«Con nuove regole si può ripartire»
di Roberto Muretto
La posizione del Cagliari all’interno della Lega A di calcio Date, prestiti e stipendi: il club di Giulini chiede certezze
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CAGLIARI. Tornare a giocare ma prima scrivere le regole. E' questa la posizione del Cagliari espressa sia nell'ultima riunione della Lega A ma anche al presidente della Figc Gabriele Gravina, impegnato in questi giorni a confrontarsi col Governo e capire se si possono creare i presupposti per consentire al pallone di tornare a rotolare. La società rossoblù è stata ancora più decisa: non si possono riprendere nemmeno gli allenamenti se non vengono chiariti una serie di punti dai quali non si può prescindere. Non solo aspetti sanitari, ma anche organizzativi e giuslavoristici.
Le date. La società guidata da Tommaso Giulini ritiene che prima di partire vanno stabilite le date di inizio e fine del torneo. Se le partite potranno essere giocate in tutta Italia o in alcuni stadi nemmeno a porte chiuse. Soprattutto in quelli del Nord, regioni dove la pandemia di coronavirus ha raggiunto picchi elevati di contagio. Al momento è stato anticipato che la serie A, se dovesse riprendere, si dovrà concludere entro il 2 agosto per poi dare spazio alla Champions e alla Europa League. Se poi dovessero verificarsi problemi in corsa (calciatori contagiati dal virus per esempio) la proposta del Cagliari è stata: cristallizzare la classifica al momento di una eventuale nuova sospensione. Ma c'è anche l'aspetto delle responsabilità. Su chi ricadranno? Sui club di appartenza, sulla Federazione? Non sono dettagli.
Contratti e prestiti. A parole sia la Fifa che la Uefa hanno fatto sapere che si potranno prorogare gli accordi in scadenza il 30 giugno. Ma per il momento niente è stato messo per iscritto. La società sarda, rappresentata in Lega dal direttore generale Mario Passetti, ha ribadito che su questo devono esserci certezze da subito per evitare di falsare il campionato, essendo tante le squadre che si troverebbero con la rosa quasi dimezzata.
Stipendi. Il Cagliari ha raggiunto un accordo sulla parola con i giocatori: rinunceranno alla mensilità in corso (mentre i dipendenti non tesserati sono stati messi in cassa integrazione), la società di Giulini ritiene fondamentale che il “patto” venga firmato da ambo le parti, datore di lavoro e dipendente, chamando in causa l'Aic che finora ha preso tempo. In quella riunione, Passetti ha proposto: se il campionato riparte e si giocherà sino ai primi di agosto, sarà una la mensilità da non pagare.
Diritti tv. Il punto focale è proprio questo. Nel bilancio dei club di serie A questa voce incide moltissimo. Sono ricavi ai quali non si può rinunciare. Almeno su questo le società sono tutte sulla stessa lunghezza d'onda. Sostengono che dal punto di vista contrattuale le emittenti titolari delle esclusive non possono chiedere riduzioni, soprattutto se il campionato viene portato a termine. In realtà Sky e Dazn è probabile che nei prossimi giorni propongano uno sconto sul prossimo bando triennale. Riceveranno un secco no.
Danni. Se non si dovesse giocare più, le perdite per il Cagliari potrebbero superare i 25 milioni di euro. Una cifra enorme che rischia di condizionare il futuro di una società che aveva nel cassetto un interessante progetto di rilancio e qualche ambizione non troppo nascosta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le date. La società guidata da Tommaso Giulini ritiene che prima di partire vanno stabilite le date di inizio e fine del torneo. Se le partite potranno essere giocate in tutta Italia o in alcuni stadi nemmeno a porte chiuse. Soprattutto in quelli del Nord, regioni dove la pandemia di coronavirus ha raggiunto picchi elevati di contagio. Al momento è stato anticipato che la serie A, se dovesse riprendere, si dovrà concludere entro il 2 agosto per poi dare spazio alla Champions e alla Europa League. Se poi dovessero verificarsi problemi in corsa (calciatori contagiati dal virus per esempio) la proposta del Cagliari è stata: cristallizzare la classifica al momento di una eventuale nuova sospensione. Ma c'è anche l'aspetto delle responsabilità. Su chi ricadranno? Sui club di appartenza, sulla Federazione? Non sono dettagli.
Contratti e prestiti. A parole sia la Fifa che la Uefa hanno fatto sapere che si potranno prorogare gli accordi in scadenza il 30 giugno. Ma per il momento niente è stato messo per iscritto. La società sarda, rappresentata in Lega dal direttore generale Mario Passetti, ha ribadito che su questo devono esserci certezze da subito per evitare di falsare il campionato, essendo tante le squadre che si troverebbero con la rosa quasi dimezzata.
Stipendi. Il Cagliari ha raggiunto un accordo sulla parola con i giocatori: rinunceranno alla mensilità in corso (mentre i dipendenti non tesserati sono stati messi in cassa integrazione), la società di Giulini ritiene fondamentale che il “patto” venga firmato da ambo le parti, datore di lavoro e dipendente, chamando in causa l'Aic che finora ha preso tempo. In quella riunione, Passetti ha proposto: se il campionato riparte e si giocherà sino ai primi di agosto, sarà una la mensilità da non pagare.
Diritti tv. Il punto focale è proprio questo. Nel bilancio dei club di serie A questa voce incide moltissimo. Sono ricavi ai quali non si può rinunciare. Almeno su questo le società sono tutte sulla stessa lunghezza d'onda. Sostengono che dal punto di vista contrattuale le emittenti titolari delle esclusive non possono chiedere riduzioni, soprattutto se il campionato viene portato a termine. In realtà Sky e Dazn è probabile che nei prossimi giorni propongano uno sconto sul prossimo bando triennale. Riceveranno un secco no.
Danni. Se non si dovesse giocare più, le perdite per il Cagliari potrebbero superare i 25 milioni di euro. Una cifra enorme che rischia di condizionare il futuro di una società che aveva nel cassetto un interessante progetto di rilancio e qualche ambizione non troppo nascosta.
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