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Il grido d’aiuto dei circoli «Noi, un mondo a rischio»

di Gianna Zazzara
Il grido d’aiuto dei circoli «Noi, un mondo a rischio»

Da quelli storici come la Torres Tennis a quelli che vivono delle quote di iscrizione In tanti potrebbero non farcela. «Non si può attendere ancora a lungo» 

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SASSARI. L’attività sportiva, di vertice e di base, è al palo, anche in Sardegna. L’emergenza coronavirus sta mettendo a dura prova un settore che non solo dà lavoro a centinaia di addetti tra collaboratori a vario titolo, in gran parte preparatori atletici, ma rappresenta una scuola di vita per bambini e ragazzi. Due le emergenze: da un lato la necessità di arginare le perdite accumulate in questi mesi a causa del blocco delle iscrizioni, sospese durante il lockdown, e dall’altro la necessità di farsi trovare pronti con le ferree misure sanitarie quando palestre, piscine, e campi riapriranno i battenti.

«Ci stiamo già preparando – annuncia Marco Ticca, vicepresidente del circolo sportivo Torres Tennis, uno dei più antichi dell’isola – A fine anno registreremo grandi perdite: da domani potranno allenarsi gli atleti di prima e seconda categoria ma per gli amatori e la scuola tennis non c’è ancora una data certa. Siamo in attesa di informazioni certe, capisco che con tutti i problemi che ci sono lo sport tenda ad essere messo in secondo piano, ma dobbiamo avere una risposta. C’è chi dice che i circoli possano riaprire il 18 maggio, chi a giugno, ma sono ipotesi. Di sicuro una qualche forma di riapertura a breve sarà una necessità economica tenuto conto che paghiamo gli affitti al Comune e abbiamo 2 segretarie, un contratto di manutenzione, 5 maestri di tennis più i preparatori atletici. Più la ripresa si sposta in avanti più le cose si complicheranno. E poi il tennis, come ha sottolineato il Politecnico di Torino su incarico del Coni, è uno degli sport più sicuri. Perché non farci ripartire allora?».

Preoccupato del “baratro” economico anche Alessandro Dedoni, presidente della società ginnastica Amsicora. Un momento difficile non solo dal punto di vista agonistico con lo stop ai campionati e in particolare con l’hockey sul prato, che vede i cagliaritani in prima fila, ma anche sul fronte amatori: è da loro che arrivarano preziose risorse per la sopravvivenza. Ginnastica, atletica, hockey ma anche palestra e piscine– affidate in gestione– sono al momento chiuse. «E non sappiamo quando potremo riaprire. Abbiamo diverse centinaia di ragazzi che ogni anno avviamo allo sport con i nostri centri e che ci portano diversi abbonamenti – si sfoga il presidente Dedoni –, poi ci sono le scuole che per noi sono un bacino importante. E in più ora con i campionati di hockey fermi non abbiamo accesso neanche ai fondi regionali sullo sport circa 100mila di introiti perché la nostra attività di promozione della Sardegna si è bloccata proprio a causa dello stop ai campionati. Speriamo di ripartire al più presto».
Tiene duro invece l’Amatori rugby Alghero, tra i primi sport a chiudere il campionato di serie A, a febbraio, proprio per l’emergenza sanitaria. «Non c’era altra soluzione, purtroppo. Ripartiremo a settembre, anche con la scuola rugby, sono fiducioso – dice il dirigente Ignazio Marinaro – Abbiamo interlocuzioni continue con la Regione che ci ha assicurato che ci aiuterà in tutti i modi. Lo sport è un patrimonio che non va disperso. Il problema saranno gli sponsor privati...». Ma questa è un’altra storia.

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