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Tre bomber sotto lo stesso tetto

di Carlo Floris
Tre bomber sotto lo stesso tetto

Al Carbonia da Gambia, Senegal e Nuoro. La quarantena insieme tra cucina, Skype e allenamenti

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CARBONIA. L’attacco della squadra locale in testa al campionato di Eccellenza vanta tre “stranieri”, Giuseppe Meloni, che viene da Nuoro, Keba Gassama Senegal e Kassama Sariang dal Gambia, i tre convivono nello stesso appartamento in città, vicino allo stadio e aspettano la ripresa del campionato o la fine della stagione continuando a fare esercizio fisico al chiuso e a scambiarsi piatti della cucina africana e di quella italiana per affrontare questa lunga sosta. «Chiaro che per noi – sottolinea Meloni, il più anziano – la cosa più importante è la salute di tutti. Giocare a calcio è bello, siamo in testa al campionato ma alla fine quello che importa e che riusciamo insieme a superare questo periodo che probabilmente cambierà molte cose non solo il calcio. Mi sento tutti i giorni con i miei sono preoccupati ma anche relativamente tranquilli perché sanno che sto rispettando le regole come tutti e che in questa zona non abbiamo molti episodi. Prima ero più ottimista, pensavo che in poco tempo avremmo superato la questione ma ora vedo che i tempi si allungano. Forse sarà più facile per i professionisti, per la serie A, ma i nostri presidenti dovranno pensare di più alle loro aziende, a far ripartire tutto, credo che non sarà facile per il calcio dilettantistico e per quello sardo in particolare». Secondo Meloni il campionato non dovrebbe essere sprecato «è anche vero – conclude l’attaccante- che gestire promozioni e retrocessioni non sarà facile per nulla e chissà quante squadre rimarranno».

Kassama Sariang è il più giovane dei tre, classe 1999, gambiano, ha compiuto 21 anni a marzo «sono in Sardegna da più di cinque anni, - dice -ho giocato col Budoni e ora questa esperienza a Carbonia dove siamo primi in classifica, ma non so come finirà la stagione, sono il più giovane e gli altri due mi danno la forza per continuare ad allenarmi tutti i giorni. I miei li sento abbastanza spesso, ora possiamo solo vederci con videochiamate, sentono i numeri e si dicono preoccupati ma io li rassicuro che qui va tutto bene. Ascolto molta musica, mi piace il ritmo anche quando non capisco le parole, cucinano soprattutto loro due, Giuseppe e Keba, e Keba è molto bravo con la cucina senegalese che mi piace molto, io mi aggiusto solo per cucinare le cotolette o roba così. Sogno di andare avanti nel calcio e per questo lavoro molto, in Gambia giocavo soprattutto per divertirmi, qui è un’altra cosa. Spero che tutto vada bene e si chiuda questo periodo, molti stanno peggio di noi». Gassama ha 27 anni, una moglie e due figli in Senegal, «mi sono sposato giovanissimo, a 21 anni e ho due figli di 4 e 2 anni, - dice Keba – mia moglie studia all’università, io appena posso vado a trovarli, ora ci limitiamo alle videochiamate, ho anche dei cugini a Padova e Bergamo e i miei genitori in Senegal ci sentiamo tutti abbastanza spesso. Il sogno di ogni calciatore è vincere il campionato ma questa pandemia sta cambiando molte cose, e la cosa più importante è la salute. Continuiamo ad allenarci e a lavorare in casa. Ce la faremo».

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