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Jole, Francesco e Gabriele Tre cuori nella pallavolo

di Fabio Fresu
Jole, Francesco e Gabriele Tre cuori nella pallavolo

La Ruzzini è diventata mamma in tempi di coronavirus: «Strano, ma ora va bene» Lei isolata, il marito all’inizio ha potuto vedere il figlio soltanto in videochiamata

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SASSARI. Jole e Keky come Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo. Anzi, adesso tre. Perché da qualche giorno è arrivato ad ampliare la famiglia Gabriele, figlio di Jole Ruzzini, libero sassarese con tanti anni di serie A ed anche due esperienze all’estero, e Francesco “Keky” Cadeddu”, tecnico e preparatore atletico di Crema, ma con evidenti origini sarde (il nonno è di Uri), anche lui un globe trotter del volley.

Un evento vissuto in tempo dil coronavirus. «Doveva nascere il 25 – conferma Jole Ruzzini – invece è arrivato il 15. Ma è andato tutto bene. Il mio ginecologo è sempre stato molto presente, e alle cliniche universitarie ho trovato del personale davvero in gamba. Certo, è stato strano. Sono rimasta da sola, Keky e la mia famiglia hanno potuto vedere il bambino solo in videochiamata fino al 18, quando ci hanno dimessi. Ma lo capisco, lo fanno per tutelare la salute sia delle mamme che dei loro figli».

L’arrivo a casa ha finalmente riunito la famiglia. «Mio marito era rientrato dalla Russia (era nello staff tecnico del Fakel Novyi Urengoy) il 19 marzo, con un permesso per ricongiungimento familiare, ma arrivato a Sassari ha fatto la quarantena in una casa lasciatagli da amici, quindi all’inizio ci siamo visti solo in videochiamata, come se fosse ancora lì. Ma per noi, abituati a stare lontani, era quasi normale».

Dopo aver passato nove mesi (e qualche giorno) a chiamare il nascituro “gamberetto”, gli hanno dato il nome di Gabriele. Ma conoscendo la passione tutta sassarese per i soprannomi il suo è già bell’e pronto.

«Fra chat, videochamate, messaggi e mezzi vari siamo in contatto con mezzo mondo – prosegue Ruzzini - e tutti ormai lo conoscono come gamberetto. Una cosa la posso dire fin d’ora, ha le dita lunghe. Mani da palleggiatore».

Com’è adesso la routine quotidiana? «Lo dico a voce bassa, ma il bambino per adesso dorme, quindi va bene. Poi, con il fatto di non avere altri impegni, ce lo stiamo godendo ventiquattr’ore al giorno». Emergenza sanitaria, cosa prevede? «L’intenzione, appena i medici mi daranno l’ok, è quella di rimettermi in forma. In casa ho una palestra attrezzata, e il preparatore atletico a mia disposizione. Potrei anche riprendere a giocare, ho conosciuto tante atlete che sono tornate in campo dopo aver partorito, con un po’ di organizzazione si può fare. In ogni caso voglio rimanere nell’ambiente del volley, ho anche preso il patentino di smart coach e frequentato il corso di allievo allenatore. Mi affascina l’idea di trasmettere ai giovani quello che ho appreso in tanti anni ad alto livello. Valuteremo le possibilità assieme a Keky, che ha deciso di non rientrare in Russia, anche se lo volevano. Vedremo se sarà possibile stare nella stessa città, o almeno vicino».

E quando arriverà il momento di smettere di girare il mondo e di sistemarsi...

«Per lavoro tutti e due viaggiamo tanto, io da 16 anni, mio marito da 25. Ma io sono affezionata alla mia terra, Keky è di Crema, ma è innamorato della Sardegna, come tutta la sua famiglia. Per cui quando capita di parlarne, l’unico posto che ci viene in mente per mettere radici è proprio la nostra isola».

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