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«Che nostalgia di Sassari e la pandemia mi fa paura»

di Roberto Muretto
«Che nostalgia di Sassari e la pandemia mi fa paura»

Dario Del Fabro in questa stagione gioca nella serie A scozzese col Kilmarnock «Qui i numeri dei contagi sono in crescita ma le persone rispettano le regole»

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SASSARI. Se ti limiti al suo aspetto fai fatica a credere che Dario Del Fabro sia sardo. Alto, biondo, occhi chiari e un fisico da corazziere. La prima cosa che ti viene da pensare è che sia un ragazzo nato nel Nord dell'Europa. Invece no, lui è sassarese quasi in "ciabi" che ora vive in Scozia perchè gioca col Kilmarnock, squadra di una cittadina a una trentina di chilometri da Glasgow. Partito da Sassari, giovanissimo si è trasferito a Cagliari nel vivaio del club rossoblù. E' stato a Pescara, Pisa, in Inghilterra col Leeds di Massimo Cellino e ora il difensore centrale, che ha appena compiuto 25 anni, sta facendo una nuova esperienza.

Buongiorno Dario, anche lì il coronavirus vi costringe alla clausura?

«La situazione non è grave come in Italia, ci sono meno restrizioni. Puoi fare una passeggiata, tutti i giorni vado a correre al parco. Il campionato è sospeso anche qui e così gli allenamenti. I contagi stanno aumentando e anche il numero dei morti, ma sono numeri contenuti se riferiti ad altri Paesi».

I negozi sono aperti?

«Da poco hanno deciso di chiudere quasi tutto, eccetto i servizi essenziali come market, farmacie, banche. Le persone sono rispettose delle regole ma c'è una cosa che non mi piace: usano poco mascherine e guanti che invece io metto ogni volta che esco di casa».

Lo sa che Sassari è la città della Sardegna col più alto numero di contagiati?

«Sì e sono molto preoccupato. Sono in contatto con la mia famiglia, ci sentiamo tutti i giorni. Appena ci sarà la possibilità voglio tornare in Sardegna. Papà è chiuso in casa e l'ho sentito un po' allarmato».

Parliamo di calcio, come è stato l'inserimento nel campionato scozzese?

«Non ho avuto problemi. Mi ha aiutato l'esperienza fatta qualche anno fa al Leeds in Championship. Qui gli stadi sono sempre pieni».

La sua squadra come va?

«Siamo settimi e mancano otto partite alla fine. Se si riprende l'obiettivo è quello di arrivare tra le prime cinque».

Contento della scelta fatta la scorsa estate?

«Molto contento. Ho giocato quasi tutte le partite. Ho segnato un gol, quello del 2-2 in trasferta contro l'Hibernia e l'ho fatto sotto la curva dove c'erano i nostri tifosi. E' stato meraviglioso».

Perchè ha deciso di trasferirsi in Scozia?

«Mi ha chiamato Angelo Alessio che è stato per tanti anni il vice di Antonio Conte. Il mister che da poco è stato sostituito, mi conosceva dai tempi del Cagliari. Mi sono messo in gioco e sto cercando di sfruttare questa grande opportunità. Sto vivendo un'esperienza interessante. Quando abbiamo giocato contro Celtic e Rangers allo stadio, chediventa una bolgia, c'erano 60 mila persone. Sono immagini che ti porti nel cuore».

Come è stato l'impatto col calcio scozzese.

«Inizialmente pensavo avrei avuto delle difficoltà in un campionato diverso. Il mister mi ha dato subito fiducia ed ho risposto con buone prestazioni. C'è agonismo, ritmo, corsa, devi essere sempre al massimo sul piano fisico se vuoi stare al passo».

Ed è diventato un beniamino dei tifosi.

«Mi hanno dedicato un coro che dice così: he's magic you know, you'll never get passed Del Fabro (lo sapete lui è magico, nessuno riuscirà a superare Del Fabro). Ogni volta che lo cantano mi vengono i brividi».

Con la lingua?

«Nessun problema, parlo benissimo l'inglese. Ho preso lezioni da una professoressa italiana che insegna qui all'università».

E col clima?

«Mi sono abituato. Qui fa freddo, piove ogni giorno e spesso nevica».

Con il cibo?

«Mi mancano le nostre pietanze. Qui i piatti principali sono pesce fritto con le patate, salmone scozzese, e il pudding, un tortino salato con dentro stufato di carne. A casa mangio solo italiano. La mia ragazza, Luigia Di Benedetto, è una bravissima cuoca. Vive qui con me, viene sempre allo stadio ed è voluta bene dai tifosi. Qui le persone sono gentili, cordiali e generose».

Segue la Serie A?

«Ho molti amici e tanti contatti. Vedo le partite su Sky. Seguo anche la Dinamo».

Le piace il basket?

«Sono un grande tifoso della Dinamo. Mio nonno Gianpaulo è stato il medico della squadra per tanti anni. La passione me l'ha trasmessa lui. Da piccolo andavo al palazzetto. Ho un grande amico che gioca lì».

Può dirci chi è?

«Marco Spissu. Ci sentiamo spesso. In questi giorni ci sfidiamo alla playstation in un gioco di calcio e devo ammettere che vince sempre lui».

Come vi siete conosciuti?

«Lui da piccolo giocava nel Latte Dolce, era attaccante. Io con la Torres, da allora è nata la nostra amicizia. Per me lui è un campione del basket. Mi sono emozionato quando è stato convocato in nazionale».

Nel suo cuore c’è posto anche per il Cagliari?

«Ci mancherebbe. In quella società, dove sono arrivato che avevo 13 anni, mi hanno aiutato a crescere e fatto diventare un calciatore professionista».

Un allenatore a cui è grato?

«Diego Lopez, mi ha fatto esordire in A. Devo molto anche a Gattuso che ho avuto al Pisa. Mi ha fatto crescere, giocare titolare e maturare tanto».

Il giocatore col quale ha legato di più?

«Davide Astori, era un punto di riferimento. Avevamo lo stesso procuratore. Quando è morto è stata una brutta botta per me. Abbiamo spesso condiviso la stessa camera in ritiro».

A Sassari il calcio non riesce a decollare?

«Mi dispiace. Seguo attraverso Internet Latte Dolce e Torres. E' un peccato che una città come la nostra non abbia una squadra tra i professionisti»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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