Giandonato carica l’Olbia: «Per salvarsi serve grinta»
di Paolo Ardovino
Con le tre vittorie di fila i galluresi hanno lasciato l’ultimo posto in classifica «Ma per riuscire a evitare la retrocessione dobbiamo fare punti in trasferta»
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OLBIA. Inevitabilmente, nel gioco delle associazioni Manuel Giandonato richiama subito il nome della Juventus. Con i bianconeri, infatti, il giocatore attualmente all’Olbia ha militato nelle giovanili e ha esordito tra i grandi, dalla Juventus si è allontanato poco più che adolescente.
Oggi ha 28 anni, è reputato un giocatore d’esperienza, e di esperienze in giro per l’Italia ne ha fatte tante, superando la doppia cifra in fatto di maglie indossate. Anche se da un paio di mesi ha trovato il suo piccolo grande angolo di felicità nella costa nord-ovest della Sardegna, a Olbia.
Giandonato nasce calcisticamente nel suo Abruzzo, e dal Pescara passa alla Juventus dove nel 2010 trionfa al torneo di Viareggio. È una squadra, quella bianconera, che propone alcuni giovani interessanti, tra questi lo stesso Giandonato, in mezzo a Giovinco, Immobile – miglior marcatore del torneo – e Iago Falque. Nella finale, vinta, 4-2, c’erano di fronte i talenti dell’Empoli, Dumitru il più promettente, Saponara e Tonelli quelli che hanno resistito. Con i bianconeri, poi, esordirà in prima squadra in campionato e in Europa League, salvo poi, l’anno dopo, volare in direzione Lecce.
Quello di Lecce è il primo di una lunga serie di prestiti, tre anni dopo arriva la rescissione del contratto, ma anche con il Parma e con le altre squadre che abbraccia non riuscirà a scoppiare un amore duraturo.
Si arriva a questa stagione, vissuta fino a gennaio indossando la maglia del Piacenza. Ma con poche presenze all’attivo, però. Ma ecco che c'è la chiamata dell’Olbia, anzi le chiamate come dirà lo stesso Giandonato, sia da parte di Oscar Brevi che di Tomaso Tatti e di Alessandro Marino. Lui, nomade del calcio, d’altronde condivide con il presidente dell’Olbia l’accento abruzzese.
Con la maglia bianca debutta subito, il 12 gennaio con la Giana Erminio, pochi giorni dopo il suo approdo. Da allora, non è uscito dal campo nemmeno per un minuto. Di più, sembra quasi un lusso per l'Olbia, che non ha fatto nemmeno in tempo a leccarsi le ferite per l’addio illustre di Muroni che con Giandonato ha visto alzarsi notevolmente l’asticella in mezzo al campo.
Personalità, tempi giusti, presenza fondamentale in fase di difesa. Rappresenta ad oggi uno dei maggiori protagonisti della cavalcata olbiese. E chissà che il prestito dal Piacenza – molti tifosi ci metterebbero la firma su – non possa diventare un cambio permanente di divisa. Ma occorre pensare passo dopo passo: ora, all’improvviso, una sosta forzata.
L’emergenza per la diffusione del coronavirus vi ha costretto a saltare due turni di campionato, contro Pro Patria e Gozzano…
«È stato particolare allenarsi senza però poi scendere in campo. Un po’ di preoccupazione l’abbiamo tutti, a prescindere da mondo calcio, ma si è visto che è possibile guarire e che si può prevenire, perciò si stanno prendendo misure cautelari, e noi accettiamo le decisioni».
Finalmente è arrivata la svolta che serviva nel campionato dell’Olbia, qual è stata la chiave?
«Stanno arrivando i risultati ma siamo ben lontani dall’obbiettivo, bisogna essere chiari sotto questo punto di vista. Le tre vittorie sono frutto del lavoro quotidiano, ma mi vengono in mente anche partite precedenti dove abbiamo raccolto meno di quanto meritassimo. Più di ogni altra cosa, io penso che è dalla cattiveria agonistica che non si può prescindere, è il fattore principale specie in questa categoria e in questa posizione di classifica. Nelle ultime tre gare abbiamo fatto giusto un gol in più dell’avversario, però abbiamo difeso bene e con determinazione, e ciò fa la differenza. Ora mi auguro che l’Olbia dia filo da torcere anche in trasferta, non si costruisce una salvezza solo in casa».
