Tabelle ed esercizi a casa È una Dinamo “smart”

Il preparatore Boccolini: «Siamo in quarantena, ma nessuno si fermerà»

SASSARI. Sopravvivere all’emergenza, alla noia e all’inattività. Lavorare a casa per mantenere in attività il corpo e la mente, anche in assenza di un obiettivo e di un orizzonte temporale definito. Tutta Italia sta a casa, anche lo sport si ferma e la Dinamo non fa eccezione.

Di necessità virtù. All’indomani della “indimenticabile” trasferta di Burgos, i giocatori, lo staff e i dirigenti sassaresi si sono messi in quarantena domiciliare e a dirigere lo “smart working” biancoblù, grazie alla tecnologia, è il preparatore fisico Matteo Boccolini. «Restare a casa è un obbligo ma anche un dovere a livello civico – dice il professionista marchigiano –, ma naturalmente i giocatori non possono semplicemente stare sul divano a guardare il tempo che scorre. E dunque si lavora: si lavora perché è fondamentale non far perdere la condizione ai ragazzi, ma c’è anche un discorso psicologico. Restare attivi serve anche a entrare nell’ordine di idee che c’è e ci sarà una continuità, e c’è la voglia di andare avanti».

Gambe&testa. Quattro sole partite giocate negli ultimi due mesi, tre negli ultimi dieci giorni, e davanti c’è uno stop che potrebbe durare un paio di settimane oppure essere definitivo, almeno per questa stagione. Ma i muscoli sono il patrimonio degli atleti, e non possono andare in stand-by completo. «Cercheremo di mantenere per quanto possibile una condizione muscolare e di mobilità accettabile – sottolinea Boccolini, a Sassari dal 2011 –, anche tra le mura domestiche si possono fare lavori che possono portare a mantenere una condizione media, per non dovere poi ripartire da zero. Dicevo dell’aspetto mentale: è chiaro che non bisogna farsi prendere dallo sconforto, perché il rischio c’è per tutti: stare a casa alla lunga può essere pesante. E allora l’allenamento diventa un modo per allontanare la noia e ancorarsi al futuro, ti alleni, lavori e sudi perché hai la speranza di andare avanti».

Smart working biancoblù. Tabelle, indicazioni scritte e video dimostrativi mandati attraverso whatsapp, telefonate, incoraggiamenti, feedback e tanto impegno. I giganti biancoblù riescono a sudare anche in quarantena. «Anche in queste condizioni complicate c’è un grande lavoro a livello di equipe. Condividiamo con tutto lo staff tecnico, quello medico, con i fisioterapisti e il posturologo. La proposta è cercare di fare due lavori al giorno, per un totale di impegno che va dalle 2 alle 3 ore. Un primo lavoro, al mattino, è improntato sulla mobilità articolare; e uno, al pomeriggio, è legato a circuiti di condizionamento che servono ad alzare la frequenza cardiaca. Nel primo caso la scheda è più generale, nel secondo è personalizzata per ogni atleta. Ma chiaramente siamo soltanto all’inizio e stiamo lavorando anche per completare il programma. C’è anche un problema legato alle attrezzature: è chiaro che i ragazzi non hanno a casa una palestra, non hanno i pesi e dunque devono arrangiarsi tra elastici ed esercizi a corpo libero. Stiamo cercando il modo di fare arrivare loro qualche attrezzatura».

La forza del gruppo. L’eliminazione dalla Champions League è un brutto colpo per il Banco, ma l’incubo vissuto nelle tre giornate trascorse in Spagna, nel chiuso dell’hotel, ha lasciato un segno tra i giocatori, che ora puntano soprattutto ad affrontare l’emergenza nel migliore dei modi. Ma ora, anche con i “compiti a casa”, non c’è bisogno che arrivi il professore a controllare. «Mi fido ciecamente di loro – dice Boccolini, originario di Porto San Giorgio – , non ho il minimo dubbio sul fatto che si impegneranno come se fossimo tutti insieme in campo: i primi a chiedere di lavorare sono stati loro. Nel fare questo lavoro un po’ acrobatico abbiamo anche un grande vantaggio: tutti i ragazzi hanno un metodo di lavoro ormai assimilato, conoscono bene gli esercizi. A volte la difficoltà del preparatore è far capire l’importanza e il modo in cui effettuare gli esercizi. Non è il nostro caso, alla Dinamo il livello di apprendimento è molto alto». Persino con lo smart working.

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