contento di come stia andando il loro campionato e anche di avere, pur in piccola parte, contribuito a questo successo dando due giocatori alla rosa rossoblù (oltre a Ragatzu, Pinna, ndc)».
Ma è possibile puntare a grandi obbiettivi nel calcio professionistico in Gallura. La risposta del pubblico al “Bruno Nespoli”, per dire, non è delle migliori, puntualmente sotto il migliaio di spettatori a gara.
«L’affluenza allo stadio non dipende dalla geografia del territorio, ma da tanti fattori. Il primo è l’attrattività del prodotto: a prescindere dai giocatori che vanno in campo, andare allo stadio deve anche tramutarsi in un’esperienza positiva. Chi va allo stadio, magari con i propri figli, deve vivere l’unicità del momento. Per questo il miglioramento delle infrastrutture è fondamentale. Si sta lavorando anche in questa direzione, cercando partnership private e pubbliche. Intanto a gennaio sarà inaugurata la copertura della tribuna laterale del Nespoli: sarà un passo in avanti per aumentare la qualità e il comfort offerti dall’impianto».
Presidente Marino, qual è il suo bilancio di questi 365 giorni?
«Nel calcio non ha senso ragionare per anno solare, piuttosto direi che il primo triennio di Serie C è stato di successo, avendo conquistato 3 salvezze dirette e mandato, nell’ultimo anno, 7 giocatori tra Serie B e Serie A; uno dei quali è stato riconsegnato al grande calcio dall’Olbia e oggi è decisivo nella massima serie (il riferimento è a Ragatzu, ndc). L’inizio di questo nuovo ciclo è stato in salita, la squadra è stata rinnovata e il bilancio parziale a oggi è negativo: ma stiamo mettendo le basi per il prossimo triennio e ci vuole tempo».
I frutti dell’arrivo di Oscar Brevi non si sono ancora visti. Eppure, l’ultimo pareggio con la Juve U23 è sembrato un (piccolo) passo in avanti.
«Già dalla partita con il Monza si sono visti miglioramenti in termini di atteggiamento e solidità, poi c’è stato il passo indietro di Lecco, a cui ha fatto seguito la buona prestazione in casa con la Juventus. È evidente che la squadra si stia ancora riassestando, ma mister Brevi sta creando i presupposti per creare l’Olbia a sua immagine e somiglianza».
Rimaniamo sull’attualità: l’ultimo turno dell’anno in realtà doveva essere col Siena, invece c’è stato il blocco del campionato. Da consigliere di Lega ha preso a cuore la questione della defiscalizzazione per le squadre di C. Nello specifico quali sarebbero i vantaggi di una svolta verso il semiprofessionismo?
«I vantaggi sono evidenti in quanto si genererebbe un credito di imposta da reinvestire nel settore giovanile e nelle infrastrutture. Così com’è, la C non ha alcun senso, perché produce circa 100 milioni di perdite all'anno. Il modello, è evidente, non funziona. Non c’è nessun tipo di azienda che per finanziare attività operative inietta nuovi capitali. I capitali servono per fare investimenti. Il modello va rivisto drasticamente: o in un’ottica di riconoscimento del valore sociale creato dalla categoria oppure riformulando gran parte delle regole del gioco».
Tornando al campo, nelle scorse settimane aveva bacchettato i suoi giocatori, dicendo addirittura che in molti a gennaio avrebbero dovuto cercarsi una nuova squadra. Giunti alle porte del mercato, qualcosa è cambiato?
«Sono state affermazioni esternate dopo la delusione di Lecco, ma già la gara con la Juventus ha fatto vedere una squadra con atteggiamento consono a ciò che vogliamo. Ho capito che è stato un passaggio a vuoto e che alcuni giocatori hanno sofferto le circostanze del momento. Tuttavia, stiamo riflettendo su chi, tra i giocatori, non intende proseguire la propria avventura a Olbia. Non tratterremo nessuno, chi non è motivato a fare un grande girone di ritorno non sarà dei nostri a gennaio».
Per quanto riguarda il mercato in entrata, è vero che i primi arrivi saranno un difensore centrale e un esterno?
«Chi vivrà vedrà, il mercato è vicino e presto lo sapremo. Con il mister stiamo selezionando i profili che possano colmare le lacune della rosa in funzione del nuovo sistema di gioco».
Cosa vede nel suo 2020?
«Vedo un’Olbia che diventerà sempre più quella di mister Brevi: solida, aggressiva, concreta e pragmatica. Vedo anche spiragli per l’apertura di un tavolo di riforme in Serie C: bisogna mettere a punto quel modello sostenibile che attualmente non c’è. Chi cerca la sostenibilità, oggi, rischia di perdere la categoria. E questo è un perverso paradosso».
La società ha rinnovato la sinergia con Geasar e messo le basi per una partnership col Mater Olbia. Si continua insomma a fare rete nel territorio.
«Da anni stiamo portando avanti un grande lavoro sul marchio Olbia nel territorio per metterci al servizio delle aziende che entrano nella nostra rete. È un lavoro parallelo rispetto a quello sportivo, che non può che migliorare. Siamo soddisfatti di quanto stiamo facendo e ambiziosi per quello che potremo fare in futuro».
Tra i dilettanti diverse realtà isolane cercano di farsi spazio, e per la Sardegna calcistica questa è senza dubbio la stagione del Cagliari.
«Il Cagliari sta capitalizzando il lavoro fatto in questi anni attraverso una serie di scelte vincenti fatte dopo la cessione di Barella. L’impianto societario si sta organizzando e strutturando al meglio. Sono molto contento di come stia andando il loro campionato e anche di avere, pur in piccola parte, contribuito a questo successo dando due giocatori alla rosa rossoblù (oltre a Ragatzu, Pinna, ndc)».
Ma è possibile puntare a grandi obbiettivi nel calcio professionistico in Gallura. La risposta del pubblico al “Bruno Nespoli”, per dire, non è delle migliori, puntualmente sotto il migliaio di spettatori a gara.
«L’affluenza allo stadio non dipende dalla geografia del territorio, ma da tanti fattori. Il primo è l’attrattività del prodotto: a prescindere dai giocatori che vanno in campo, andare allo stadio deve anche tramutarsi in un’esperienza positiva. Chi va allo stadio, magari con i propri figli, deve vivere l’unicità del momento. Per questo il miglioramento delle infrastrutture è fondamentale. Si sta lavorando anche in questa direzione, cercando partnership private e pubbliche. Intanto a gennaio sarà inaugurata la copertura della tribuna laterale del Nespoli: sarà un passo in avanti per aumentare la qualità e il comfort offerti dall’impianto».
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