Il Cagliari sceglie la cassa integrazione
di Roberto Muretto
Il provvedimento, concordato, riguarda i dipendenti della società. Il presidente Giulini: «Li ringrazio, ne usciremo»
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CAGLIARI. Il coronavirus sta mettendo in ginocchio l'economia. Le società di calcio non sono isole felici e gli effetti della crisi si avvertono anche nel dorato mondo del pallone. Da ieri i dipendenti del Cagliari sono in cassa integrazione. Alcuni in modo parziale, per tutti gli altri è scattato un provvedimento, concordato con i lavoratori, che il presidente Giulini mai avrebbe voluto sottoscrivere. Il bilancio piange, i mancati introiti (biglietti, store, pubblicità, marketing...) cominciano ad appesantire la situazione finanziaria del club che è corso ai ripari. Finora le perdite sono state stimate in circa quattro milioni di euro e in buona parte verranno coperte dalla rinuncia a una mensilità da parte di tutti i tesserati e dalla cig che andrà avanti fino a quando non si tornerà alla normalità.
Il patron. «I dipendenti posso solo ringraziarli, sono stati loro a chiederci come potevano aiutare il club». Il presidente del Cagliari ha usato parole al miele per tutti i suoi collaboratori. Un plotone di lavoratori attaccanti alla "maglia", da anni alle dipendenze dei Quattro Mori, che tutti i mesi hanno puntualmente ricevuto lo stipendio e ora dovranno tirare la cinghia. La cig copre il 70-80 per cento del salario e l'auspicio è quello che duri il meno possibile. Il Cagliari ha chiuso in rosso l'ultimo esercizio. La prima volta da quando Giulini ha rilevato la società. Quest'anno, probabilmente, si sarebbe tornati in attivo (le premesse c’erano tutte)nonostante gli investimenti fatti sul mercato, possibili solo dopo la cessione all'Inter di Nicolò Barella per 50 milioni di euro.
Diritti tv. Per questo campionato la società rossoblù avrebbe dovuto incassare complessivamente 39,2 milioni. Cifra importante della quale nessun club, dal più grande al più piccolo, può permettersi di fare a meno se vuole far quadrare i conti. «Se il campionato non riparte -la considerazione di Giulini - si creerebbe una voragine e sarebbe un disastro». Ecco perchè i Quattro Mori sono schierati con quelli che vorrebbero concludere la stagione, evitando che i verdetti vengano decidi a tavolino. O ancora peggio, non vengano decisi affatto. «Ci sarebbero un fiume di ricorsi - ha detto il presidente - e tante polemiche».
Attesa. Tutto dipende dalla pandemia. I primi segnali positivi stanno arrivando, anche se l'emergenza è tutt'altro che finita. Nella più rosea delle ipotesi il campionato potrebbe riprendere a fine maggio primi di giugno, con rigidi protocolli e a porte chiuse. Con la possibilità di cambio delle sedi nelle zone più colpite dal virus. Al momento non ci sono certezze e nessuno può avere le idee chiare su quello che succederà. Venerdì Lega e Aic si rivedranno (sempre in videoconferenza) per trovare un accordo sugli stipendi e sarà battaglia. Le società vogliono congelare gli ultimi quattro mesi, l'Assocalciatori solo un mese. Una soluzione va trovata per evitare che il pallone si sgonfi e poi faccia fatica a tornare a rimbalzare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il patron. «I dipendenti posso solo ringraziarli, sono stati loro a chiederci come potevano aiutare il club». Il presidente del Cagliari ha usato parole al miele per tutti i suoi collaboratori. Un plotone di lavoratori attaccanti alla "maglia", da anni alle dipendenze dei Quattro Mori, che tutti i mesi hanno puntualmente ricevuto lo stipendio e ora dovranno tirare la cinghia. La cig copre il 70-80 per cento del salario e l'auspicio è quello che duri il meno possibile. Il Cagliari ha chiuso in rosso l'ultimo esercizio. La prima volta da quando Giulini ha rilevato la società. Quest'anno, probabilmente, si sarebbe tornati in attivo (le premesse c’erano tutte)nonostante gli investimenti fatti sul mercato, possibili solo dopo la cessione all'Inter di Nicolò Barella per 50 milioni di euro.
Diritti tv. Per questo campionato la società rossoblù avrebbe dovuto incassare complessivamente 39,2 milioni. Cifra importante della quale nessun club, dal più grande al più piccolo, può permettersi di fare a meno se vuole far quadrare i conti. «Se il campionato non riparte -la considerazione di Giulini - si creerebbe una voragine e sarebbe un disastro». Ecco perchè i Quattro Mori sono schierati con quelli che vorrebbero concludere la stagione, evitando che i verdetti vengano decidi a tavolino. O ancora peggio, non vengano decisi affatto. «Ci sarebbero un fiume di ricorsi - ha detto il presidente - e tante polemiche».
Attesa. Tutto dipende dalla pandemia. I primi segnali positivi stanno arrivando, anche se l'emergenza è tutt'altro che finita. Nella più rosea delle ipotesi il campionato potrebbe riprendere a fine maggio primi di giugno, con rigidi protocolli e a porte chiuse. Con la possibilità di cambio delle sedi nelle zone più colpite dal virus. Al momento non ci sono certezze e nessuno può avere le idee chiare su quello che succederà. Venerdì Lega e Aic si rivedranno (sempre in videoconferenza) per trovare un accordo sugli stipendi e sarà battaglia. Le società vogliono congelare gli ultimi quattro mesi, l'Assocalciatori solo un mese. Una soluzione va trovata per evitare che il pallone si sgonfi e poi faccia fatica a tornare a rimbalzare.
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