«Sono una tigre in gabbia diventerò la numero uno»
di Roberto Muretto
La sassarese Michela Demontis si sente una regina quando combatte «Sono molto competitiva, non temo le botte e so cosa vuol dire fare sacrifici»
5 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. La guardi e pensi: bella ragazza. La conosci, scambi con lei le prime parole e subito capisci che ha una buona cultura di base. Ti dice che fa arti marziali, che si allena tantissimo e un giorno ti invita a vedere un suo combattimento. In quel momento ti chiedi: ma siamo sicuri che questa è la ragazza che conosco? Quando inizia il match la "pecorella" si trasforma in una "tigre" affamata, una furia che si abbatte contro l'avversaria di turno. Una breve storiella per fotografare Michela Demontis, 21 anni, atleta con un obiettivo preciso: arrivare sul tetto del mondo nella sua disciplina, la mma. Arti marziali miste. Proprio la lotta dentro la gabbia, sport difficile, violento, vietato a chi non ha dentro una maxi dose di coraggio.
Buongiorno, ma come non è in palestra ad allenarsi?
«Faccio anche altre cose».
Per esempio?
«Studio, tra un anno mi laureo in scienze motorie. Aiuto mamma che a Sassari ha un’edicola e faccio anche l'istruttrice nella mia palestra».
Da dove nasce la passione per le arti marziali?
«Ho cominciato a 5 anni. Facevo taekwondo ed ero l'unica donna. Ho smesso e per un anno mi sono dedicata al nuoto ma ho capito che non era quella la mia strada. Mio padrino aveva un palestra, c'erano bravi istruttori e i corsi per bambini. Ho iniziato a fare muay thai e mi allenavo con Vincenzo Casu. E' stato Angelo Tarantini a capire che avevo talento e ha voluto che mi allenassi con lui».
Ha avuto fiuto.
«Ho vinto il titolo italiano 3 volte, due mondiali e sono stata convocata in nazionale. In Thailandia ho combattuto per il compleanno del re e della regina».
Poi il professionismo?
«Sì, mi sono laureata campionessa d’Italia e d’Europa. Io combatto nella categoria dei 48 chili, peso che non raggiungevo mai e dovevo confrontarmi con ragazze più pesanti di me, ma vincevo lo stesso. Da professionista le avversarie erano poche».
È per questo che ha deciso di passare alla mma?
«Uno sport un po' più violento che si combatte dentro la gabbia. Ho voluto provare, non temo le botte. Dal muay thai non mi sono mai staccata, sono prima nel ranking».
Quali sono le differenze?
«La mma è uno sport più completo. La parte in piedi la sapevo fare, per quella a terra ho lavorato molto grazie a dei bravi maestri. Dentro la gabbia finora ho disputato tre incontri, due vinti per ko e uno perso ai punti. E' successo l'anno scorso a luglio ma ho dovuto combattere con una ragazza che pesava più di me e ho subito la sua fisicità».
21 anni e già oltre cento incontri, complimenti.
«Nel muay thai ne ho perso uno solo con la campionessa del mondo. Sconfitta che mi è rimasta impressa perchè sono competitiva al massimo».
Tanti sacrifici, ma almeno si guadagna bene?
«Dipende da chi organizza. Quando lo fa la mia palestra non voglio la borsa, lascio tutto in beneficenza. Nella mma si guadagna meglio. Per me conta la passione, combatto da 10 anni».
Da piccola era aggressiva?
«Per nulla. Stavo sulle mie perchè ero insicura. Combattere mi ha aiutato a socializzare, credere in me stessa, nessun altro sport ti dà queste basi».
Ha fratelli?
«Uno, ha 8 anni più di me. Federico è laureato in scienze motorie. Lui è calciatore, gioca a livello amatoriale perchè il lavoro assorbe molto del suo tempo».
Ma allora da chi ha preso la passione per le arti marziali?
«Mia mamma mi ha trasmesso la voglia di fare a botte. Mi spiego, lei faceva pugilato in palestra, da sempre a casa mia ho visto i guantoni».
I suoi genitori la seguono quando combatte?
