Stefano Cherchi brilla anche in Italia
di Roberto Sanna
Il fantino sassarese trapiantato a Newmarket si è piazzato terzo a San Rossore nella prestigiosa Ribot Cup
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SASSARI. Il futuro è suo e anche un pezzo di presente. Diciassette vittorie in Inghilterra, poi un salto in Italia a San Rossore per salire sul podio della prestigiosa Ribot Cup, competizione riservata ai giovani rampanti dell’ippica. E Stefano Cherchi, sassarese, 19 anni da compiere tra qualche giorno (è nato l’8 marzo), di ambizione ne ha da vendere. Altrimenti non avrebbe lasciato scuola, famiglia e amici a 16 anni per trasferirsi a Newmarket dal trainer Marco Botti per inseguire il suo sogno di bambino e diventare un fantino professionista.
A San Rossore la rappresentanza sarda era folta, tre ragazzi, tutti “Italians”, fantini con licenza inglese: Gabriele Malune, Marco Ghiani e appunto Stefano Cherchi, piccola rappresentanza del numeroso contingente italiano emigrato in UK. Tradizioni che continuano sull’onda di campioni come Frankie Dettori e Andrea Atzeni, e Stefano Cherchi è stato all’altezza di una competizione che prevedeva tre corse nelle quali il giovanissimo sassarese è salito sempre sul podio: «Una bella esperienza, sicuramente – commenta – forse potevo fare qualcosa di più ma va bene lo stesso, l’importante in questo genere di competizioni è farsi notare. E poi ho rivisto la mia famiglia, che è venuta ad assistere alle corse». Una famiglia che, quando ha capito che Stefano faceva sul serio, lo ha sostenuto nella sua difficile avventura inglese: «Diciassette vittorie sono un bel bottino, non posso lamentarmi – aggiunge –, anche se io sono uno pignolo e penso che avrebbero potuto essere venticinque. Non mi accontento mai, subito dopo le gare guardo e riguardo al video la mia performance alla ricerca degli errori o dei dettagli da migliorare. Ho avuto anche la bella soddisfazione di firmare il mio primo “double”, due vittorie nella stessa giornata e sono cose che contano, la gente comincia a notarti. Soprattutto la seconda è stata una bella vittoria, una gara corsa molto bene, non ho nemmeno usato il frustino ed era una gara “pro”. La prima era una corsa per allievi fantini, quella no e sicuramente dai più bnell’occhio». La qualifica di “apprendista” dovrà comunque portarsela addosso ancora per un po’: «Bisogna arrivare a novantacinque vittorie, io sono a diciassette, la strada da fare è ancora lunga anche se ho cominciato a percorrerla nel giugno del 2017. Di una cosa sono certo: è valsa la pena di fare tutti questi sacrifici, è un mestiere che ho scelto io, ho convinto la mia famiglia a seguirmi in questa scelta. Il “double” mi ha tirato su il morale anche per questo, l’inverno è stato difficile, non vincevo e quando succede così hai tanti pensieri e anche la lontananza da casa pesa di più». Se non altro, il rapporto con l’Inghilterra è migliorato grazie anche alla grande comunità di fantini sardi che popola gli ippodromi: «Ho stretto amicizie e stiamo molto tra sardi, poi divido l’appartamento con Gabriele Malune che è di Oliena e ci aiutiamo tra noi, anzi lui è più esperto e mi dà molti consigli, è importante avere qualcuno con cui confrontarsi. Ma non ditemi che mi sto sentendo a casa perché casa mia è solo la Sardegna».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
A San Rossore la rappresentanza sarda era folta, tre ragazzi, tutti “Italians”, fantini con licenza inglese: Gabriele Malune, Marco Ghiani e appunto Stefano Cherchi, piccola rappresentanza del numeroso contingente italiano emigrato in UK. Tradizioni che continuano sull’onda di campioni come Frankie Dettori e Andrea Atzeni, e Stefano Cherchi è stato all’altezza di una competizione che prevedeva tre corse nelle quali il giovanissimo sassarese è salito sempre sul podio: «Una bella esperienza, sicuramente – commenta – forse potevo fare qualcosa di più ma va bene lo stesso, l’importante in questo genere di competizioni è farsi notare. E poi ho rivisto la mia famiglia, che è venuta ad assistere alle corse». Una famiglia che, quando ha capito che Stefano faceva sul serio, lo ha sostenuto nella sua difficile avventura inglese: «Diciassette vittorie sono un bel bottino, non posso lamentarmi – aggiunge –, anche se io sono uno pignolo e penso che avrebbero potuto essere venticinque. Non mi accontento mai, subito dopo le gare guardo e riguardo al video la mia performance alla ricerca degli errori o dei dettagli da migliorare. Ho avuto anche la bella soddisfazione di firmare il mio primo “double”, due vittorie nella stessa giornata e sono cose che contano, la gente comincia a notarti. Soprattutto la seconda è stata una bella vittoria, una gara corsa molto bene, non ho nemmeno usato il frustino ed era una gara “pro”. La prima era una corsa per allievi fantini, quella no e sicuramente dai più bnell’occhio». La qualifica di “apprendista” dovrà comunque portarsela addosso ancora per un po’: «Bisogna arrivare a novantacinque vittorie, io sono a diciassette, la strada da fare è ancora lunga anche se ho cominciato a percorrerla nel giugno del 2017. Di una cosa sono certo: è valsa la pena di fare tutti questi sacrifici, è un mestiere che ho scelto io, ho convinto la mia famiglia a seguirmi in questa scelta. Il “double” mi ha tirato su il morale anche per questo, l’inverno è stato difficile, non vincevo e quando succede così hai tanti pensieri e anche la lontananza da casa pesa di più». Se non altro, il rapporto con l’Inghilterra è migliorato grazie anche alla grande comunità di fantini sardi che popola gli ippodromi: «Ho stretto amicizie e stiamo molto tra sardi, poi divido l’appartamento con Gabriele Malune che è di Oliena e ci aiutiamo tra noi, anzi lui è più esperto e mi dà molti consigli, è importante avere qualcuno con cui confrontarsi. Ma non ditemi che mi sto sentendo a casa perché casa mia è solo la Sardegna».
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