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Urru: impossibile ripartire subito

Il presidente del Taloro: non siamo organizzati e non ci sono soldi

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GAVOI. «Stiamo vivendo un periodo quasi surreale, con una situazione sanitaria che è ancora incerta. Ripartire in queste condizioni sarebbe insostenibile, sia sotto il punto di vista della tutela della salute che su quello strettamente economico. Sarebbe meglio chiudere così e programmare razionalmente la riapertura dei campionati, dopo l'estate». Mathias Urru, presidente del Taloro ha le idee molto chiare su quello che debba essere il futuro per il calcio isolano, costretto, come quasi tutte le attività, al blocco. Da più parti però si parla di riapertura, perlomeno per finire i campionati e assegnare promozioni e retrocessioni. In un momento di alta tensione come questo però, il massimo dirigente del Taloro calcio ritiene prematura una ripartenza che non assicuri «l'assoluta sicurezza degli atleti. Ripartire significherebbe rispettare alla lettera tutte le normative sanitarie. Vorrebbe dire allenamenti differenziati, esecuzione di tamponi, giocare senza tifosi. Il calcio dilettantistico non è pronto per uno scenario di questo tipo: immaginiamo per ipotesi la presenza di qualche positivo alla ripresa. Le società sono attrezzate per gestire emergenze di questo tipo?». Un altro aspetto è quello economico. «Il calcio nostrano- spiega Urru- si sovveziona da azionariato popolare, da piccole iniziative di raccolta fondi e dagli incassi allo stadio. Senza questi proventi, ci troveremo in grossissime difficoltà economiche, tali da non poterci permettere neppure di finire il torneo. Per ripartire bigogna azzerare, con la promozione delle prime e nessuna retrocessione, e soprattutto una soluzione comune e condivisa».

Giovanni Melis



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