Cagliari in mezzo al guado se non si riparte sono guai
di Roberto Muretto
Oggi riunione Figc-Comitato medico. Il club sardo rischia di perdere 25 milioni
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CAGLIARI. La Ripartenza è in salita. Il calcio cerca la soluzione al rebus dopo il no dell’Istituto Superiore di Sanità, anche il ministero della Salute frena. A questo punto la politica diventa l’ago della bilancia e oggi, nell’incontro incontro tra la Figc e il Comitato medico, forse le idee saranno più chiare. Ricominciare presuppone tutta una serie di precauzioni che forse solo la Serie A è nelle condizioni di mettere in atto, mentre dalla B in giù, dilettanti compresi, difficilmente potranno garantire il livello di sicurezza, che se dovesse essere dato l’ok, verrebbe richiesto dalle autorità.
Il Cagliari. È tra le società che si augura di portare a termine la stagione. Inutile stare a girarci attorno, il club guidato da Tommaso Giulini in caso di chiusura anticipata perderebbe una cifra molto vicina ai 25 milioni di euro, è c’è il rischio di non incassare la sesta rata dei diritti televisivi. Un problema che avrebbe strascichi in tribunale perchè il contratto firmato con Sky e Dazn non prevede lo stop per cause di forza maggiore e in teoria le tv dovrebbero pagare comunque. Facile immaginare che la battaglia si sposterà nelle aule giudiziarie.
Il dg rossoblù. Il calcio è come una piramide e gli effetti negativi, a cascata, ricadranno sulle categorie inferiori. «Uno dei motivi per cui si cercherà di capire se la A potrà essere conclusa è anche questo - ha commentato Mario Pasetti a Tuttomercatoweb - l'impatto della massima serie sul sistema calcio è rilevante. Se il campionato verrà portato a termine, a cascata ne beneficeranno in qualche misura tutti». Il pallone ha un indotto da circa 5 miliardi di euro, tante famiglie stanno bene se il pallone riprende a rotolare. «Il calcio - puntualizza Passetti - è una delle industrie di questo Paese. Produce più di 1 miliardo tra contributi fiscali e previdenziali e produce l’1% del pil . Per questo non può non essere considerato un settore da analizzare con attenzione».
Club col fiatone. Senza i soldi dei diritti tv molte società rischiano di finire con le gambe per aria. Non si giocano le partite e quindi non ci sono incassi. Sono chiusi gli Store e gli sponsor, naturalmente, pensano di rivedere contratti già firmati. Poi ci sono da pagare i calciatori che non possono essere messi in cassa integrazione. «Con i giocatori - ha aggiunto Mario Passetti - si tratta di fare un accordo e su questo la Lega A ha dato un messaggio unitario in un momento difficile, basato su un principio chiaro: laddove le prestazioni non siano eseguite, non c’è il diritto alla corresponsione del relativo emolumento. Ogni società lavorerà come meglio crede ma il principio per cui ognuno debba fare la propria parte non è messo in discussione da nessuno. Mi auguro si passi prima possibile dalle parole ai fatti e si trovi subito un accordo di buon senso, anche per rispetto di chi ha già iniziato a subire gli effetti di questa devastante crisi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Cagliari. È tra le società che si augura di portare a termine la stagione. Inutile stare a girarci attorno, il club guidato da Tommaso Giulini in caso di chiusura anticipata perderebbe una cifra molto vicina ai 25 milioni di euro, è c’è il rischio di non incassare la sesta rata dei diritti televisivi. Un problema che avrebbe strascichi in tribunale perchè il contratto firmato con Sky e Dazn non prevede lo stop per cause di forza maggiore e in teoria le tv dovrebbero pagare comunque. Facile immaginare che la battaglia si sposterà nelle aule giudiziarie.
Il dg rossoblù. Il calcio è come una piramide e gli effetti negativi, a cascata, ricadranno sulle categorie inferiori. «Uno dei motivi per cui si cercherà di capire se la A potrà essere conclusa è anche questo - ha commentato Mario Pasetti a Tuttomercatoweb - l'impatto della massima serie sul sistema calcio è rilevante. Se il campionato verrà portato a termine, a cascata ne beneficeranno in qualche misura tutti». Il pallone ha un indotto da circa 5 miliardi di euro, tante famiglie stanno bene se il pallone riprende a rotolare. «Il calcio - puntualizza Passetti - è una delle industrie di questo Paese. Produce più di 1 miliardo tra contributi fiscali e previdenziali e produce l’1% del pil . Per questo non può non essere considerato un settore da analizzare con attenzione».
Club col fiatone. Senza i soldi dei diritti tv molte società rischiano di finire con le gambe per aria. Non si giocano le partite e quindi non ci sono incassi. Sono chiusi gli Store e gli sponsor, naturalmente, pensano di rivedere contratti già firmati. Poi ci sono da pagare i calciatori che non possono essere messi in cassa integrazione. «Con i giocatori - ha aggiunto Mario Passetti - si tratta di fare un accordo e su questo la Lega A ha dato un messaggio unitario in un momento difficile, basato su un principio chiaro: laddove le prestazioni non siano eseguite, non c’è il diritto alla corresponsione del relativo emolumento. Ogni società lavorerà come meglio crede ma il principio per cui ognuno debba fare la propria parte non è messo in discussione da nessuno. Mi auguro si passi prima possibile dalle parole ai fatti e si trovi subito un accordo di buon senso, anche per rispetto di chi ha già iniziato a subire gli effetti di questa devastante crisi».
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