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«Cagliari mi ha stregato ho fatto la scelta giusta»

di Roberto Muretto

CAGLIARI. La faccia è quella del bravo ragazzo. È cresciuto a pane e pallone in una famiglia nella quale non si parlava d’altro. Giovanni Simeone è figlio d’arte. Suo papà è Diego il “Cholo”, ex...

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CAGLIARI. La faccia è quella del bravo ragazzo. È cresciuto a pane e pallone in una famiglia nella quale non si parlava d’altro. Giovanni Simeone è figlio d’arte. Suo papà è Diego il “Cholo”, ex giocatore di Inter e Lazio, da diversi anni allenatore dell’Atletico Madrid. Da papà ha preso l’amore per il calcio, passione che gli è stata trasmessa sin da quando ha cominciato a camminare. Un unico pensiero: diventare un calciatore professionista. Sogno che si è concretizzato. Dalla scorsa estate è sbarcato a Cagliari, città nella quale si è subito ambientato e dove spera di centrare traguardi prestigiosi.

Quanto le manca il gol?

«Ci stiamo riprendendo da brutto momento: Il gol mi è mancato soprattutto nel nostro momento difficile perché ci avrebbe aiutato a superarlo. Non mi sento triste perché non segno, prima di tutto viene la squadra».

Ha raggiunto ciò che sognava da piccolo?

«Volevo essere come papà. Era mio idolo da bambino e lo è ancora. Il calcio fa parte della famiglia. Da ragazzino volevo sempre un pallone e una porta per fare gol».

Quanto ha influito nelle sue scelte avere un papà calciatore?

«È felice che sono diventato un professionista ma lo sarebbe stato lo stesso se fossi un medico o un insegnante. È un padre premuroso che mi aiuta a superare ostacoli della vita dandomi coraggio».

Le piacerebbe essere allenato dal Cholo?

«Ovviamente. Lui è uno dei migliori del mondo».

E' vero che non le piace essere chiamato Cholito?

«Da piccolo non lo sopportavo. I miei compagni pensavamo che giocavo a calcio solo perchè ero figlio di un campione. Ora non mi dà fastidio perché sono arrivato in alto senza aiuti, solo con le mie forze».

Lei sembra più riflessivo di suo padre. Oppure no?

«In tanti dicono che sono uguale a papà. In realtà noi siamo più fratelli che padre e figlio. Io ho il suo carattere, la differenza che lui ci mette più energia di me nelle cose».

Vi sentite spesso?

«Tutti i giorni. Parliamo dell'allenamento, delle partite, ma anche delle cose che facciamo oltre al lavoro».

Come si controllano le emozioni?

«Dipende dalle persone. Io lavoro molto sul alcuni aspetti del mio carattere e lo faccio per migliorarlo».

Qual è stata finora la sua vittoria più bella?

«Sono state due. Quella col Genoa contro la Juventus, partita dove ho segnato due gol e quella con la Fiorentina col Napoli, in quella occasione ho realizzato una tripletta».

Un campione a cui si ispira?

«Il mio papà. Il mio futuro è già scritto: farò l'allenatore come lui».

Oltre al calcio che altri sport segue?

«Quando guardo la tv vedo solo calcio. Nel tempo libero faccio meditazione, ho il mio psicologo che mi fa lavorare per migliorarmi».

Europa, è una parola che si può dire?

«Penso che noi dobbiamo giocarci ogni partita come se fosse l'ultima. È bello sognare, fa crescere le motivazioni. Adesso l’Europa non è un obiettivo, più avanti vediamo. È il momento di accelerare e fare tanti punti».

Ma è un traguardo che potete raggiungere?

«I sogni sono fatti per essere realizzati. Dipende da noi, non avere l’obbligo, come altre squadre, di centrare questo obiettivo, può essere un grande vantaggio, Sfruttiamolo».

Maran ha detto che è scattato qualcosa nella vostra testa dopo 4 ko di fila. Che cosa?

«Siamo consapevoli dei nostri mezzi, conosciamo i nostri pregi ma anche i difetti. La sconfitta con la Lazio ci ha condizionato, da quel momento è andato tutto storto. In un campionato sono cose che ci stanno. Ci siamo parlati, sapevamo che saremo usciti dal tunnel».

Le piace la città?

«Volevo venire in Sardegna in vacanza, ma per vari motivi non ero mai stato qui. Sono rimasto colpito dalla bellezza del mare».

E alla sua compagna?

«Giulia qui sta molto bene. È una ragazza che trova sempre qualcosa da fare. È molto attiva. Frequenta una palestra, va a scuola di chitarra. Lei canta, bene, ha una bella voce. All'inizio cantava sempre per me ora solo qualche volta. Ma con lei sono felicissimo».

Ed è felice anche della scelta fatta la scorsa estate?

«Era quello che volevo. Ho fatto una scelta di cuore, c’era qualcosa dentro di me che mi ha spinto qui».

Arriva il Parma che va a gonfie vele, tre punti per continuare il sogno?

«Intanto vinciamo per continuare su questa strada. Ogni singola partita va giocata con grande determinazione».

Ci racconta un episodio col presidente Giulini?

«Quando si parlava di me al Cagliari, Carli mi chiamava spesso. Ricordo che ero a cena col mio procuratore, ricevo la chiamata del presidente che voleva prendere un aereo, venire a Firenze per farmi capire che il Cagliari puntava su di me. Queste cose ti fanno stare bene. In quel momento mi sono convinto a dire sì. Giulini è uomo concreto».

Perché dite che i vostri i tifosi sono speciali?

«Alla squadra ci tengono da matti. Allo stadio cantano tutti, dai bambini ai più grandi. Personalmente provo sempre un’emozione fortissima».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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