La Nuova Sardegna

Sport

«Il mio sogno olimpico è solo rinviato»

di Enrico Carta
«Il mio sogno olimpico è solo rinviato»

Il canottiere oristanese Stefano Oppo lavora a Sabaudia aspettando la ripresa. «I drammi sono altri, c’è chi sta morendo»

4 MINUTI DI LETTURA





ORISTANO. D’istinto è sembrata un’onda che increspa l’acqua e fa rovesciare la barca. Un istante dopo arriva la ragione e il campo di regata che si allontana torna di nuovo calmo. Lo smarrimento dura un secondo, «poi mi sono guardato attorno e ho pensato che, certo, vedere le Olimpiadi rinviate non è il massimo, ma lo sport, per quanto io lo faccia da professionista, non è la parte più importante della vita. Il momento è drammatico per tante persone. C’è chi muore, chi è in ospedale, chi vede andar via i suoi cari, chi non sa se domani avrà ancora un lavoro e allora capisci subito che il dramma è altrove, non certo in un Olimpiade rinviata di un anno o di qualche mese».

Da Sabaudia, dov’era in raduno e dove rimane dal giorno del primo decreto governativo, l’oristanese Stefano Oppo vede allontanarsi l’orizzonte che lo proiettava in Giappone. Tokyo 2020 è sparita travolta dal coronavirus, ma non scompare dal radar del canottiere azzurro che nel doppio pesi leggeri, in coppia con Pietro Ruta, non nascondeva ambizioni di metallo pregiato.

La storia ha detto altro e anche lo sport si è dovuto adeguare. «Stavo partecipando al raduno della Nazionale, quando due lunedì fa è arrivato il primo stop anche per gli sportivi – dice l’azzurro che gareggia col gruppo sportivo dei Carabinieri –.La decisione era nell’aria ed è stato più che giusto che sia stata presa. L’ipotesi di gareggiare senza pubblico mi pareva assurda, contraria quasi allo spirito olimpico e comunque alla competizione sportiva, ma ancor di più, in un momento come questo, è giusto che anche noi atleti ci fermassimo di fronte al dramma mondiale a cui stiamo assistendo».

La vera dote, per chi si ritrova comunque spiazzato rispetto a ciò che aveva programmato, è saper reagire e trasformare in opportunità ciò che sembra essere un intralcio. «Certo che dispiace dopo quattro anni in cui l’obiettivo è sempre stato lo stesso e si chiama Olimpiade – dice Stefano Oppo –. Dispiace ancor più perché i test che abbiamo con l’energometro hanno dimostrato che sia io che Pietro eravamo in una condizione fisica straordinaria, però non ci fermiamo mica qui. Lo slittamento significa solo che abbiamo ancora più tempo per prepararci meglio. Adesso abbiamo la possibilità di analizzare il lavoro fatto sin qui e decidere come procedere per il futuro».

In realtà la federazione internazionale non ha rinviato né i campionati europei di giugno né i mondiali programmati per agosto, ma appare scontato che non ci saranno o che, se ci saranno, i programmi di tutti gli equipaggi saranno un po’ sballati. «Cambia la prospettiva, ma il lavoro in palestra resta sempre uguale – prosegue l’azzurro –. Abbiamo due sedute di due ore ciascuna, una la mattina e una il pomeriggio. Le palestre sono sotto le stanze del centro che ospita noi atleti a Sabaudia e quindi abbiamo la straordinaria possibilità di continuare ad allenarci. È davvero tanto se penso ad alcuni allenatori che vivono e lavorano nelle zone più colpite dall’emergenza sanitaria. Si ritrovano a piangere amici e persone care o a sperare che chi si è ammalato riesca a guarire. Noi siamo fortunati, c’è un bel prato di fronte ai nostri alloggi, potremmo addirittura allenarci in acqua in condizioni di sicurezza, ma non lo facciamo perché sarebbe davvero una mancanza di rispetto, anche se in fondo è il nostro lavoro. Siamo i primi a dover dare l’esempio».

Tanto il tempo passa, tra il riposo necessario per riprendersi dall’allenamento e gli orari scanditi dai ritmi di sempre, come se la prossima gara fosse davvero tra poche settimane. «Nel frattempo ho con me qualche lettura, l’ultima è la biografia di Lewis Hamilton, poi film e serie tv. Davvero tanto visto quello che ora vediamo attorno a noi – conclude –. È una fortuna essere qui a fare ciò che ci piace ed è per questo che è doveroso ringraziare chi sta affrontando la crisi in prima persona come il governo, i medici o i miei colleghi carabinieri e le altre forze dell’ordine». Tokyo non è più dietro l’angolo, ma arriverà quando lo spirito sarà diverso da quello di giorni come questi. Sarà quello dei sogni di gloria e di medaglie che ogni atleta vorrebbe vedere al collo.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative