«Il Milan è casa mia» Ibra promette gol, sorrisi e vittorie
L’attaccante trentottenne ha firmato (per ora) per sei mesi Ha scelto la maglia numero 21: «Sono carico e motivato»
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MILANO. Il filo rosso che lega le prime quattro tappe dell'Ibrahimovic-bis al Milan è l'elettrizzante eccitazione dei tifosi. All'uscita dei voli privati di Linate Zvominir Boban deve supplicare per creare un varco tra la folla; alla Madonnina la vettura viene letteralmente presa d'assalto da un centinaio di persone in delirio, disposti ad aspettarlo al freddo per tre ore e mezza; a Casa Milan basta un saluto con la mano da dietro un vetro per scatenare i cori dei trecento invasori della nuova rotatoria Kilpin. a Milanello la sicurezza preferisce far entrare lo svedese da un ingresso secondario per evitare la calca ai cancelli.
Ibrahimovic va per i 39 anni ma da queste parti ha lasciato un segno profondo e non è mai stato dimenticato, ultimo grande monumento di un Milan vincente. Un affetto sempre contraccambiato, nonostante il suo lungo peregrinare tra Parigi, Manchester e Los Angeles. «Il Milan è casa mia - le sue prime parole appena sceso dalla scaletta dell'aereo -, sono molto contento per questo mio ritorno. È una grande emozione per me, sono stato in altre squadre ma finalmente sono tornato. Questo è l'importante. Sto aspettando tutti a San Siro e spero di far saltare ancora lo stadio come prima».
Una giornata frenetica: lo sbarco, le visite, la firma sul contratto di sei mesi (con rinnovo automatico allo scattare del raggiungimento del 50% delle presenze), la scelta del numero 21 (la 11 resta occupata da Borini), il saluto a Pioli e al suo staff e il primo allenamento, personalizzato in palestra e non sul campo.
Ibrahimovic dovrà così presentarsi oggi ai nuovi compagni (del 2012 è rimasto solo Bonera, ora collaboratore tecnico) e, in caso di necessità, metterli in riga con l'esempio. «Carico e motivato», lo definisce così chi lo ha accompagnato per tutto l'arco della giornata. La dimostrazione è nella prima sessione a Milanello: 45’ di lavoro che non erano stati programmati in precedenza. Anno nuovo, stesso Ibrahimovic.
Ibrahimovic va per i 39 anni ma da queste parti ha lasciato un segno profondo e non è mai stato dimenticato, ultimo grande monumento di un Milan vincente. Un affetto sempre contraccambiato, nonostante il suo lungo peregrinare tra Parigi, Manchester e Los Angeles. «Il Milan è casa mia - le sue prime parole appena sceso dalla scaletta dell'aereo -, sono molto contento per questo mio ritorno. È una grande emozione per me, sono stato in altre squadre ma finalmente sono tornato. Questo è l'importante. Sto aspettando tutti a San Siro e spero di far saltare ancora lo stadio come prima».
Una giornata frenetica: lo sbarco, le visite, la firma sul contratto di sei mesi (con rinnovo automatico allo scattare del raggiungimento del 50% delle presenze), la scelta del numero 21 (la 11 resta occupata da Borini), il saluto a Pioli e al suo staff e il primo allenamento, personalizzato in palestra e non sul campo.
Ibrahimovic dovrà così presentarsi oggi ai nuovi compagni (del 2012 è rimasto solo Bonera, ora collaboratore tecnico) e, in caso di necessità, metterli in riga con l'esempio. «Carico e motivato», lo definisce così chi lo ha accompagnato per tutto l'arco della giornata. La dimostrazione è nella prima sessione a Milanello: 45’ di lavoro che non erano stati programmati in precedenza. Anno nuovo, stesso Ibrahimovic.
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