«Il calcio dei dilettanti così muore»
Roberto Fresu, presidente del Latte Dolce: «Servono aiuti da parte del governo»
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SASSARI. La serie D resta in attesa di risposte. A due mesi dall'ultima giornata di campionato nessuno ancora sa se la stagione può dirsi conclusa o se ci sono spiragli che si possa ripartire. Un clima di incertezza che coinvolge tutto e tutti, non solo il mondo del calcio, e per un imprenditore come Roberto Fresu, presidente del Latte Dolce, è difficile fare distinzioni di... campo. «Restiamo in una situazione di attesa, c'è bisogno di decisioni, di risposte, di soluzioni. Siamo tutti d'accordo che preservare la salute è la prima cosa, però si deve anche ragionare sul domani, sul futuro del mondo produttivo e anche dello sport. Non solo di quello d'élite ma a tutti i livelli. E purtroppo non c'è ancora niente di certo, dobbiamo aspettare. Senza perdere la speranza di ricominciare, abbiamo l'obbligo di crederci. Anche se in tutta onestà sarà molto difficile».
La fase 2 per il calcio resta molto nebulosa. «La serie D è la quarta serie italiana - dice Fresu - e ha una collocazione importante nel panorama calcistico nazionale, che porta a operare in modo professionistico mantenendo però lo status di dilettanti e dunque è priva di tutele per giocatori, allenatori e società. È chiaro che ora ci sia bisogno di una riforma profonda, altrimenti il nostro calcio muore. Sarà impossibile riuscire ad attuare le misure di prevenzione per salvaguardare la salute dei tesserati, garantire la sicurezza per tutti gli addetti ai lavori senza interventi e aiuti efficaci a sostegno del calcio».
La preoccupazione è tanta, soprattutto quando il pensiero va al settore giovanile, pilastro fondamentale di una società sana che lavora in prospettiva. I presidenti sono già impegnati per fronteggiare la crisi delle loro aziende, devono pensare in primis a salvare posti di lavoro e il futuro di tante famiglie, «e poi ci sono gli investimenti fatti nel calcio, scommettendo su progetti e crescita sportiva. Anche i lavoratori legati al calcio meritano di avere risposte e certezze. Ma restiamo in attesa e intanto ci prodighiamo per reggere l'urto, nella speranza di tornare in attività, consapevoli dei danni enormi prodotti da questo lungo periodo di chiusura».
Le auspicate «risposte certe e non più rinviabili» dovrebbero andare, secondo Fresu, in questa direzione: «Se come riferito dal ministro si destinassero 400 milioni a sostegno del mondo dilettantistico, si potrebbe evitare l'ecatombe di un buon 30% di società. Sarebbe un inizio importante per poter guardare con fiducia al futuro».
Sandra Usai
La fase 2 per il calcio resta molto nebulosa. «La serie D è la quarta serie italiana - dice Fresu - e ha una collocazione importante nel panorama calcistico nazionale, che porta a operare in modo professionistico mantenendo però lo status di dilettanti e dunque è priva di tutele per giocatori, allenatori e società. È chiaro che ora ci sia bisogno di una riforma profonda, altrimenti il nostro calcio muore. Sarà impossibile riuscire ad attuare le misure di prevenzione per salvaguardare la salute dei tesserati, garantire la sicurezza per tutti gli addetti ai lavori senza interventi e aiuti efficaci a sostegno del calcio».
La preoccupazione è tanta, soprattutto quando il pensiero va al settore giovanile, pilastro fondamentale di una società sana che lavora in prospettiva. I presidenti sono già impegnati per fronteggiare la crisi delle loro aziende, devono pensare in primis a salvare posti di lavoro e il futuro di tante famiglie, «e poi ci sono gli investimenti fatti nel calcio, scommettendo su progetti e crescita sportiva. Anche i lavoratori legati al calcio meritano di avere risposte e certezze. Ma restiamo in attesa e intanto ci prodighiamo per reggere l'urto, nella speranza di tornare in attività, consapevoli dei danni enormi prodotti da questo lungo periodo di chiusura».
Le auspicate «risposte certe e non più rinviabili» dovrebbero andare, secondo Fresu, in questa direzione: «Se come riferito dal ministro si destinassero 400 milioni a sostegno del mondo dilettantistico, si potrebbe evitare l'ecatombe di un buon 30% di società. Sarebbe un inizio importante per poter guardare con fiducia al futuro».
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