Dal tuo arrivo, hai giocato tutte le otto partite sin qui disputate. Tra gli acquisti di gennaio sei senza dubbio il più determinante all’interno dell’inversione di rotta della squadra. Ti aspettavi di diventare subito fondamentale per l’Olbia?
«Mi sono inserito abbastanza bene, ho trovato grande affiatamento. Non sta a me dire se sono davvero fondamentale o meno, chiaro, ma di sicuro sto facendo del mio massimo e sono contento di come stia andando. Sono sincero, a gennaio mi hanno chiamato mister, responsabile dell’area tecnica e presidente e tutti e tre hanno fatto percepire una certa importanza nei miei confronti che mi ha fatto piacere. Le responsabilità mi piacciono, sono contento abbiano pensato a me».
E cosa ha spinto te, invece, ad accettare la proposta mentre l'Olbia era in un periodo buio?
«Sono dell’idea che un calciatore dimostra il suo valore solo quando va effettivamente in campo. A Piacenza non stavo di certo giocando molto, l’ho presa come una sfida personale».
È ancora presto, ma il pensiero di rimanere a lungo a Olbia c’è?
«Ora penso alla salvezza, si vedrà. Se dovessero esserci i presupposti perché no? A Olbia si sta benissimo».
Torniamo al campo, da qui alla fine quale credi sarà l’avversario più ostico?
«Questo girone non lo conoscevo benissimo, ma guardo alle squadre affrontate dal mio arrivo: abbiamo incontrato sia le più forti che quelle in difficoltà, anzi con le prime ce la siamo giocata anche più a viso aperto. Sono dell'avviso che l’Olbia non debba avere paura di nessuno. E poi, parliamo di una rosa che ha Pisano, Cocco, Ogunseye, Gozzi, e anche ragazzi giovani e molto talentuosi, non abbiamo niente da invidiare agli altri».
Olbia 2-1 Carrarese, Como 0-1 Olbia, Olbia 1-0 Pistoiese: quale la vittoria più bella?
«L’ultima sicuramente. Un’affermazione sofferta e molto voluta, quando vinci soffrendo e con un uomo in meno arriva una soddisfazione ancora più grande, meglio così che con un 3-0 netto».
Oggi ha 28 anni, è reputato un giocatore d’esperienza, e di esperienze in giro per l’Italia ne ha fatte tante, superando la doppia cifra in fatto di maglie indossate. Anche se da un paio di mesi ha trovato il suo piccolo grande angolo di felicità nella costa nord-ovest della Sardegna, a Olbia.
Giandonato nasce calcisticamente nel suo Abruzzo, e dal Pescara passa alla Juventus dove nel 2010 trionfa al torneo di Viareggio. È una squadra, quella bianconera, che propone alcuni giovani interessanti, tra questi lo stesso Giandonato, in mezzo a Giovinco, Immobile – miglior marcatore del torneo – e Iago Falque. Nella finale, vinta, 4-2, c’erano di fronte i talenti dell’Empoli, Dumitru il più promettente, Saponara e Tonelli quelli che hanno resistito. Con i bianconeri, poi, esordirà in prima squadra in campionato e in Europa League, salvo poi, l’anno dopo, volare in direzione Lecce.
Quello di Lecce è il primo di una lunga serie di prestiti, tre anni dopo arriva la rescissione del contratto, ma anche con il Parma e con le altre squadre che abbraccia non riuscirà a scoppiare un amore duraturo.
Si arriva a questa stagione, vissuta fino a gennaio indossando la maglia del Piacenza. Ma con poche presenze all’attivo, però. Ma ecco che c'è la chiamata dell’Olbia, anzi le chiamate come dirà lo stesso Giandonato, sia da parte di Oscar Brevi che di Tomaso Tatti e di Alessandro Marino. Lui, nomade del calcio, d’altronde condivide con il presidente dell’Olbia l’accento abruzzese.
