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Il giudice nega la parità di salario alle campionesse del mondo

ROMA. Vincenti in campo, ma sconfitte in tribunale. Le calciatrici della nazionale statunitense, due volte campionesse del mondo, hanno perso il primo round nella causa che le oppone alla...

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ROMA. Vincenti in campo, ma sconfitte in tribunale. Le calciatrici della nazionale statunitense, due volte campionesse del mondo, hanno perso il primo round nella causa che le oppone alla federcalcio americana per ottenere pari diritti salariali con la squadra di calcio maschile. A Los Angeles, infatti, il giudice Gary Klausner della Corte distrettuale per la California centrale ha respinto la richiesta di risarcimento di 66 milioni di dollari alla Us Soccer Federation, nell'ambito di una causa per discriminazione di genere. Il giudice Klausner ha rigettato la richiesta principale del procedimento rinviando a un nuovo dibattimento solo l'esame della parte di retribuzione accessoria su alloggi, viaggi e altri bonus.

«Siamo scioccate e deluse ma non rinunceremo al nostro duro lavoro per la parità di retribuzione», ha detto la portavoce Molly Levinson, annunciando che Megan Rapinoe, Carli Lloyd le altre 26 atlete presenteranno appello contro la sentenza. Megan Rapinoe, che del calcio femminile americano è un simbolo, aveva accusato di «sessismo» la federcalcio americana, e dopo la sentenza ha twittato seccamente: «Non ci fermeremo mai nella lotta per l'uguaglianza». Nella sentenza il giudice afferma di aver ricostruito tutte le fasi della trattativa e di aver, alla fine, respinto il ricorso perché le calciatrici avevano rifiutato un'offerta per parificare le retribuzioni in linea con la squadra maschile, in cambio di un maggior numero di contratti per le giocatrici e di altri bonus, e che pertanto tale richiesta ora non può essere ammessa con valore retroattivo. Per le loro due vittorie Mondiali le americane hanno incassato 6 milioni di dollari, e le squadre maschili di Germania e Francia (vincitrici a Rio e Mosca) sono andati rispettivamente ben 35 e 38 milioni di dollari. La parola passa al giudice d'appello.

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