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I magnifici cinque tricolori non cedono neanche un set

di Stefano Ambu
I magnifici cinque tricolori non cedono neanche un set

Prestazione perfetta ma purtroppo senza pubblico: 3100 gli spettatori delusi Per la nona volta la nostra nazionale maggiore maschile si è esibita in Sardegna 

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CAGLIARI. Chissà se Cagliari porterà fortuna anche a lunga distanza: al di là di come andranno le cose alle Finals di novembre il passaporto di accesso a Madrid porterà comunque il timbro della Sardegna. Ecco un po’ di numeri legati alla sfida dello scorso fine settimana sui campi in terra rossa di Monte Urpinu.

Nove. Sono le volte in cui la Coppa Davis maschile è passata per l’isola. E nove sono i successi collezionati dagli azzurri. Sei volte a Cagliari. Prima del trionfo sui malcapitati coreani vanno segnalati in ordine di tempo il 5-0 all’Ungheria con Nicola Pietrangeli e l’italo-australiano Martin Mulligan nel 1968, il 3-1 al Cile con Claudio Panatta, Francesco Cancellotti e Gianni Ocleppo nel 1985, il mitico indimenticabile 3-2 alla grande Svezia di Wilander con Paolo Canè, Omar Camporese, Diego Nargiso e Caudio Pistolesi, nel 1990 e, ancora, il 3-2 alla Georgia con Alessio Di Mauro, Andreas Seppi, Massimo Bertolini e Giorgio Galimberti nel 2004 e, infine il 4-1 alla Slovacchia con Fabio Fognini nel 2009. Ma la buona sorte ha accompagnato gli azzurri anche nelle sfide di Sassari nel 1999 (3-2 contro la Finlandia), Alghero nel 2007 (4-1 sul Lussemburgo) e Arzachena nel 2011 (successo sulla Slovenia per 5-0).

Quarantaquattro. Gli anni trascorsi dalla prima e ultima vittoria in Coppa Davis: in campo in Cile nel 1976 c’era anche l’attuale capitano non giocatore Corrado Barazzutti. Mentre allora il “coach” era Nicola Pietrangeli, presente anche lui a Cagliari per la sfida contro la Corea.

Cinque. I giocatori che Barazzutti si potrà portare dietro per la missione a Madrid. E otto invece sono i giocatori italiani nella top cento della classifica Atp, che mette in fila i migliori giocatori al mondo. «Vorrei averli tutti con me- ha detto Barazzutti riferendosi ai giocatori impiegati nella sfida con la Corea- ma dovrò fare delle scelte». 3100. Gi spettatori che non hanno potuto assistere alla sfida tra Italia e Corea del Sud per l’emergenza coronavirus. Porte aperte saltate solo per una questione di ore: il decreto sulla chiusura al pubblico di tutte le manifestazioni sportive è arrivato proprio la notte prima del sorteggio. Proprio la cerimonia della composizione del tabellone ha inaugurato l’applicazione delle nuove disposizioni: sedie in sala sistemate a oltre un metro di distanza l’una dall’altra. Disposizioni rigidissime anche per stampa e staff delle nazionali in tribuna: due poltroncine vuote tra un posto e l’altro. E separazione anche tra le file: una occupata e l’altra libera. In campo è stata la sfida del pugno di saluto che ha sostituito la stretta di mano.

Zero. I set lasciati alla Corea del Sud nella sfida del Campo centrale di Monte Urpinu a Cagliari. Quattro a zero il punteggio finale. Considerando la differenza di ranking tra padroni di casa e ospiti qualcuno alla vigilia aveva detto sottovoce che anche perdere una sola partita sarebbe stato un insuccesso. Fognini e compagni hanno risposto non lasciando nemmeno un set agli avversari nelle quattro partite disputate. I coreani hanno avuto modo di aggiudicarsi solo sedici games contro i 49 degli azzurri.

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