«Con la mia famiglia è stata una dura lotta. Non volevano che combattessi nella gabbia, mi dicevano: è pericoloso. Li ringrazio perchè alla fine hanno rispettato la mia passione».
Durante i match come si comporta la sua famiglia?
«Mio fratello porta tanti tifosi. I miei genitori sono separati ma vengono anche loro. Quanto soffrono. Pagherei qualcuno per stare al fianco di mamma. Si irrigidisce, è come se nella gabbia dovesse entrare lei».
In che cosa ha talento?
«Mi piacerebbe tanto insegnare scienze motorie. Appena mi laureo voglio fare la specialistica e in futuro insegnare nelle scuole per trasmettere la voglia di fare sport. Ho pazienza con i bambini, lavoro già con loro».
La genialata che ha fatto?
«Una sorpresa al mio maestro Angelo Tarantini. Lui è come se fosse mio padre. Mi ha cambiato la vita, crede tanto in me, mi incoraggia. La mia vita è movimentata. Mi alleno due volte al giorno per circa 3 ore. Lavoro in palestra da istruttrice e devo anche studiare. Esco di casa la mattina alle 6,30 e torno la sera alle 9».
La follia più grossa?
«Quando ho avuto la patente per la moto. Correvo come se non ci fosse un domani e non avevo capito che sullo scooter non ero Valentino Rossi. Sono caduta e ho capito che dovevo essere prudente».
La sua canzone preferita?
«Mi piacciono i brani del rapper Salmo di Olbia. Le sue canzoni per me sono come scariche di adrenalina. Quando combatto il mio ingresso è salutato da un suo pezzo».
Cosa si rimprovera?
«Vorrei tornare a scuola con la maturità che ho ora. Sono sempre stata promossa ma potevo fare di più».
Cosa pensa quando entra nella gabbia?
«Devi avere fame e sapere che o picchi o ti picchiano, l'unico pensiero è vincere».
Ai ragazzi che allena dice...?
«Cerco di spiegargli che fare sport serve da giovani e anche quando si diventa adulti, perchè ti aiuta a socializzare e ti fa staccare la spina dal lavoro».
È fidanzata?
«Ci sono lavori in corso. Mia madre sa tutto, è la mia confidente. Chi sta con me deve rispettare quello che faccio».
Segue altri sport ?
«Il calcio, sono tifosa della Roma. Una volta ho visto Totti in aeroporto ma non mi sono potuta avvicinare altrimenti avrei perso l'aereo».
Speriamo che lei faccia nella mma quello che Totti ha fatto nel calcio.
«Se succede, il mio sogno è realizzato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Buongiorno, ma come non è in palestra ad allenarsi?
«Faccio anche altre cose».
Per esempio?
«Studio, tra un anno mi laureo in scienze motorie. Aiuto mamma che a Sassari ha un’edicola e faccio anche l'istruttrice nella mia palestra».
Da dove nasce la passione per le arti marziali?
«Ho cominciato a 5 anni. Facevo taekwondo ed ero l'unica donna. Ho smesso e per un anno mi sono dedicata al nuoto ma ho capito che non era quella la mia strada. Mio padrino aveva un palestra, c'erano bravi istruttori e i corsi per bambini. Ho iniziato a fare muay thai e mi allenavo con Vincenzo Casu. E' stato Angelo Tarantini a capire che avevo talento e ha voluto che mi allenassi con lui».
Ha avuto fiuto.
«Ho vinto il titolo italiano 3 volte, due mondiali e sono stata convocata in nazionale. In Thailandia ho combattuto per il compleanno del re e della regina».
Poi il professionismo?
«Sì, mi sono laureata campionessa d’Italia e d’Europa. Io combatto nella categoria dei 48 chili, peso che non raggiungevo mai e dovevo confrontarmi con ragazze più pesanti di me, ma vincevo lo stesso. Da professionista le avversarie erano poche».
È per questo che ha deciso di passare alla mma?
«Uno sport un po' più violento che si combatte dentro la gabbia. Ho voluto provare, non temo le botte. Dal muay thai non mi sono mai staccata, sono prima nel ranking».
Quali sono le differenze?