Con la maglia bianca debutta subito, il 12 gennaio con la Giana Erminio, pochi giorni dopo il suo approdo. Da allora, non è uscito dal campo nemmeno per un minuto. Di più, sembra quasi un lusso per l'Olbia, che non ha fatto nemmeno in tempo a leccarsi le ferite per l’addio illustre di Muroni che con Giandonato ha visto alzarsi notevolmente l’asticella in mezzo al campo.
Personalità, tempi giusti, presenza fondamentale in fase di difesa. Rappresenta ad oggi uno dei maggiori protagonisti della cavalcata olbiese. E chissà che il prestito dal Piacenza – molti tifosi ci metterebbero la firma su – non possa diventare un cambio permanente di divisa. Ma occorre pensare passo dopo passo: ora, all’improvviso, una sosta forzata.
L’emergenza per la diffusione del coronavirus vi ha costretto a saltare due turni di campionato, contro Pro Patria e Gozzano…
«È stato particolare allenarsi senza però poi scendere in campo. Un po’ di preoccupazione l’abbiamo tutti, a prescindere da mondo calcio, ma si è visto che è possibile guarire e che si può prevenire, perciò si stanno prendendo misure cautelari, e noi accettiamo le decisioni».
Finalmente è arrivata la svolta che serviva nel campionato dell’Olbia, qual è stata la chiave?
«Stanno arrivando i risultati ma siamo ben lontani dall’obbiettivo, bisogna essere chiari sotto questo punto di vista. Le tre vittorie sono frutto del lavoro quotidiano, ma mi vengono in mente anche partite precedenti dove abbiamo raccolto meno di quanto meritassimo. Più di ogni altra cosa, io penso che è dalla cattiveria agonistica che non si può prescindere, è il fattore principale specie in questa categoria e in questa posizione di classifica. Nelle ultime tre gare abbiamo fatto giusto un gol in più dell’avversario, però abbiamo difeso bene e con determinazione, e ciò fa la differenza. Ora mi auguro che l’Olbia dia filo da torcere anche in trasferta, non si costruisce una salvezza solo in casa».
Dal tuo arrivo, hai giocato tutte le otto partite sin qui disputate. Tra gli acquisti di gennaio sei senza dubbio il più determinante all’interno dell’inversione di rotta della squadra. Ti aspettavi di diventare subito fondamentale per l’Olbia?
«Mi sono inserito abbastanza bene, ho trovato grande affiatamento. Non sta a me dire se sono davvero fondamentale o meno, chiaro, ma di sicuro sto facendo del mio massimo e sono contento di come stia andando. Sono sincero, a gennaio mi hanno chiamato mister, responsabile dell’area tecnica e presidente e tutti e tre hanno fatto percepire una certa importanza nei miei confronti che mi ha fatto piacere. Le responsabilità mi piacciono, sono contento abbiano pensato a me».
E cosa ha spinto te, invece, ad accettare la proposta mentre l'Olbia era in un periodo buio?
«Sono dell’idea che un calciatore dimostra il suo valore solo quando va effettivamente in campo. A Piacenza non stavo di certo giocando molto, l’ho presa come una sfida personale».
È ancora presto, ma il pensiero di rimanere a lungo a Olbia c’è?
«Ora penso alla salvezza, si vedrà. Se dovessero esserci i presupposti perché no? A Olbia si sta benissimo».
Torniamo al campo, da qui alla fine quale credi sarà l’avversario più ostico?
«Questo girone non lo conoscevo benissimo, ma guardo alle squadre affrontate dal mio arrivo: abbiamo incontrato sia le più forti che quelle in difficoltà, anzi con le prime ce la siamo giocata anche più a viso aperto. Sono dell'avviso che l’Olbia non debba avere paura di nessuno. E poi, parliamo di una rosa che ha Pisano, Cocco, Ogunseye, Gozzi, e anche ragazzi giovani e molto talentuosi, non abbiamo niente da invidiare agli altri».
Olbia 2-1 Carrarese, Como 0-1 Olbia, Olbia 1-0 Pistoiese: quale la vittoria più bella?
«L’ultima sicuramente. Un’affermazione sofferta e molto voluta, quando vinci soffrendo e con un uomo in meno arriva una soddisfazione ancora più grande, meglio così che con un 3-0 netto».
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