Coronavirus, Paralimpiadi: la strada per Tokyo attraversa il salotto ma Achenza non cede
di Manolo Cattari
Il bronzo paralimpico del triathlon a Rio 2016 insiste «I Giochi slittano? Sfrutto il tempo per focalizzarmi su altro»
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SASSARI. Dal 2006 non si era più fermato. All’inizio lo si poteva incrociare, sfrecciare con la sua handbike sulle strade di Oschiri. Poi di mezza Sardegna. Poi di mezza Italia e infine di mezzo Mondo. I più attenti lo ricordano a Rio alzare le braccia al cielo e subito mostrare la bandiera dei 4 mori , quando si aggiudica il bronzo nel paratriathlon ai Giochi del 2016. Giovanni Achenza ora sfreccia in salotto. Corre stando fermo. Inseguendo un’Olimpiade che non si fa acchiappare e che bisogna aspettare un altro anno.
Ma non è certo uno che molla Achenza. Quando ha saputo dello slittamento di Tokyo 2020 al 2021 era ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi, sarebbe stata la prima gara stagionale, importante per capire il livello di forma: «La gara è stata annullata quando già eravamo lì da due giorni, dopo che sono stati riscontrate due positività tra i ciclisti impegnati nel tour degli Emirati Arabi».
L’informazione dello slittamento olimpico d’altronde era nell’aria. Achenza non ha mai smesso di tenersi in forma sui rulli: «Con l’annullamento delle gare internazionali mi aspettavo anche questo, ho continuato ad allenarmi lo stesso prima in strada, quando ancora si poteva, poi in casa sui rulli comunque tralasciando il nuoto, una volta avuta l’ufficialità della notizia ho sentito di aver perso il lavoro fatto durante l’inverno».
Nello stare chiusi in casa, si rischia di perdere il contatto col proprio corpo e diventare solo mente. Paure e angosce favorite dall’isolamento, possono assumere i contorni di realtà generando blocchi o depressione. Le parole dell’atleta paralimpico, costretto ad affrontare in passato tutto ciò dopo che una “banale” caduta nel 2003 lo ha costretto alla carrozzina, risuonano come permessi: «I primi 3 anni dopo l’infortunio non sono stati rose e fiori, però adesso mi rendo conto che quei 3 anni persi mi avrebbero potuto regalare altre gare e altre soddisfazioni, quindi facendo tesoro della mia esperienza consiglio a chiunque di reagire a questa avversità il prima possibile per iniziare una nuova vita, provando a gioire anche nella sfortuna».
La bellezza del mondo paralimpico è incarnata nella sua storia. L’ostacolo che diventa un’opportunità. Il ritrovare o addirittura trovare se stessi nell’avversità. In attesa di Tokyo 2021, il messaggio della canzone “Yes I can” del trailer dei giochi Paralimpici di Rio 2016 di Channel 4, cantato e urlato dagli atleti di tutto il mondo, diventa speranza da respirare a pieni polmoni per nutrirsi e non lasciarsi andare. Bloccati nei nostri salotti o in prima linea in ospedale. Lasciarsi andare… Mai.
Il modello che Achenza offre per reagire è proprio il contatto col proprio corpo, con la propria capacità di movimento e con le proprie passioni: «Questa quarantena mi ha permesso di rallentare un po’, e di focalizzarmi sulla manutenzione dei miei mezzi, poiché nel pieno della stagione agonistica non riesco a farlo con la tranquillità che ho ritrovato in questi giorni». Un ostacolo che diventa occasione, supportato da strategie per non cadere nella tentazione del non riesco: «Per evitare la noia degli allenamenti? Il segreto sta nel variare gli allenamenti per fare un lavoro di mantenimento fin quando non si potrà tornare in gara».
Insomma, dopo un incidente la vita riprende. A volte bisogna accettare che sia diversa. Che sia meglio o peggio di prima, dipende dalla prospettiva con la quale la si guarda.
Ma non è certo uno che molla Achenza. Quando ha saputo dello slittamento di Tokyo 2020 al 2021 era ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi, sarebbe stata la prima gara stagionale, importante per capire il livello di forma: «La gara è stata annullata quando già eravamo lì da due giorni, dopo che sono stati riscontrate due positività tra i ciclisti impegnati nel tour degli Emirati Arabi».
L’informazione dello slittamento olimpico d’altronde era nell’aria. Achenza non ha mai smesso di tenersi in forma sui rulli: «Con l’annullamento delle gare internazionali mi aspettavo anche questo, ho continuato ad allenarmi lo stesso prima in strada, quando ancora si poteva, poi in casa sui rulli comunque tralasciando il nuoto, una volta avuta l’ufficialità della notizia ho sentito di aver perso il lavoro fatto durante l’inverno».
Nello stare chiusi in casa, si rischia di perdere il contatto col proprio corpo e diventare solo mente. Paure e angosce favorite dall’isolamento, possono assumere i contorni di realtà generando blocchi o depressione. Le parole dell’atleta paralimpico, costretto ad affrontare in passato tutto ciò dopo che una “banale” caduta nel 2003 lo ha costretto alla carrozzina, risuonano come permessi: «I primi 3 anni dopo l’infortunio non sono stati rose e fiori, però adesso mi rendo conto che quei 3 anni persi mi avrebbero potuto regalare altre gare e altre soddisfazioni, quindi facendo tesoro della mia esperienza consiglio a chiunque di reagire a questa avversità il prima possibile per iniziare una nuova vita, provando a gioire anche nella sfortuna».
La bellezza del mondo paralimpico è incarnata nella sua storia. L’ostacolo che diventa un’opportunità. Il ritrovare o addirittura trovare se stessi nell’avversità. In attesa di Tokyo 2021, il messaggio della canzone “Yes I can” del trailer dei giochi Paralimpici di Rio 2016 di Channel 4, cantato e urlato dagli atleti di tutto il mondo, diventa speranza da respirare a pieni polmoni per nutrirsi e non lasciarsi andare. Bloccati nei nostri salotti o in prima linea in ospedale. Lasciarsi andare… Mai.
Il modello che Achenza offre per reagire è proprio il contatto col proprio corpo, con la propria capacità di movimento e con le proprie passioni: «Questa quarantena mi ha permesso di rallentare un po’, e di focalizzarmi sulla manutenzione dei miei mezzi, poiché nel pieno della stagione agonistica non riesco a farlo con la tranquillità che ho ritrovato in questi giorni». Un ostacolo che diventa occasione, supportato da strategie per non cadere nella tentazione del non riesco: «Per evitare la noia degli allenamenti? Il segreto sta nel variare gli allenamenti per fare un lavoro di mantenimento fin quando non si potrà tornare in gara».
Insomma, dopo un incidente la vita riprende. A volte bisogna accettare che sia diversa. Che sia meglio o peggio di prima, dipende dalla prospettiva con la quale la si guarda.
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