Figc, Aic e Lega A: il calcio è a un bivio
In settimana si decide se far ripartire il campionato ma 8 club sono contrari
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ROMA. I calciatori italiani vogliono tornare «al più presto in campo con le più ampie garanzie di sicurezza per tutti gli addetti ai lavori», ma anche «senza apparire privilegiati o usufruire di corsie preferenziali sui controlli medico sanitari»: è la conclusione del direttivo Aic, il sindacato calciatori, che valutato il protocollo per la ripresa degli allenamenti definito dalla commissione medica della Figc, e sottoposto al Governo. Il riferimento, nella nota Aic, è alle polemiche per l'alto numero di tamponi necessari .
L’Aic ha esaminato, col dottor Della Frera, componente la commissione medica della Figc per l'associazione, il protocollo per la ripresa degli allenamenti, chiarendo alcuni dubbi e «chiedendo ulteriori approfondimenti da sottoporre alla Commissione».
Per il sindacato calciatori, «l'esigenza e la volontà di tornare ad allenarsi e poter ricominciare a svolgere il proprio lavoro in sicurezza rischia di dover superare lo scoglio strutturale di buona parte delle realtà professionistiche. L'auspicio è di poter avere il più alto numero di società in grado di ripartire, qualora le condizioni generali del Paese lo permettano».
Quali effetti giuridici potrebbero subire calciatori o club se il campionato si interrompesse di nuovo per il contagio da coronavirus? È uno dei tre quesiti per la Figc che 8 club (Parma, Spal, Brescia, Torino, Sampdoria, Udinese, Bologna e Fiorentina) contrari alla ripresa hanno sollevato alla vigilia dell'assemblea della Lega Serie A. «L'assunzione del rischio di un fatto non più imprevedibile potrebbe ricadere sul club che si è assunto il rischio di prosecuzione pur in presenza di un rischio incalcolabile», si legge nel documento. Dopo il Consiglio che si è riunito ieri pomeriggio, la Lega Serie A sè al lavoro per preparare un documento tecnico unitario.
Intanto Rodolfo Tavana, responsabile sanitario del Torino, si è dimesso dalla Commissione medico scientifica della Federcalcio che ha elaborato il protocollo per la ripresa della stagione, dove sedeva come rappresentante della Lega Serie A.
«Ci sono motivi personali e professionali» afferma Tavana. «Non ho avuto problemi col presidente della Commissione - precisa - Nell'ultimo mese e mezzo ho dedicato molto tempo alla Commissione, ora questioni personali e professionali mi impediscono di dedicarle l'attenzione che merita, per cui preferisco passare il testimone a chi possa occuparsene a tempo pieno».
L’Aic ha esaminato, col dottor Della Frera, componente la commissione medica della Figc per l'associazione, il protocollo per la ripresa degli allenamenti, chiarendo alcuni dubbi e «chiedendo ulteriori approfondimenti da sottoporre alla Commissione».
Per il sindacato calciatori, «l'esigenza e la volontà di tornare ad allenarsi e poter ricominciare a svolgere il proprio lavoro in sicurezza rischia di dover superare lo scoglio strutturale di buona parte delle realtà professionistiche. L'auspicio è di poter avere il più alto numero di società in grado di ripartire, qualora le condizioni generali del Paese lo permettano».
Quali effetti giuridici potrebbero subire calciatori o club se il campionato si interrompesse di nuovo per il contagio da coronavirus? È uno dei tre quesiti per la Figc che 8 club (Parma, Spal, Brescia, Torino, Sampdoria, Udinese, Bologna e Fiorentina) contrari alla ripresa hanno sollevato alla vigilia dell'assemblea della Lega Serie A. «L'assunzione del rischio di un fatto non più imprevedibile potrebbe ricadere sul club che si è assunto il rischio di prosecuzione pur in presenza di un rischio incalcolabile», si legge nel documento. Dopo il Consiglio che si è riunito ieri pomeriggio, la Lega Serie A sè al lavoro per preparare un documento tecnico unitario.
Intanto Rodolfo Tavana, responsabile sanitario del Torino, si è dimesso dalla Commissione medico scientifica della Federcalcio che ha elaborato il protocollo per la ripresa della stagione, dove sedeva come rappresentante della Lega Serie A.
«Ci sono motivi personali e professionali» afferma Tavana. «Non ho avuto problemi col presidente della Commissione - precisa - Nell'ultimo mese e mezzo ho dedicato molto tempo alla Commissione, ora questioni personali e professionali mi impediscono di dedicarle l'attenzione che merita, per cui preferisco passare il testimone a chi possa occuparsene a tempo pieno».
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