«Caro Cagliari scusami ma domenica vinco io»
di Mario Frongia
Francesco Marroccu, per anni direttore sportivo nell’isola, ora guida il Genoa Da Nuoro al Giappone, da Cellino a Giulini: «Nainggolan, che storie. E Barella...»
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CAGLIARI. Pallone e nutella, fin da ragazzino. Dallo sterrato della Sigma a Cagliari alla stretta di mano con Iago Falque e Behrami. Francesco Marroccu, il calcio in quadricromia. Professionalità e buon senso esportati nel cuore del club più antico d'Italia. «Il Genoa è storia, cultura sportiva e tradizioni uniche: nel 1898 hanno vinto il primo di 9 scudetti. In pochi giorni ho capito che non mi sono mai seduto su una poltrona così importante. Ma non scorderò mai Cagliari e il Cagliari». Classe '66, un film che si apre da mediano in alcune piazze top dell'isola, dalla Gialeto all'Atletico Elmas della famiglia Orrù: «Nelle ultime partite più che correre urlavo ai compagni e parlavo con l'arbitro».
Un filo di ironia. Più fiuto, competenza e serietà. Un mix utile per far diventare Allegri un grande della panca, difendere Nainggolan dalla cacciata, duettare per anni con Massimo Cellino, trovare l'intesa in 10' con Enrico Preziosi. Adesso, da direttore sportivo dei liguri, la ripartenza. «Genoa-Cagliari sarà dura. Ma per noi è uno snodo. Tutte le partite valgono 3 punti ma in stagione ci sono gare che valgono il doppio. Domenica sarà così».
Partiamo dal via. Come nasce il diesse Marroccu?
«Alla Nuorese nel 2003. In panca prima Virgilio Perra poi Petrone. In campo Emerson, poi in A a Livorno, Troianiello, in A a Siena e in B con Bologna e Palermo, Steri, Ruggeri e Gianluca Festa. Nel dicembre 2004 mi chiamano dal Cagliari Marcello Vasapollo e Gianfranco Matteoli. Cellino era a Miami. Mi dimezzano lo stipendio e mi chiedono di dare una mano da segretario generale: il ruolo più complicato del calcio professionistico».
E poi?
«A Cagliari sto dieci anni. Poi, vado al Beira Mar in Portogallo, dove porto Cocco, adesso all'Olbia. Torno chiamato da Giulini, trasloco ad Ascoli e ci salviamo all'ultima giornata a La Spezia. Ritrovo Cellino per sei mesi al Leeds. Poi, passo al Sagan Tosu con Ficcadenti. E in Giappone chiamo Ibarbo».
Quindi il Brescia. Salite in A, poi cosa succede?
«Al presidente Cellino sarò sempre riconoscente. Ma al grande amore subentra sempre un grande odio. Al Cagliari abbiamo colto salvezze e plusvalenze. A Brescia, dopo la vittoria della B, non abbiamo saputo gestire il successo».
Ha un flash delle annate in rossoblù?
«Sì, l'aver colto le potenzialità di Nainggolan. Arriva dal Piacenza, ne combina di tutti i colori. Salta una riunione tecnica con Allegri, che non lo fa esordire. Debutta e gioca due minuti a Verona: fuori per doppio giallo. A fine anno Cellino lo vuol dare al Cesena per Parolo. Ma Bisoli e Conti hanno una discussione. Il tecnico ci chiede di tenere Radja. Lo dico al presidente. E la spunto. Il resto è noto».
E il Cagliari di Giulini?
«La retrocessione è una ferita che ancora sanguina. Ho il rammarico di non essermi tarato sulla nuova realtà. Avrei dovuto avere una partecipazione più fattiva, non mi sono reso contro che non c'era più Cellino, con le sue dinamiche, ma Giulini. Che chiedeva altro».
Al Genoa, con acquisti di pregio per la riscossa.
