Peru, il primo sardo nella serie A di volley
di Fabio Fresu
Sassarese doc, l’esordio con l’Asti nel 1980 e 24 presenze in maglia azzurra L’allenatore Galleri: «Per il suo cartellino ci diedero un set di tute, accettammo»
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. 1980-2020. Sono trascorsi esattamente 40 anni da quando Pierpaolo Peru varcò il Tirreno per andare a giocare ad Asti, diventando così il “Neil Armstrong” della pallavolo sarda. Nessun pallavolista isolano prima di lui infatti aveva mai militato in serie A, una categoria che da qui sembrava veramente lontana quanto la Luna. Un doppio e straordinario exploit, visto che Peru, classe 1958, sassarese, cresciuto nel Circolo Silvio Pellico passando dalle squadre giovanili alla serie B, non solo disputò il campionato 1979/80 nella file dell’Asti, ma addirittura lo vinse, esordendo la stagione seguente in A1.
«Per il suo cartellino ci diedero un set di tute – racconta il suo allenatore alla Pellico Giampaolo Galleri – che non erano granché, infatti le mettemmo in uno scaffale e non le usammo mai. Ma per lui era un’occasione da non perdere, quindi lo mandammo volentieri». Pierpaolo rimane nella stessa società fino al 1984/85, poi gioca altri tre anni a Chieri, Cremona e Bologna. Era insomma un giocatore arrivato, ma non per questo era diventato un “personaggio”. Anzi, non aveva scordato i suoi primi compagni di squadra, con cui era rimasto sempre in contatto, e che frequentava quando rientrava per le vacanze, ed aveva conservato intatta la sua sana “cionfra” sassarese. Tanto che una volta capitò in città proprio quando la Silvio Pellico doveva giocare una partita di serie B e ne approfittò per organizzare un bello scherzo agli avversari. Si inserì in elenco giocatori, fece il riscaldamento regolare con la squadra, e negli attacchi di prova spaventò a morte i ragazzi dall’altra parte della rete. Poi all’ingresso in campo si sedette in panchina, e se ne stette lì fino alla fine, davanti ai loro volti sbigottiti.
Collezionò anche 24 presenze in nazionale, anche se il suo rapporto con l’azzurro non fu fortunato. Nel 1977 fu in predicato di trasferirsi al Catania di A1, allenato da Carmelo Pittera, ma all’ultimo momento gli fu preferito Claudio di Coste. Neanche a farlo apposta Catania vinse lo scudetto, Pittera e Di Coste approdarono in nazionale, e conquistarono un incredibile secondo posto ai campionati mondiali di Roma del 1978, con la squadra passata alla storia come il Gabbiano d’Argento.
Aveva smesso con la pallavolo giocata nel 1988 per trasferirsi a Cremona, dove si era sposato ed aveva aperto un negozio di abbigliamento. Ma i rapporti con Sassari erano rimasti stretti, ci tornava appena poteva per vedere sia la famiglia che gli amici di una vita. Ci era rientrato a maggior ragione nel 2002, quando aveva scoperto di essere ammalato, e preferiva curarsi qui. Ma il 4 ottobre di quell’anno l’arbitro aveva fischiato la fine e lui era uscito dal campo. Come sempre, in punta di piedi.
«Per il suo cartellino ci diedero un set di tute – racconta il suo allenatore alla Pellico Giampaolo Galleri – che non erano granché, infatti le mettemmo in uno scaffale e non le usammo mai. Ma per lui era un’occasione da non perdere, quindi lo mandammo volentieri». Pierpaolo rimane nella stessa società fino al 1984/85, poi gioca altri tre anni a Chieri, Cremona e Bologna. Era insomma un giocatore arrivato, ma non per questo era diventato un “personaggio”. Anzi, non aveva scordato i suoi primi compagni di squadra, con cui era rimasto sempre in contatto, e che frequentava quando rientrava per le vacanze, ed aveva conservato intatta la sua sana “cionfra” sassarese. Tanto che una volta capitò in città proprio quando la Silvio Pellico doveva giocare una partita di serie B e ne approfittò per organizzare un bello scherzo agli avversari. Si inserì in elenco giocatori, fece il riscaldamento regolare con la squadra, e negli attacchi di prova spaventò a morte i ragazzi dall’altra parte della rete. Poi all’ingresso in campo si sedette in panchina, e se ne stette lì fino alla fine, davanti ai loro volti sbigottiti.
Collezionò anche 24 presenze in nazionale, anche se il suo rapporto con l’azzurro non fu fortunato. Nel 1977 fu in predicato di trasferirsi al Catania di A1, allenato da Carmelo Pittera, ma all’ultimo momento gli fu preferito Claudio di Coste. Neanche a farlo apposta Catania vinse lo scudetto, Pittera e Di Coste approdarono in nazionale, e conquistarono un incredibile secondo posto ai campionati mondiali di Roma del 1978, con la squadra passata alla storia come il Gabbiano d’Argento.
Aveva smesso con la pallavolo giocata nel 1988 per trasferirsi a Cremona, dove si era sposato ed aveva aperto un negozio di abbigliamento. Ma i rapporti con Sassari erano rimasti stretti, ci tornava appena poteva per vedere sia la famiglia che gli amici di una vita. Ci era rientrato a maggior ragione nel 2002, quando aveva scoperto di essere ammalato, e preferiva curarsi qui. Ma il 4 ottobre di quell’anno l’arbitro aveva fischiato la fine e lui era uscito dal campo. Come sempre, in punta di piedi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
