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L’allarme dei legali 

Società responsabili della salute degli atleti: rischiano cause pesanti

ROMA. Il calcio aspetta di ripartire, con gli allenamenti e appena possibile anche con le partite, ma l'eventualità di nuovi contagi tra i calciatori rappresenta per un club il rischio di essere...

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ROMA. Il calcio aspetta di ripartire, con gli allenamenti e appena possibile anche con le partite, ma l'eventualità di nuovi contagi tra i calciatori rappresenta per un club il rischio di essere chiamato a rispondere sul piano civile e non solo: i dirigenti potrebbe essere considerati responsabili sul piano penale. Lo spiega Giampiero Falasca, avvocato giuslavorista esperto di sport. «Un caso del genere potrebbe esser considerato infortunio sul lavoro, come ha precisato il Decreto Cura Italia», ma «non tutti i contagi sarebbero fonte di responsabilità, se i club dimostrano di aver messo in campo tutte le cautele». Quali sono i problemi legali? «Partiamo da un concetto scontato - spiega Falasca -: gli sportivi professionisti sono “lavoratori dipendenti”, e le società di calcio hanno il dovere di adottare, nei loro confronti, tutte le misure idonee a tutelare la loro salute. Non basta applicate un protocollo sanitario, per quanto ben scritto, per ritenersi adempienti rispetto a questa obbligazione. La giurisprudenza, civile e penale, è molto esigente con i datori di lavoro, e ritiene necessario che questi siano in grado di applicare, in ogni momento, il massimo della tutela possibile».

Di qui i rischi in caso di contagio di un calciatore. «Un caso del genere potrebbe essere considerato un infortunio sul lavoro, come ha precisato l'art. 42 del Decreto Cura Italia che ha incluso l'infezione Covid 19 nella nozione - fa notare il giuslavorista -. In presenza di tale evento, la società sportiva potrebbe essere chiamata a rispondere sul piano civile, rimborsando tutti i danni non coperti dall’Inail, e anche su quello penale: i dirigenti potrebbe essere considerati responsabili sul piano penale per non aver adottato tutte le cautele necessarie a impedire l'evento. Ovviamente - aggiunge -, non tutti i contagi sarebbero fonte di responsabilità: le società e i loro dirigenti potrebbero liberarsi di ogni accusa dimostrando di aver messo in campo tutte le cautele necessarie a prevenire il contagio». Anche le fabbriche devono fare i conti con il rischio di contagi, «e questo è vero, ma solo in parte. In fabbrica è possibile definire un protocollo che consenta di evitare i contatti, in uno sport come il calcio nulla e nessuno può impedire che gli atleti siano vicino tra loro per lunghi periodi».

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