«La mma è uno sport più completo. La parte in piedi la sapevo fare, per quella a terra ho lavorato molto grazie a dei bravi maestri. Dentro la gabbia finora ho disputato tre incontri, due vinti per ko e uno perso ai punti. E' successo l'anno scorso a luglio ma ho dovuto combattere con una ragazza che pesava più di me e ho subito la sua fisicità».
21 anni e già oltre cento incontri, complimenti.
«Nel muay thai ne ho perso uno solo con la campionessa del mondo. Sconfitta che mi è rimasta impressa perchè sono competitiva al massimo».
Tanti sacrifici, ma almeno si guadagna bene?
«Dipende da chi organizza. Quando lo fa la mia palestra non voglio la borsa, lascio tutto in beneficenza. Nella mma si guadagna meglio. Per me conta la passione, combatto da 10 anni».
Da piccola era aggressiva?
«Per nulla. Stavo sulle mie perchè ero insicura. Combattere mi ha aiutato a socializzare, credere in me stessa, nessun altro sport ti dà queste basi».
Ha fratelli?
«Uno, ha 8 anni più di me. Federico è laureato in scienze motorie. Lui è calciatore, gioca a livello amatoriale perchè il lavoro assorbe molto del suo tempo».
Ma allora da chi ha preso la passione per le arti marziali?
«Mia mamma mi ha trasmesso la voglia di fare a botte. Mi spiego, lei faceva pugilato in palestra, da sempre a casa mia ho visto i guantoni».
I suoi genitori la seguono quando combatte?
«Con la mia famiglia è stata una dura lotta. Non volevano che combattessi nella gabbia, mi dicevano: è pericoloso. Li ringrazio perchè alla fine hanno rispettato la mia passione».
Durante i match come si comporta la sua famiglia?
«Mio fratello porta tanti tifosi. I miei genitori sono separati ma vengono anche loro. Quanto soffrono. Pagherei qualcuno per stare al fianco di mamma. Si irrigidisce, è come se nella gabbia dovesse entrare lei».
In che cosa ha talento?
«Mi piacerebbe tanto insegnare scienze motorie. Appena mi laureo voglio fare la specialistica e in futuro insegnare nelle scuole per trasmettere la voglia di fare sport. Ho pazienza con i bambini, lavoro già con loro».
La genialata che ha fatto?
«Una sorpresa al mio maestro Angelo Tarantini. Lui è come se fosse mio padre. Mi ha cambiato la vita, crede tanto in me, mi incoraggia. La mia vita è movimentata. Mi alleno due volte al giorno per circa 3 ore. Lavoro in palestra da istruttrice e devo anche studiare. Esco di casa la mattina alle 6,30 e torno la sera alle 9».
La follia più grossa?
«Quando ho avuto la patente per la moto. Correvo come se non ci fosse un domani e non avevo capito che sullo scooter non ero Valentino Rossi. Sono caduta e ho capito che dovevo essere prudente».
La sua canzone preferita?
«Mi piacciono i brani del rapper Salmo di Olbia. Le sue canzoni per me sono come scariche di adrenalina. Quando combatto il mio ingresso è salutato da un suo pezzo».
Cosa si rimprovera?
«Vorrei tornare a scuola con la maturità che ho ora. Sono sempre stata promossa ma potevo fare di più».
Cosa pensa quando entra nella gabbia?
«Devi avere fame e sapere che o picchi o ti picchiano, l'unico pensiero è vincere».
Ai ragazzi che allena dice...?
«Cerco di spiegargli che fare sport serve da giovani e anche quando si diventa adulti, perchè ti aiuta a socializzare e ti fa staccare la spina dal lavoro».
È fidanzata?
«Ci sono lavori in corso. Mia madre sa tutto, è la mia confidente. Chi sta con me deve rispettare quello che faccio».
Segue altri sport ?
«Il calcio, sono tifosa della Roma. Una volta ho visto Totti in aeroporto ma non mi sono potuta avvicinare altrimenti avrei perso l'aereo».
Speriamo che lei faccia nella mma quello che Totti ha fatto nel calcio.
«Se succede, il mio sogno è realizzato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
