Scotto dà la carica al suo Stintino: «Pronti a rialzarci»
di Franco Cuccuru
Il mister sassarese è concentrato per la nuova avventura Dopo l’avvio deludente la squadra si affida all’esperienza
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STINTINO. Pier Luigi Scotto ha il fuoco dentro. Un allenatore che coniuga passione e studio, è sempre in continua evoluzione, dagli una squadra e lui saprà amalgamarla alla perfezione, con certosina precisione riesce a crearne una macchina perfetta. Scrupoloso, esigente, perfezionista, Pier Luigi Scotto, sassarese doc, non a caso è considerato uno dei migliori allenatori nel panorama regionale. Essere bravi e preparati non sempre viene riconosciuto.
Per fortuna c’è ancora qualcuno attento. Infatti, Scotto nell’ultima settimana ha ricevuto la richiesta dello Stintino, in Promozione, dopo le dimissioni di Ivan Cirinà. Lui alla chiamata ha risposto sì. Mister, lei vive di calcio e per il calcio, cosa si prova stare fermi? «Stare fuori quando sai che comunque hai fatto bene, fa male. Ma in questo periodo non sono stato con le mani in mano. Mi aggiorno continuamente, ho seguito la serie D e l’Eccellenza tenendomi informato su tutto, anche fuori dalla Sardegna. Una cosa è certa allenare è un'altra cosa».
Ha avuto richieste a inizio campionato? «Sì, è dal mese di luglio che tratto con varie squadre, compreso il Sorso che poi alla fine sappiamo come è andata rinunciando all’iscrizione. Diciamo che sono successe alcune cose alquanto strane, l’ultima è stata piuttosto ridicola, ma non e il caso di parlarne più di tanto».
Lei è considerato uno dei migliori allenatori nel panorama regionale, ci spieghi come è arrivato ad avere tanta notorietà: «Credo che le società sappiamo chi sono e come lavoro, ma a volte, anzi quasi sempre viene confusa la mia professionalità e allora si decide per un allentare di comodo. Ma credo che lo sponsor migliore è il giocatore che ho avuto modo di allenare, che mi conosce e che parla bene di me apprezzando il mio modo di lavorare». Mister come ha accolto la richiesta dello Stintino?
«Ho accettato questa sfida perché conosco tanti giocatori e so quello che valgono. Però in questo momento abbiamo bisogno di tutti per diventare squadra e occorre subito cambiare completamente mentalità per poter guadagnare posizioni in classifica. Ci sono tante cose da correggere, ho accetto ora spetta a me migliorarle. Lo Stintino l’ho trovato ferito. È una squadra che tutti avevano pronosticato tra le prime per il salto di categoria, invece si trova dietro, tagliata fuori dalla lotta per la vittoria finale».
Lo Stintino viaggia in una posizione di metà classifica, quindi dove può farla arrivare?
«Non ci mettiamo obbiettivi se non quello di ragionare partita dopo partita cercando di dare sempre il massimo». Cosa ha detto ai ragazzi? «Ho detto loro che sono pronto ad aiutarli insieme al mio staff composto da Roberto Sai e Sandro Cau. Di certo non ci risparmieremo e voglio che ognuno dia il suo contributo con grande fame e tanta umiltà».
Per uno come lei non pensa che allenare in Promozione sia un po’ riduttivo? “Non so se è riduttivo, in Sardegna le piazze son sempre meno, sono uno dei pochi allenatori di Sassari che è andato a lavorare nel sud Sardegna, dove ho trovato stima e apprezzamento nei miei confronti quindi penso di aver dimostrato il mio valore. In questi anni da sassarese ho sognato di allenare la Torres ma poi o per un motivo o per l’altro non si è fare niente. Continuo il mio percorso a testa bassa, lavorando con serietà e professionalità e posso dire ad alta voce che la mia è una passione pura, che mi spinge ad insegnare quello che ho dentro a un gruppo di ragazzi che dovrò allenare, sempre».
Per fortuna c’è ancora qualcuno attento. Infatti, Scotto nell’ultima settimana ha ricevuto la richiesta dello Stintino, in Promozione, dopo le dimissioni di Ivan Cirinà. Lui alla chiamata ha risposto sì. Mister, lei vive di calcio e per il calcio, cosa si prova stare fermi? «Stare fuori quando sai che comunque hai fatto bene, fa male. Ma in questo periodo non sono stato con le mani in mano. Mi aggiorno continuamente, ho seguito la serie D e l’Eccellenza tenendomi informato su tutto, anche fuori dalla Sardegna. Una cosa è certa allenare è un'altra cosa».
Ha avuto richieste a inizio campionato? «Sì, è dal mese di luglio che tratto con varie squadre, compreso il Sorso che poi alla fine sappiamo come è andata rinunciando all’iscrizione. Diciamo che sono successe alcune cose alquanto strane, l’ultima è stata piuttosto ridicola, ma non e il caso di parlarne più di tanto».
Lei è considerato uno dei migliori allenatori nel panorama regionale, ci spieghi come è arrivato ad avere tanta notorietà: «Credo che le società sappiamo chi sono e come lavoro, ma a volte, anzi quasi sempre viene confusa la mia professionalità e allora si decide per un allentare di comodo. Ma credo che lo sponsor migliore è il giocatore che ho avuto modo di allenare, che mi conosce e che parla bene di me apprezzando il mio modo di lavorare». Mister come ha accolto la richiesta dello Stintino?
«Ho accettato questa sfida perché conosco tanti giocatori e so quello che valgono. Però in questo momento abbiamo bisogno di tutti per diventare squadra e occorre subito cambiare completamente mentalità per poter guadagnare posizioni in classifica. Ci sono tante cose da correggere, ho accetto ora spetta a me migliorarle. Lo Stintino l’ho trovato ferito. È una squadra che tutti avevano pronosticato tra le prime per il salto di categoria, invece si trova dietro, tagliata fuori dalla lotta per la vittoria finale».
Lo Stintino viaggia in una posizione di metà classifica, quindi dove può farla arrivare?
«Non ci mettiamo obbiettivi se non quello di ragionare partita dopo partita cercando di dare sempre il massimo». Cosa ha detto ai ragazzi? «Ho detto loro che sono pronto ad aiutarli insieme al mio staff composto da Roberto Sai e Sandro Cau. Di certo non ci risparmieremo e voglio che ognuno dia il suo contributo con grande fame e tanta umiltà».
Per uno come lei non pensa che allenare in Promozione sia un po’ riduttivo? “Non so se è riduttivo, in Sardegna le piazze son sempre meno, sono uno dei pochi allenatori di Sassari che è andato a lavorare nel sud Sardegna, dove ho trovato stima e apprezzamento nei miei confronti quindi penso di aver dimostrato il mio valore. In questi anni da sassarese ho sognato di allenare la Torres ma poi o per un motivo o per l’altro non si è fare niente. Continuo il mio percorso a testa bassa, lavorando con serietà e professionalità e posso dire ad alta voce che la mia è una passione pura, che mi spinge ad insegnare quello che ho dentro a un gruppo di ragazzi che dovrò allenare, sempre».
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