Trump: «Basta repliche in tv, si giochi»
Nuova discutibile presa di posizione del presidente degli Usa. Nba e Nhl frenano
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ROMA. «In tutta sincerità, sento che per gli Stati Uniti sarebbe meglio se si continuasse a giocare a baseball». Il 15 gennaio 1942, a cinque settimane dall’attacco giapponese su Pearl Harbor, il presidente Franklin Delano Roosvelt così rispondeva alla lettera indirizzatagli solo il giorno prima dal “commissioner” Kenesaw Mountain Landis, che, pressato dai proprietari dei club, gli chiedeva se l'entrata in guerra avrebbe fermato tutto. Non stupisca quindi se, a 78 anni di distanza e mentre il mondo combatte una guerra diversa ma dagli effetti comunque devastanti, un altro presidente americano, Donald Trump, ha portato proprio quello sport ad esempio di ciò che deve ripartire perché cementa e risolleva il morale del Paese, flagellato dal coronavirus. «Dobbiamo riprenderci i nostri sport – ha detto Trump dalla Casa Bianca, durante una conferenza stampa sull'emergenza Covid –. Sono stanco di guardare repliche di partite di baseball vecchie di 14 anni».
Vuole un rapido rientro in campo dei giocatori, convinto che la ripresa delle gare potrebbe contribuire anche a spingere l’economia degli Usa. Un concetto che il presidente aveva espresso già lo scorso 4 aprile, in videoconferenza con i responsabili delle leghe e di varie federazioni. Tale è l'importanza attribuita all'aspetto sportivo, che Trump ha annunciato la creazione di una “task force” dedicata, di cui fanno parte i responsabili delle leghe professionistiche - dall’NBA (basket) alla NFL (football), dalla NHL (hockey) alla MLB (baseball) - oltre ai proprietari di alcuni importanti club. «Lo sport non è stato progettato per vivere in questa situazione, l'intero concetto della nostra nazione non è stato progettato per questo - ha detto ancora Trump - Si deve tornare a giocare e rapidamente, molto rapidamente». È ormai un mese che i vari campionati sono fermi in Nord America, come nel resto del mondo, a causa della pandemia. Non tutti gli interessati, però, condividono la fretta del presidente, nello sport come negli altri settori della società. I commissioner di NBA e NHL, Adam Silver e Gary Bettman, hanno ribadito che l'incertezza sulla diffusione del coronavirus continua a rendere impossibile formulare programmi certi ed ancor meno programmare date. Tutti concordano, poi, sulla necessità di riprendere a porte chiuse, mentre Trump vorrebbe «persone sedute una accanto all'altra» negli stadi.
Vuole un rapido rientro in campo dei giocatori, convinto che la ripresa delle gare potrebbe contribuire anche a spingere l’economia degli Usa. Un concetto che il presidente aveva espresso già lo scorso 4 aprile, in videoconferenza con i responsabili delle leghe e di varie federazioni. Tale è l'importanza attribuita all'aspetto sportivo, che Trump ha annunciato la creazione di una “task force” dedicata, di cui fanno parte i responsabili delle leghe professionistiche - dall’NBA (basket) alla NFL (football), dalla NHL (hockey) alla MLB (baseball) - oltre ai proprietari di alcuni importanti club. «Lo sport non è stato progettato per vivere in questa situazione, l'intero concetto della nostra nazione non è stato progettato per questo - ha detto ancora Trump - Si deve tornare a giocare e rapidamente, molto rapidamente». È ormai un mese che i vari campionati sono fermi in Nord America, come nel resto del mondo, a causa della pandemia. Non tutti gli interessati, però, condividono la fretta del presidente, nello sport come negli altri settori della società. I commissioner di NBA e NHL, Adam Silver e Gary Bettman, hanno ribadito che l'incertezza sulla diffusione del coronavirus continua a rendere impossibile formulare programmi certi ed ancor meno programmare date. Tutti concordano, poi, sulla necessità di riprendere a porte chiuse, mentre Trump vorrebbe «persone sedute una accanto all'altra» negli stadi.
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