Ibrahimovic show: «Non sono un pensionato»
MILANO. Meno possente e spaccone, più maturo ma con la stessa voglia di determinare, incidere e stupire. Il tempo, alla fine, ha cambiato Zlatan Ibrahimovic ma non la percezione del suo io più...
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MILANO. Meno possente e spaccone, più maturo ma con la stessa voglia di determinare, incidere e stupire. Il tempo, alla fine, ha cambiato Zlatan Ibrahimovic ma non la percezione del suo io più profondo, sempre ricco di autostima e consapevolezza: il ragazzo con le mèches mai uscito da Rosengard, il ghetto di Malmoe, è diventato in 20 lunghi anni di carriera un uomo di mondo, un affettuoso padre con un look da samurai. La chioccia per disciplinare un gruppo inesperto.
Ma Ibrahimovic si sente prima di tutto «un giocatore attivo», chiamato però anche ad «aiutare» e «massimizzare» il potenziale altrui: non vuole essere una «vecchia gloria», «una figurina» o «la mascotte che balla in campo», gli piacerebbe anche evitare la passerella dell'Epifania contro la Sampdoria perché è convinto di essere «pronto a giocare da subito» in questa «sfida con se stesso», alla ricerca di «adrenalina e non di soldi».
Non si allena in gruppo e non tocca un pallone da poco più di due mesi ma per chi ha classe da vendere, il suo caso, non è certo un problema: al massimo - dice lui - «più che correre calcerà in porta da 40 metri».
Il suo carisma è debordante: è seduto tra Boban e Maldini - non due qualunque - ma gli occhi di tutti sono solo per lui tanto che il primo - e unico - intervento del croato arriva per chiudere la conferenza: «La sconfitta orrida e inaccettabile di Bergamo non va dimenticata, siamo orgogliosi di poter riabbracciare Zlatan, un giocatore unico, ma non possiamo nasconderci dietro le sue spalle larghe».
Ma Ibrahimovic si sente prima di tutto «un giocatore attivo», chiamato però anche ad «aiutare» e «massimizzare» il potenziale altrui: non vuole essere una «vecchia gloria», «una figurina» o «la mascotte che balla in campo», gli piacerebbe anche evitare la passerella dell'Epifania contro la Sampdoria perché è convinto di essere «pronto a giocare da subito» in questa «sfida con se stesso», alla ricerca di «adrenalina e non di soldi».
Non si allena in gruppo e non tocca un pallone da poco più di due mesi ma per chi ha classe da vendere, il suo caso, non è certo un problema: al massimo - dice lui - «più che correre calcerà in porta da 40 metri».
Il suo carisma è debordante: è seduto tra Boban e Maldini - non due qualunque - ma gli occhi di tutti sono solo per lui tanto che il primo - e unico - intervento del croato arriva per chiudere la conferenza: «La sconfitta orrida e inaccettabile di Bergamo non va dimenticata, siamo orgogliosi di poter riabbracciare Zlatan, un giocatore unico, ma non possiamo nasconderci dietro le sue spalle larghe».
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