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«Senza il calcio non so stare»

di Franco Cuccuru
«Senza il calcio non so stare»

Pierglui Scotto racconta il suo amore per il pallone: «Ho lasciato il lavoro per fare l’allenatore»

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SASSARI. Una vita per il calcio. Una passione per quel gioco che si trasforma in professione. Pierluigi Scotto, mister di valore, anche fra i dilettanti sa trasmettere la sua idea di calcio raccogliendo buonirisultati.

Mister cosa sarebbe la sua vita senza il calcio?

«Tutta la mia vita è codizionata da questo sport. Dopo aver giocato per tanti ho iniziato ad allenare i giovani. È stata una bella palestra».

Stare fermo quanto sofferenza le ha creato?

«È stato un colpo basso. Purtroppo, questa variabile impazzita del Covid non l'avevamo prevista».

Durante il lockdown come ha trascorso il tempo?

«Col mio collaboratore Roberto Sai che si occupa anche di video analisi, ho iniziato a ripassare il lavoro fatto negli ultimi tre anni. Siamo molto contenti del lavoro svolto con lo Stintino».

Lei per il calcio ha lasciato il lavoro di agente di commercio, lo rifarebbe?

«Ci voleva coraggio. Una scelta nata nel 2010 quando allenavo il Latte Dolce, in quel periodo iniziò la grande crisi nel lavoro, per cui, presi la decisione insieme alla famiglia di dedicarmi totalmente al calcio. Pentito? Per niente».

Quanto dedica al pallone durante la giornata?

«La mattina almeno due ore le dedico allo studio. Programmo il lavoro settimanale e giorno dopo giorno lo modifico in base alle mie sensazioni».

Quali sono gli strumenti di studio?

«Trascorro molte ore al computer. Approfondisco con libri e tesi di allenatori di mio gradimento che rispecchiano la mia idea di calcio».

Come è il suo rapporto con i quotidiani?

«Mi interessano gli articoli di cronaca e attualità. Sembrerà strano ma non leggo quotidiani sportivi».

Tra i suoi desideri, come ha manifestato più volte, da buon sassarese c’è quello di allenare la Torres, spera ancora in una chiamata?

«Ci sono andato più volte vicino, non è successo. Mai dire mai nella vita. Quando mi accordo con una qualsiasi squadra da quel momento vesto quella maglia, divento il primo e accanito tifoso figuriamoci se dovesse essere la Torres che per noi i sassaresi è qualcosa di speciale. In rossoblù ho giocato nelle giovanili e per due anni ho fatto parte della prima squadra».

Il Latte Dolce è rimasto nel suo cuore? Ha mai pensato a un ritorno?

«Con il Latte Dolce abbiamo fatto un miracolo calcistico. Con una scalata fantastica, con lo stesso gruppo di giocatori siamo passati dalla Promozione alla serie D, col solo inserimento di Garau e Falchi. Siamo stati protagonisti di vittorie importanti che non si possono dimenticare. Ritornarci? Mai dire mai».

Il sogno per il futuro?

«Come spesso dico ai ragazzi non bisogna mai smettere di sognare. Mi ritorna alla mente quando col Latte Dolce eravamo in Promozione dicevo ai ragazzi che volevo andare con loro in serie D. Mi guardavano basiti. I sogni possono diventare realtà, ho questa voglia dentro di me.

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