LACRIME E SANGUE, ORA UN PIANO
DI ANDREA SINI
Un campionato in freezer, un intero movimento sportivo che attende di conoscere il proprio futuro. La serie A di basket rinvia due giornate di campionato, che vanno ad aggiungersi al turno saltato il...
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Un campionato in freezer, un intero movimento sportivo che attende di conoscere il proprio futuro. La serie A di basket rinvia due giornate di campionato, che vanno ad aggiungersi al turno saltato il primo marzo. Quando verranno recuperate queste partite? Verranno giocate a porte chiuse o con i tifosi? E l’ipotesi di chiudere qui la stagione è davvero così lontana dalla realtà?
La gestione dell’emergenza ha la priorità, ma intanto le società – oltre a queste domande – stanno iniziando a farsi qualche conto in tasca. Se ogni singola gara a porte chiuse crea nelle casse dei club piccole grandi voragini (dai 50 ai 100 mila euro, a seconda della piazza), l’ipotesi di una chiusura totale, che dal punto di vista concettuale, morale e logistico sarebbe tutt’altro che folle, può portare a un vero disastro contabile. A quel punto, senza poter contare sugli incassi degli ultimi 3 mesi della stagione, e con la possibilità che gli stessi sponsor pretendano di rimodulare il proprio contributo, i presidenti potrebbero trovarsi costretti a fare lo stesso con i giocatori: ovvero rinegoziare i compensi per la fetta di stagione non disputata, mentre gli stessi tifosi abbonati potrebbero pretendere indietro la quota di spettacolo non goduta. E allora, per evitare che una sola parte paghi per tutti, per scongiurare il rischio che i costi di questa emergenza gravino solo su uno degli attori (club, giocatore, tifoso), sarebbe bene pensare già ora a un piano di salvataggio, con l’aiuto di Fip e Coni. A partire dalle riunioni in programma proprio oggi.
La gestione dell’emergenza ha la priorità, ma intanto le società – oltre a queste domande – stanno iniziando a farsi qualche conto in tasca. Se ogni singola gara a porte chiuse crea nelle casse dei club piccole grandi voragini (dai 50 ai 100 mila euro, a seconda della piazza), l’ipotesi di una chiusura totale, che dal punto di vista concettuale, morale e logistico sarebbe tutt’altro che folle, può portare a un vero disastro contabile. A quel punto, senza poter contare sugli incassi degli ultimi 3 mesi della stagione, e con la possibilità che gli stessi sponsor pretendano di rimodulare il proprio contributo, i presidenti potrebbero trovarsi costretti a fare lo stesso con i giocatori: ovvero rinegoziare i compensi per la fetta di stagione non disputata, mentre gli stessi tifosi abbonati potrebbero pretendere indietro la quota di spettacolo non goduta. E allora, per evitare che una sola parte paghi per tutti, per scongiurare il rischio che i costi di questa emergenza gravino solo su uno degli attori (club, giocatore, tifoso), sarebbe bene pensare già ora a un piano di salvataggio, con l’aiuto di Fip e Coni. A partire dalle riunioni in programma proprio oggi.
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