«Noi fratelli Piras, cresciuti a pane e pallone»
Pierpaolo racconta Gigi, ex bomber del Cagliari: «È stato un bell’esempio per tutta la famiglia»
2 MINUTI DI LETTURA
SELARGIUS. Chi meglio di Pierpaolo Piras, attaccante di spicco nel periodo tra la fine degli anni ’80 e ’90 nel panorama calcistico isolano, per dieci anni consecutivi uno dei cardini del Selargius, la squadra della sua città, può parlare del fratello Gigi, implacabile cannoniere che ha regalato tante soddisfazioni ai tifosi del Cagliari tra i primi anni ’70 fino al 1987?
«Lui per me è stato un riferimento fondamentale per la mia carriera di calciatore. Lo ammiro per quanto ha fatto e per essere riuscito a coronare il sogno di giocare in serie A con il Cagliari. Ma in famiglia non siamo stati solo io e lui a calcare i palcoscenici più importanti: tutti i miei fratelli, Sergio, Marco, Tonio, Aldo, si sono fatti conoscere, non soltanto in campo regionale - continua - Tonio ha giocato tra i professionisti con Torres, Sorso in C2 e Cagliari in B, era davvero bravo. Avrebbe fatto strada, ma purtroppo non ha potuto inseguire i suoi sogni, è venuto a mancare troppo presto a soli 31 anni».
«Con Gigi- prosegue Pierpaolo Piras- abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Mai nessuna invidia, andavo sempre a vederei suoi allenamenti, era un piacere vederlo all’opera, in area di rigore era davvero un fulmine e dotato di un grande fiuto della rete. Io nel mio piccolo ho cercato in qualche modo di imitarlo: l’esperienza accumulata giocando per tanti anni e l’aiuto determinante di diversi allenatori di fama tra cui Renzo Cappellaro, Elvio Salvori e Mario Tiddia, hanno fatto in modo che facessi mie le sue caratteristiche».
«Non ho assolutamente nessun rimpianto, dal calcio ho avuto tanto e mi sono tolto tante soddisfazioni. Ho calcato i principali palcoscenici nazionali della serie D, dove mi sono fatto conoscere ed apprezzare anche dagli avversari. Nella stagione 1992/93 ho avuto la possibilità di intraprendere un’ importante esperienza negli Stati Uniti dove il calcio iniziava a muovere i primi passi. Ricordo che un personaggio di spicco venne a Selargius e mi disse “perché non vai lì a giocare, sicuramente ne trarresti enormi vantaggi non soltanto per la tua carriera calcistica”. Ma rifiutai quella proposta anche perché a Selargius avevo tutto, una famiglia, un lavoro stabile, eppoi mi seccava lasciare un ambiente che mi stimava e amava tantissimo. Forse con i tempi di oggi magari ci avrei fatto un pensierino».
Stefano Serra
«Lui per me è stato un riferimento fondamentale per la mia carriera di calciatore. Lo ammiro per quanto ha fatto e per essere riuscito a coronare il sogno di giocare in serie A con il Cagliari. Ma in famiglia non siamo stati solo io e lui a calcare i palcoscenici più importanti: tutti i miei fratelli, Sergio, Marco, Tonio, Aldo, si sono fatti conoscere, non soltanto in campo regionale - continua - Tonio ha giocato tra i professionisti con Torres, Sorso in C2 e Cagliari in B, era davvero bravo. Avrebbe fatto strada, ma purtroppo non ha potuto inseguire i suoi sogni, è venuto a mancare troppo presto a soli 31 anni».
«Con Gigi- prosegue Pierpaolo Piras- abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Mai nessuna invidia, andavo sempre a vederei suoi allenamenti, era un piacere vederlo all’opera, in area di rigore era davvero un fulmine e dotato di un grande fiuto della rete. Io nel mio piccolo ho cercato in qualche modo di imitarlo: l’esperienza accumulata giocando per tanti anni e l’aiuto determinante di diversi allenatori di fama tra cui Renzo Cappellaro, Elvio Salvori e Mario Tiddia, hanno fatto in modo che facessi mie le sue caratteristiche».
«Non ho assolutamente nessun rimpianto, dal calcio ho avuto tanto e mi sono tolto tante soddisfazioni. Ho calcato i principali palcoscenici nazionali della serie D, dove mi sono fatto conoscere ed apprezzare anche dagli avversari. Nella stagione 1992/93 ho avuto la possibilità di intraprendere un’ importante esperienza negli Stati Uniti dove il calcio iniziava a muovere i primi passi. Ricordo che un personaggio di spicco venne a Selargius e mi disse “perché non vai lì a giocare, sicuramente ne trarresti enormi vantaggi non soltanto per la tua carriera calcistica”. Ma rifiutai quella proposta anche perché a Selargius avevo tutto, una famiglia, un lavoro stabile, eppoi mi seccava lasciare un ambiente che mi stimava e amava tantissimo. Forse con i tempi di oggi magari ci avrei fatto un pensierino».
Stefano Serra
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
