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«Torneremo e saremo ancora più forti»

di Mario Carta
«Torneremo e saremo ancora più forti»

L’ottimismo di Manunta, “ufficiale medico” biancoblù. «Tutti i giocatori sono consapevoli e si tengono in forma a casa»

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SASSARI. Tutti a casa, uniti. Distanti ma insieme nella Dinamo, alla Dinamo, che in tempo di quarantena tutto fa meno che isolarsi. Perché si può fare squadra anche restando ciascuno a casa sua, e la Dinamo ci riesce in tutti i settori. Specie in quello più delicato del momento, quello della salute.

Andrea Manunta, ortopedico, è uno dei medici sociali biancoblù che si occupano della squadra e dei singoli giocatori. In questo delicato periodo Manunta fa da ufficiale di collegamento. «Si può vivere il basket anche in questo modo – racconta Manunta, un passato da giocatore anche col Sant’Orsola –. I nostri giocatori sono tutti stati rassicurati, sanno che la Dinamo e Sassari sono in grado di far fronte a qualsiasi tipologia di emergenza, compatibilmente con ciò che conosciamo. Ai giocatori è passato questo messaggio, a loro e alla loro famiglie, e mi risulta che sono sereni».

Chi ha bambini (pochi, Bilan e Pierre), chi la fidanzata, quelli che abitano nello stesso palazzo. Nessuno alla Dinamo finora ha pensato di tornare a casa, come accade in altre società. «Sono tutti stati responsabilizzati e sono responsabili al massimo – prosegue Manunta – ; come staff medico godiamo della loro fducia, spieghiamo tutto anche scientificamente, cerchiamo di entrare nei meccanismi in modo da far sì che non si sentano abbandonati, siamo attrezzati anche come strutture e lo sanno». E restano a casa. «Sì – prosegue il dottor Manunta –, il messaggio è stare a casa ma vivi e presenti. Chiediamo loro di non indebolirsi, ciascuno ha il suo programma di esercizi. Vedremo quando finirà, ma penso che se si terranno in forma in 7-10 giorni saranno in grado di riacquistare gli automatismi e ripartire alla grande. Solo, mi piacerebbe lavorare all’aria aperta, in un primo periodo. Mi piacerebbe un palazzetto decapottabile».

Tutti a casa, consapevoli. «Hanno preso coscienza del fatto che restare qui è più sicuro – prosegue –. Noi dello staff svogliamo una duplice azione: dobbiamo restare calmi e insieme trasmettere calma. E i nostri giocatori hanno più pazienza di altri perché la Dinamo è una società forte, mentre altre forse sono più fragili. Le fondamenta contano anche in queste occasioni».

In conclusione, «lo spogliatoio è sempre stato sereno. Anche prima dello stop eravamo consci del fatto che saremmo potuti entrare in guerra da un momento all’altro e ci siamo portati avanti anche come prevenzione. Nessun sintomo, allenamenti regolari –conclude Manunta –, e ora ottimismo. Siamo in guerra, sì, ma pronti a ogni evenienza, per poter tornare più forti di prima».

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