dopo lo stop
Il nuoto sardo è ripartito, a Sassari le prime bracciate
SASSARI. Il nuoto sardo riparte da Sassari. Dall’inizio della settimana infatti la piscina di Lu Fangazzu ha riaperto i battenti, almeno per quegli atleti, esattamente sette della Sport Full Time e...
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SASSARI. Il nuoto sardo riparte da Sassari. Dall’inizio della settimana infatti la piscina di Lu Fangazzu ha riaperto i battenti, almeno per quegli atleti, esattamente sette della Sport Full Time e due della Sporter, che hanno potuto riprendere gli allenamenti perché definiti dalla Federnuoto “di interesse nazionale”, avendo già i tempi di qualificazione per i campionati italiani.
«I ragazzi ora nuotano uno per corsia – spiega il direttore della struttura Domenico Elia – e si cambiano a casa. Per noi questa è una settimana propedeutica, che si serve per capire bene come lavorare anche in vista dell’aumento dell’utenza. Con la riapertura a fine maggio anche della vasca esterna, che è quattro volte quella interna, potremo accogliere molte più persone, ovviamente spalmando le presenze nell’arco dell’intera giornata. Dobbiamo anche ringraziare il Comune che ci ha dato la possibilità di ripartire».
«Siamo felici per questi agonisti – aggiunge il presidente della Sport Full Time Ilario Ierace – ma anche dispiaciuti per tutti gli altri. Uno stop di due mesi può anche portare i giovani ad abbandonare, e noi dobbiamo lavorare nel migliore dei modi per impedirlo, perché lo sport è importantissimo per la loro crescita». Un esempio che per il momento rimane isolato, visto che non è stato seguito nel resto dell’isola. «Gli atleti di interesse nazionale in Sardegna sono circa una cinquantina – dice il presidente regionale della Fin Danilo Russu – distribuiti un po’ su tutto il territorio, e questo costituisce un ulteriore problema, relativo agli spostamenti. Ma la scelta di riaprire gli impianti spetta ai gestori, e tutti sono in attesa delle nuove linee guida della Fin per le operazioni di messa in sicurezza, per le quali diversi impianti dovranno subire interventi importanti. E si attendono indicazioni per l’attività di base. Perché è evidente che senza quella non sarà possibile riaprire, la gestione di una piscina diventa antieconomica. Come Fin Sardegna dovremo sederci a tavolino con i comuni proprietari degli impianti per studiare un modo per gestire tutti insieme la situazione, in modo particolare per quanto riguarda il flusso degli utenti sia in entrata che in uscita».
Fabio Fresu
«I ragazzi ora nuotano uno per corsia – spiega il direttore della struttura Domenico Elia – e si cambiano a casa. Per noi questa è una settimana propedeutica, che si serve per capire bene come lavorare anche in vista dell’aumento dell’utenza. Con la riapertura a fine maggio anche della vasca esterna, che è quattro volte quella interna, potremo accogliere molte più persone, ovviamente spalmando le presenze nell’arco dell’intera giornata. Dobbiamo anche ringraziare il Comune che ci ha dato la possibilità di ripartire».
«Siamo felici per questi agonisti – aggiunge il presidente della Sport Full Time Ilario Ierace – ma anche dispiaciuti per tutti gli altri. Uno stop di due mesi può anche portare i giovani ad abbandonare, e noi dobbiamo lavorare nel migliore dei modi per impedirlo, perché lo sport è importantissimo per la loro crescita». Un esempio che per il momento rimane isolato, visto che non è stato seguito nel resto dell’isola. «Gli atleti di interesse nazionale in Sardegna sono circa una cinquantina – dice il presidente regionale della Fin Danilo Russu – distribuiti un po’ su tutto il territorio, e questo costituisce un ulteriore problema, relativo agli spostamenti. Ma la scelta di riaprire gli impianti spetta ai gestori, e tutti sono in attesa delle nuove linee guida della Fin per le operazioni di messa in sicurezza, per le quali diversi impianti dovranno subire interventi importanti. E si attendono indicazioni per l’attività di base. Perché è evidente che senza quella non sarà possibile riaprire, la gestione di una piscina diventa antieconomica. Come Fin Sardegna dovremo sederci a tavolino con i comuni proprietari degli impianti per studiare un modo per gestire tutti insieme la situazione, in modo particolare per quanto riguarda il flusso degli utenti sia in entrata che in uscita».
Fabio Fresu
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