il mito del cagliari
Da ex portiere a ex portiere Reginato fa il tifo per Zenga
CAGLIARI. Ventidue gol subiti nelle ultime undici partite. Quelle della striscia senza vittorie, con la media di due gol a gara, culminata con l'esonero di Maran e l'arrivo di Zenga. Tre portieri tra...
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CAGLIARI. Ventidue gol subiti nelle ultime undici partite. Quelle della striscia senza vittorie, con la media di due gol a gara, culminata con l'esonero di Maran e l'arrivo di Zenga. Tre portieri tra i pali, in ordine di apparizione Rafael, Olsen e Cragno (e poi di nuovo Olsen).
Bei tempi (ma altri tempi, mezzo secolo fa ) quelli dei pochi gol al passivo e dei record di imbattibilitá. Quelli in cui undici reti si prendevano in un intero campionato, nella stagione dello scudetto. 1969-70, in porta c'era Albertosi. E quelli in cui la porta rimaneva inviolata dall'inizio del torneo per sette partite e 712 minuti. 1966-67, tra i pali c'era Reginato. Ecco, visto che tra portieri ci si intende, Zenga potrebbe chiedere a lui come si fa a non prendere gol per così tante giornate. «Ma era davvero un altro calcio- ricorda il numero uno nato a Carbonera, in Veneto, nel 1937- allora c'era il libero, si marcava a uomo. Ora con la zona gli attaccanti vanno a nozze: c'è sempre qualche varco in cui inserirsi nel corso di una partita». Campione di calcio. E di umiltà. «Il mio record? – commenta ricordando il primo campionato col Cagliari con l'imbattibilitá interrotta all'ottava giornata dallo juventino De Paoli – merito della squadra. Quando si prendono gol non si devono per forza incolpare portiere e difesa. La mia fortuna è stata quella di avere davanti a me sì una bella difesa, ma anche una squadra forte dove era importante anche il lavoro che si faceva in interdizione a centrocampo. Senza di quello anche una difesa con buoni giocatori soffre. E questo è stato il segreto non solo di quella stagione, ma anche di quelle successive, anno dello scudetto incluso».
Due portieri fortissimi in rosa, già dal 1968-69: Reginato e Albertosi. Un po' quello che sta succedendo al Cagliari con Cragno e Olsen: «In realtà quando arrivò Albertosi io ce la misi tutta per avere il posto in squadra. Ma niente, lo riconobbi subito: Albertosi aveva qualcosa in più. Io mi allenavo al massimo, ma anche lui faceva altrettanto. Non è un caso che quelli furono gli anni migliori anche per lui». La rivalità? Nessuna. «Eravamo amici, ci allenavamo insieme. Ma per i portieri, nel calcio, va così: con Albertosi stetti io in panchina, ma qualche anno prima giocai io quando c'erano Mattrel e Pianta». E Olsen e Cragno? A Zenga («grandissimo portiere») l'ardua sentenza. «Non vorrei essere nei suoi panni per scegliere chi mandare in porta, Olsen a Cagliari ha fatto vedere di essere un grande portiere: è stato un grande protagonista nella lunga serie di risultati utili consecutivi. Cragno, fortissimo anche lui: ha portato il Benevento in A, ha fatto bene col Cagliari e si è guadagnato l'ingresso nel giro della Nazionale. Io sono fra quelli che sostengono che sia sempre meglio avere due portieri forti perché, chiunque ci sia, in porta sei ben coperto. Certo, poi scegliere è complicato».
Stefano Ambu
Bei tempi (ma altri tempi, mezzo secolo fa ) quelli dei pochi gol al passivo e dei record di imbattibilitá. Quelli in cui undici reti si prendevano in un intero campionato, nella stagione dello scudetto. 1969-70, in porta c'era Albertosi. E quelli in cui la porta rimaneva inviolata dall'inizio del torneo per sette partite e 712 minuti. 1966-67, tra i pali c'era Reginato. Ecco, visto che tra portieri ci si intende, Zenga potrebbe chiedere a lui come si fa a non prendere gol per così tante giornate. «Ma era davvero un altro calcio- ricorda il numero uno nato a Carbonera, in Veneto, nel 1937- allora c'era il libero, si marcava a uomo. Ora con la zona gli attaccanti vanno a nozze: c'è sempre qualche varco in cui inserirsi nel corso di una partita». Campione di calcio. E di umiltà. «Il mio record? – commenta ricordando il primo campionato col Cagliari con l'imbattibilitá interrotta all'ottava giornata dallo juventino De Paoli – merito della squadra. Quando si prendono gol non si devono per forza incolpare portiere e difesa. La mia fortuna è stata quella di avere davanti a me sì una bella difesa, ma anche una squadra forte dove era importante anche il lavoro che si faceva in interdizione a centrocampo. Senza di quello anche una difesa con buoni giocatori soffre. E questo è stato il segreto non solo di quella stagione, ma anche di quelle successive, anno dello scudetto incluso».
Due portieri fortissimi in rosa, già dal 1968-69: Reginato e Albertosi. Un po' quello che sta succedendo al Cagliari con Cragno e Olsen: «In realtà quando arrivò Albertosi io ce la misi tutta per avere il posto in squadra. Ma niente, lo riconobbi subito: Albertosi aveva qualcosa in più. Io mi allenavo al massimo, ma anche lui faceva altrettanto. Non è un caso che quelli furono gli anni migliori anche per lui». La rivalità? Nessuna. «Eravamo amici, ci allenavamo insieme. Ma per i portieri, nel calcio, va così: con Albertosi stetti io in panchina, ma qualche anno prima giocai io quando c'erano Mattrel e Pianta». E Olsen e Cragno? A Zenga («grandissimo portiere») l'ardua sentenza. «Non vorrei essere nei suoi panni per scegliere chi mandare in porta, Olsen a Cagliari ha fatto vedere di essere un grande portiere: è stato un grande protagonista nella lunga serie di risultati utili consecutivi. Cragno, fortissimo anche lui: ha portato il Benevento in A, ha fatto bene col Cagliari e si è guadagnato l'ingresso nel giro della Nazionale. Io sono fra quelli che sostengono che sia sempre meglio avere due portieri forti perché, chiunque ci sia, in porta sei ben coperto. Certo, poi scegliere è complicato».
Stefano Ambu
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