«Sì, da Davide Nicola in panca su intuizione del presidente: un tecnico non è mai bravo in assoluto ma deve essere quello giusto nel posto giusto. Con Iago Falque, Behrami, Perin, Masiello, Destro, l'ex Cagliari Eriksson e il capitano del Lille, Souamaoro, ce la faremo».
Quanto vi preoccupa il Cagliari sesto in classifica?
«Forse è il più bello degli ultimi anni, costruito per il centenario. Massimo rispetto e grande attenzione».
Marroccu, i più forti finora incrociati?
«Barella e Tonali. Predestinati».
Un filo di ironia. Più fiuto, competenza e serietà. Un mix utile per far diventare Allegri un grande della panca, difendere Nainggolan dalla cacciata, duettare per anni con Massimo Cellino, trovare l'intesa in 10' con Enrico Preziosi. Adesso, da direttore sportivo dei liguri, la ripartenza. «Genoa-Cagliari sarà dura. Ma per noi è uno snodo. Tutte le partite valgono 3 punti ma in stagione ci sono gare che valgono il doppio. Domenica sarà così».
Partiamo dal via. Come nasce il diesse Marroccu?
«Alla Nuorese nel 2003. In panca prima Virgilio Perra poi Petrone. In campo Emerson, poi in A a Livorno, Troianiello, in A a Siena e in B con Bologna e Palermo, Steri, Ruggeri e Gianluca Festa. Nel dicembre 2004 mi chiamano dal Cagliari Marcello Vasapollo e Gianfranco Matteoli. Cellino era a Miami. Mi dimezzano lo stipendio e mi chiedono di dare una mano da segretario generale: il ruolo più complicato del calcio professionistico».
E poi?
«A Cagliari sto dieci anni. Poi, vado al Beira Mar in Portogallo, dove porto Cocco, adesso all'Olbia. Torno chiamato da Giulini, trasloco ad Ascoli e ci salviamo all'ultima giornata a La Spezia. Ritrovo Cellino per sei mesi al Leeds. Poi, passo al Sagan Tosu con Ficcadenti. E in Giappone chiamo Ibarbo».
Quindi il Brescia. Salite in A, poi cosa succede?
«Al presidente Cellino sarò sempre riconoscente. Ma al grande amore subentra sempre un grande odio. Al Cagliari abbiamo colto salvezze e plusvalenze. A Brescia, dopo la vittoria della B, non abbiamo saputo gestire il successo».
Ha un flash delle annate in rossoblù?
«Sì, l'aver colto le potenzialità di Nainggolan. Arriva dal Piacenza, ne combina di tutti i colori. Salta una riunione tecnica con Allegri, che non lo fa esordire. Debutta e gioca due minuti a Verona: fuori per doppio giallo. A fine anno Cellino lo vuol dare al Cesena per Parolo. Ma Bisoli e Conti hanno una discussione. Il tecnico ci chiede di tenere Radja. Lo dico al presidente. E la spunto. Il resto è noto».
E il Cagliari di Giulini?
«La retrocessione è una ferita che ancora sanguina. Ho il rammarico di non essermi tarato sulla nuova realtà. Avrei dovuto avere una partecipazione più fattiva, non mi sono reso contro che non c'era più Cellino, con le sue dinamiche, ma Giulini. Che chiedeva altro».
Al Genoa, con acquisti di pregio per la riscossa.
«Sì, da Davide Nicola in panca su intuizione del presidente: un tecnico non è mai bravo in assoluto ma deve essere quello giusto nel posto giusto. Con Iago Falque, Behrami, Perin, Masiello, Destro, l'ex Cagliari Eriksson e il capitano del Lille, Souamaoro, ce la faremo».
Quanto vi preoccupa il Cagliari sesto in classifica?
«Forse è il più bello degli ultimi anni, costruito per il centenario. Massimo rispetto e grande attenzione».
Marroccu, i più forti finora incrociati?
«Barella e Tonali. Predestinati».
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