Il calcio è a un bivio: muro contro muro tra ministro e Lega A
Coronavirus, per Spadafora giocare è da irresponsabili Riposta al veleno di Dal Pino: «Eviti di fare demagogia»
3 MINUTI DI LETTURA
ROMA. Una buona dose di incertezza, mescolata ad incomprensioni e trattative non sempre limpide. È il cocktail che sta facendo girare la testa al mondo sportivo, ed al calcio in particolare, per la ricaduta del decreto che ha sigillato le zone rosse del nord Italia, infestate dal coronavirus. L'avvio del primo recupero, Parma-Spal, è stato sofferto ed inedito. Alle 12:30, orario d'inizio previsto, invece di scendere in campo le squadre sono rientrate negli spogliatoio. Rieccole alle 13:15 e mezzora dopo la partita è finalmente iniziata. Cosa era successo? Lo ha spiegato più tardi la Lega con una nota: «A pochi minuti dal fischio d'inizio» era arrivata la richiesta dell'Assocalciatori di sospendere il campionato, paventando lo sciopero. Una posizione «che ha messo a serio rischio la tenuta del sistema, minacciando anche il pagamento degli stipendi».
La giornata si poi è “normalizzata”, per quanto possibile nel silenzio degli stadi deserti. Il racconto di una domenica caotica deve partire da sabato sera, quando il ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, aveva rilanciato sul tema delle partite in chiaro, ricevendo però da Sky e Lega di A un altro «non si può, le norme non lo permettono». Nel cuore della notte, dalla sala stampa di palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte aveva poi così esposto in che misura lo sport è investito dal provvedimento del Governo: «Saranno consentiti eventi sportivi di atleti professionisti o a porte chiuse o all'aperto senza presenza di pubblico». Quando era ormai sorto il sole sulla giornata degli attesi recuperi, tra tutti Juventus-Inter, è tornato alla carica il presidente dell'Assocalciatori, Tommasi, ribadendo in un tweet la sua posizione: «Fermare il calcio è l'atto più utile al Paese in questo momento».
L'atteggiamento barricadero (è girata anche una bozza del proclama) non avrebbe però trovato consensi unanimi, specie nelle categorie inferiori. Non così il ministro Spadafora che, a stretto giro, lo ha appoggiato: «Non ha senso mettere a rischio la salute di giocatori, arbitri, tecnici e dei tifosi solo per non sospendere il calcio e intaccare gli interessi che ruotano attorno ad esso». E poi la stilettata: «Del resto, ancora prima che la situazione diventasse così drammatica, la Lega di Serie A e Sky si erano già rifiutate di concedere a migliaia di italiani di vedere in chiaro le partite».
Più tardi Spadafora ha aggiunto: «Oggi si è giocato per un gesto irresponsabile della Lega di serie A e del suo presidente Dal Pino». «Il ministro ignora le norme e rifiuta la responsabilità del suo ruolo - la risposta di Dal Pino - Invece di fare demagogia sia coerente con le proprie azioni di governo e se necessario emani un Decreto assumendosi responsabilità che sta scaricando su altri». Lo scontro è ben lontano dalla parole fine.
La giornata si poi è “normalizzata”, per quanto possibile nel silenzio degli stadi deserti. Il racconto di una domenica caotica deve partire da sabato sera, quando il ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, aveva rilanciato sul tema delle partite in chiaro, ricevendo però da Sky e Lega di A un altro «non si può, le norme non lo permettono». Nel cuore della notte, dalla sala stampa di palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte aveva poi così esposto in che misura lo sport è investito dal provvedimento del Governo: «Saranno consentiti eventi sportivi di atleti professionisti o a porte chiuse o all'aperto senza presenza di pubblico». Quando era ormai sorto il sole sulla giornata degli attesi recuperi, tra tutti Juventus-Inter, è tornato alla carica il presidente dell'Assocalciatori, Tommasi, ribadendo in un tweet la sua posizione: «Fermare il calcio è l'atto più utile al Paese in questo momento».
L'atteggiamento barricadero (è girata anche una bozza del proclama) non avrebbe però trovato consensi unanimi, specie nelle categorie inferiori. Non così il ministro Spadafora che, a stretto giro, lo ha appoggiato: «Non ha senso mettere a rischio la salute di giocatori, arbitri, tecnici e dei tifosi solo per non sospendere il calcio e intaccare gli interessi che ruotano attorno ad esso». E poi la stilettata: «Del resto, ancora prima che la situazione diventasse così drammatica, la Lega di Serie A e Sky si erano già rifiutate di concedere a migliaia di italiani di vedere in chiaro le partite».
Più tardi Spadafora ha aggiunto: «Oggi si è giocato per un gesto irresponsabile della Lega di serie A e del suo presidente Dal Pino». «Il ministro ignora le norme e rifiuta la responsabilità del suo ruolo - la risposta di Dal Pino - Invece di fare demagogia sia coerente con le proprie azioni di governo e se necessario emani un Decreto assumendosi responsabilità che sta scaricando su altri». Lo scontro è ben lontano dalla parole fine.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
