Ma i tifosi del Cagliari non hanno dubbi: «La stagione è finita»
di Stefano Ambu
La maggioranza dei supporter rossoblù vota per non ripartire Molti abbonati devolveranno il rimborso in beneficenza
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CAGLIARI. L'onda emotiva, soprattutto dopo le 18, l'ora della conta dei morti, dei contagiati e dei guariti, è fortissima. E travolge tutto, anche la ripresa del campionato. Se i tifosi del Cagliari dovessero decidere adesso il verdetto sarebbe nettissimo: gol, punizioni e calci d'angolo sarebbero bocciati. O almeno rimandati a settembre. Non ha la scientificità di un sondaggio, ma basta un'analisi dei post dei supporter in rete, sui profili social di gruppi di tifosi e testate web specializzate sul Cagliari, per capire che aria tira. Un campione magari troppo piccolo per rappresentare gli oltre cinquecentomila tifosi rossoblù, la tendenza sembra quella: più o meno l'ottanta per cento è contrario alla ripresa del torneo. Quasi un plebiscito. E i pochi favorevoli sono comunque rassegnati alle porte chiuse.
Le motivazioni? Qualcuno non si pone nemmeno il dubbio. E trova assurdo che ci sia chi si pone il quesito. In generale le ragioni sono due. Primo, in questo momento come si fa a pensare al calcio? Secondo, prima la salute, poi tutto il resto. I pochi che invece dicono sì non è che siano degli insensibili. Ma, mischiando realismo e ottimismo, spiegano che tutto, dalle fabbriche ai negozi passando per le scuole, dovrà riaprire. E allora - si chiedono - che senso avrebbe tenere chiusi gli stadi? Possibile ripresa a maggio, suggeriscono. Niente pubblico, però, questo sembra dato per assodato. Scelte difficili.
Anche il presidente del Cagliari Tommaso Giulini nei giorni scorsi ha detto di non essere, in questo momento, in grado di prendere una posizione netta. E si è limitato a indicare una serie di pro e contro. Sempre sul web c'è chi vorrebbe celebrare almeno il mezzo secolo dallo scudetto. Che quest'anno - il 12 aprile 1970 il Cagliari conquistò matematicamente il tricolore battendo due a zero il Bari all'Amsicora - coincide con il giorno di Pasqua. Qualcuno - fedele all'io resto a casa - propone di fare festa e rumore dai balconi. Ma un altro spegne subito l'entusiasmo: ma - si chiede - cosa c'è da festeggiare? Tredici partite da giocare. O da non giocare. E nell'ipotesi numero due ci sarebbe anche la questione abbonamento: rimborso o donazione? Ancora il problema non si è posto perché i tifosi non hanno perso una partita visto che l'ultimo match con la Roma era stato disputato davanti al pubblico.
Ma una parte della tifoseria sarebbe propensa, magari dopo aver contattato il Cagliari, a non chiedere il rimborso per le gare non godute. E a girare l'equivalente delle cinque partite casalinghe eventualmente perse alle Protezione civile, in prima linea nella battaglia contro il coronavirus. Una scelta che seguirebbe la scia inaugurata nelle settimane scorse dai tifosi dell'Atalanta e del Parma.
Le motivazioni? Qualcuno non si pone nemmeno il dubbio. E trova assurdo che ci sia chi si pone il quesito. In generale le ragioni sono due. Primo, in questo momento come si fa a pensare al calcio? Secondo, prima la salute, poi tutto il resto. I pochi che invece dicono sì non è che siano degli insensibili. Ma, mischiando realismo e ottimismo, spiegano che tutto, dalle fabbriche ai negozi passando per le scuole, dovrà riaprire. E allora - si chiedono - che senso avrebbe tenere chiusi gli stadi? Possibile ripresa a maggio, suggeriscono. Niente pubblico, però, questo sembra dato per assodato. Scelte difficili.
Anche il presidente del Cagliari Tommaso Giulini nei giorni scorsi ha detto di non essere, in questo momento, in grado di prendere una posizione netta. E si è limitato a indicare una serie di pro e contro. Sempre sul web c'è chi vorrebbe celebrare almeno il mezzo secolo dallo scudetto. Che quest'anno - il 12 aprile 1970 il Cagliari conquistò matematicamente il tricolore battendo due a zero il Bari all'Amsicora - coincide con il giorno di Pasqua. Qualcuno - fedele all'io resto a casa - propone di fare festa e rumore dai balconi. Ma un altro spegne subito l'entusiasmo: ma - si chiede - cosa c'è da festeggiare? Tredici partite da giocare. O da non giocare. E nell'ipotesi numero due ci sarebbe anche la questione abbonamento: rimborso o donazione? Ancora il problema non si è posto perché i tifosi non hanno perso una partita visto che l'ultimo match con la Roma era stato disputato davanti al pubblico.
Ma una parte della tifoseria sarebbe propensa, magari dopo aver contattato il Cagliari, a non chiedere il rimborso per le gare non godute. E a girare l'equivalente delle cinque partite casalinghe eventualmente perse alle Protezione civile, in prima linea nella battaglia contro il coronavirus. Una scelta che seguirebbe la scia inaugurata nelle settimane scorse dai tifosi dell'Atalanta e del Parma.
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