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Pozzecco: «Il nuovo roster? Voglio ancora bravi ragazzi»
SASSARI. «Abbiamo vinto il 50% dei titoli che sono stati assegnati in questa stagione. Mica siamo andati così male». Il Poz è sempre il Poz, anche se è un leone in gabbia tra le mura domestiche. Il...
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SASSARI. «Abbiamo vinto il 50% dei titoli che sono stati assegnati in questa stagione. Mica siamo andati così male». Il Poz è sempre il Poz, anche se è un leone in gabbia tra le mura domestiche. Il coach della Dinamo ieri ha aperto virtualmente le porte della sua abitazione sassarese per una lunga chiacchierata in diretta sul profilo Instagram della Dinamo. Tra i vari argomenti toccati, incalzato dalle domande dei tifosi collegati e dell’addetta stampa biancoblù, Valentina Sanna, Gianmarco Pozzecco ha anche accennato qualcosa a proposito del roster della prossima stagione, mettendo un primo paletto. «L’idea di base è questa: in squadra niente teste di c…, ce n’è già una in panchina. È fondamentale che i giocatori siano connessi con me». Si riparte dal gruppo, insomma, e da un canovaccio chiaro.
Tra aneddoti e ricordi, il coach triestino ha anche parlato del suo arrivo a Sassari, come coach. «Ricordo che in passato pensavo: il giorno in cui vado a Sassari non posso fare male, quello è il “mio” posto. Ero consapevole che questo fosse il posto giusto, davvero, perché a Sassari c’è il giusto equilibrio tra società, giocatori e tifosi. C’è un riconoscimento chiaro dei ruoli ma anche una grande capacità di condivisione di ciò che c’è. Siamo in una centrifuga perfetta: più vinciamo, più i tifosi sono felici e presenti, più la società diventa solida. E, a seguire, a maggior ragione, più noi stiamo sereni e vinciamo. Le 22 vittorie di fila dello scorso anno sono qualcosa di enorme. Ci vuole tanto tempo persino a contarle, figuriamoci a farle». Poi un accenno alla nazionale sperimentale, di cui Poz è il nuovo ct. «Sono orgoglioso e molto grato a Petrucci per avermi dato questa opportunità. Non so se me la merito come allenatore, di sicuro me la merito per la considerazione che ho nei confronti dei giocatori italiani».
Tra aneddoti e ricordi, il coach triestino ha anche parlato del suo arrivo a Sassari, come coach. «Ricordo che in passato pensavo: il giorno in cui vado a Sassari non posso fare male, quello è il “mio” posto. Ero consapevole che questo fosse il posto giusto, davvero, perché a Sassari c’è il giusto equilibrio tra società, giocatori e tifosi. C’è un riconoscimento chiaro dei ruoli ma anche una grande capacità di condivisione di ciò che c’è. Siamo in una centrifuga perfetta: più vinciamo, più i tifosi sono felici e presenti, più la società diventa solida. E, a seguire, a maggior ragione, più noi stiamo sereni e vinciamo. Le 22 vittorie di fila dello scorso anno sono qualcosa di enorme. Ci vuole tanto tempo persino a contarle, figuriamoci a farle». Poi un accenno alla nazionale sperimentale, di cui Poz è il nuovo ct. «Sono orgoglioso e molto grato a Petrucci per avermi dato questa opportunità. Non so se me la merito come allenatore, di sicuro me la merito per la considerazione che ho nei confronti dei giocatori italiani».
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