L’Atletico Uri ci crede Dopo due delusioni ora sogna la vittoria
È la terza volta che la squadra di mister Paba arriva in fondo In poco tempo la società ha realizzato un miracolo calcistico
2 MINUTI DI LETTURA
URI. L’attesa di una finale di Coppa Italia i tifosi dell’Atletico Uri l’hanno vissuta altre due volte. Quella di sabato contro il Carbonia sarà la terza, ma questa volta è differente. Dentro ogni tifoso, dentro ogni atleta, dentro ogni dirigente c’è una “rabbia” sopita, perché nelle prime due occasioni il trofeo è passato nelle mani di altre squadre. Non sarà la sfida della vendetta o della rivalsa ma il riscatto di due delusioni che non sono state facili da mandare giù, ancora oggi. Il terzo tentativo non può andare a vuoto.
Tutti ci credono, e quel trofeo tutti lo vogliono portare a casa. La squadra arriva a questo importante appuntamento con l’umore giusto, con la voglia di chi ha ancora tanto da raccontare, di chi ha trovato gli equilibri giusti sotto ogni aspetto: tecnici, atletici, ma soprattutto nell’umore e nell’autostima.
Dopo sette vittorie consecutive è arrivata la sconfitta ma i 21 punti in classifica (con 28 gol realizzati e solo 3 incassati) sono un bel biglietto da visita in vista di una finale così importante come la Coppa Italia. E lo stop di domenica contro il Monastir non ha intaccato lo spirito e l’umore della corazzata giallorossa, una sconfitta ci può stare l’importante è accettarla senza grossi drammi. E su questo aspetto la società del presidente Giampiero Pilo e mister Massimiliano Paba sono dei veri maestri: su la testa, ottimismo, guardare avanti per fissare l’obiettivo.
Per l’Atletico Uri, quindi, questa è la terza finale della Coppa Italia d’Eccellenza, sì dell’Eccellenza. Per una squadra di provincia, per un paese di tremila abitanti si tratta di qualcosa di straordinario quasi magico, perché quello che ha costruito la società in poco tempo è da considerare un vero miracolo calcistico.
Dall’anonimato della Seconda categoria si è passati ad essere tra i grandi protagonisti del massimo campionato regionale. Un sogno che continua. Chi mai avrebbe immaginato che l’Atletico un giorno avrebbe affrontato una squadra del calibro del Carbonia, una società blasonata dal grande passato che ha vissuto i fasti della serie C? Nessuno, o forse qualche sognatore. Ora non si tratta di sogni, è tutto vero, bisogna guardare a quel trofeo con gli occhi di chi vuole raggiungere traguardi importanti, regalare a un pubblico e a una comunità qualcosa di magico.
Franco Cuccuru
Tutti ci credono, e quel trofeo tutti lo vogliono portare a casa. La squadra arriva a questo importante appuntamento con l’umore giusto, con la voglia di chi ha ancora tanto da raccontare, di chi ha trovato gli equilibri giusti sotto ogni aspetto: tecnici, atletici, ma soprattutto nell’umore e nell’autostima.
Dopo sette vittorie consecutive è arrivata la sconfitta ma i 21 punti in classifica (con 28 gol realizzati e solo 3 incassati) sono un bel biglietto da visita in vista di una finale così importante come la Coppa Italia. E lo stop di domenica contro il Monastir non ha intaccato lo spirito e l’umore della corazzata giallorossa, una sconfitta ci può stare l’importante è accettarla senza grossi drammi. E su questo aspetto la società del presidente Giampiero Pilo e mister Massimiliano Paba sono dei veri maestri: su la testa, ottimismo, guardare avanti per fissare l’obiettivo.
Per l’Atletico Uri, quindi, questa è la terza finale della Coppa Italia d’Eccellenza, sì dell’Eccellenza. Per una squadra di provincia, per un paese di tremila abitanti si tratta di qualcosa di straordinario quasi magico, perché quello che ha costruito la società in poco tempo è da considerare un vero miracolo calcistico.
Dall’anonimato della Seconda categoria si è passati ad essere tra i grandi protagonisti del massimo campionato regionale. Un sogno che continua. Chi mai avrebbe immaginato che l’Atletico un giorno avrebbe affrontato una squadra del calibro del Carbonia, una società blasonata dal grande passato che ha vissuto i fasti della serie C? Nessuno, o forse qualche sognatore. Ora non si tratta di sogni, è tutto vero, bisogna guardare a quel trofeo con gli occhi di chi vuole raggiungere traguardi importanti, regalare a un pubblico e a una comunità qualcosa di magico.
Franco Cuccuru
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
