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L’Olbia nelle mani dell’olandese volante

di Paolo Ardovino
L’Olbia nelle mani dell’olandese volante

Serie C, Van der Want ancora un punto fermo per i bianchi: «È stata una stagione tosta, ora ripartiamo con entusiasmo»

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OLBIA. Maarten Van der Want è il volto più rappresentativo dell'Olbia di questi anni. Arrivato nel 2015, si è guadagnato la stima e un posto nel cuore dei tifosi con le parate nella finale contro la Torres che valse la promozione in serie C. Poi poche presenze, sempre in ballottaggio con i nuovi portieri di turno sbarcati a Olbia, e sempre pronto quando chiamato in causa. In mezzo, l'idea di abbandonare il calcio per inseguire l'amore. Poi la favola è continuata in terra olbiese. Anche quest'anno, nella prima parte della stagione, per alcuni mesi è stato il numero uno tra i pali, sempre tra i migliori in campo. Poi ha ceduto il posto ad Aresti, quasi un déjà-vu di quello che già successe nel 2017. Ma senza nessun broncio, con il solito spirito e con il sostegno a tutta la squadra.

E anche stavolta, come negli ultimi anni, l'Olbia deve ricostruirsi in vista del prossimo campionato e riparte da Van der Want. Lui c'è. L'incognita maggiore è il tecnico, dopo che Brevi ha ammesso di volersi guardare attorno. Poi toccherà capire quali trasferimenti, quali conferme e quali nuove promesse faranno il loro arrivo da Cagliari. E sono solo i primi passi in vista di un nuovo anno, il quinto, in serie C.

Maarten, torniamo indietro nel tempo a due settimane fa. Come hai vissuto gli ultimi istanti del ritorno del playout con la Giana? Sotto per 1-0 sembrava ormai retrocessione, invece al 92'...

«Sembrava tutto finito, le lacrime erano pronte a uscire, c’erano pochissime speranze. Poi sono arrivate le invenzioni di Miceli e Pennington e il gol di Ogunseye. Onestamente non ricordo cosa ho pensato in quel momento. Ma ho provato una felicità immensa».

Al di là dello stop dovuto all'emergenza sanitaria, che stagione è stata?

«Tosta, davvero dura. Siamo partiti molto bene, ma poi ci siamo persi. Alla fine, però, abbiamo raggiunto l’obiettivo e questa è l’unica cosa che conta».

A livello fisico e mentale quali conseguenze ha portato il fatto di fermarsi così tanto e poi riprendere ad allenarsi in vista di un playout che avrebbe deciso la stagione?

«Io ho avuto la fortuna di potermi allenare durante lo stop, per cui fisicamente non ho avuto problemi. Certo, l’aspetto mentale ha avuto un contraccolpo diverso. Tanti pensavano che la stagione fosse finita, per questo forse è stato più difficile ripartire. D’altro canto, però, non c'è dubbio che sono stato felicissimo di rivedere i miei compagni e di conquistare la salvezza sul campo».

Tu e Aresti siete stati i protagonisti tra i pali tra prima e seconda parte della stagione.

«Tra noi c’è un ottimo rapporto, nato ormai tre anni fa. Sin da subito con Simone c’è stato il giusto feeling. Per me è un punto di riferimento importante, mi ha aiutato tanto con i suoi consigli, anche fuori dal campo» .

Come stai trascorrendo le vacanze?

«In questo momento sono nelle piscine naturali di Molara, per cui direi alla grande».

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