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Cagliari, va di male in peggio

di Roberto Muretto
Cagliari, va di male in peggio

Con l’Udinese la terza sconfitta di fila, decide Okaka. I rossoblù scivolano ancora in classifica

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INVIATO A CAGLIARI. Un'agonia. Questo è il finale di campionato del Cagliari.Chissà quali pensieri attraversano la mente del presidente Giulini. Magari si chiederà: ho speso 50 milioni di euro sul mercato per fare peggio dello scorso anno? Già, perchè i rossoblù continuano a scivolare in classifica e nonostante le sollecitazioni della società che chiedeva uno sforzo finale per stare tra le prime dieci e portare a casa un bel po' di milioni in più nella spartizione dei diritti televisivi, la squadra si sta spegnendo partita dopo partita e l'allenatore non riesce a trovare il bandolo della matassa. La sconfitta con l'Udinese è la pietra tombale sul futuro di Walter Zenga. Se fino a ieri aveva qualche possibilità di proseguire l'avventura in Sardegna adesso (lo avrà capito anche lui) chiuderà il campionato e poi saluterà. Non è riuscito a dare la svolta che il club gli aveva chiesto. Ha sicuramente delle attenuanti ma nella gara di ieri si è avuta la conferma della grande confusione che regna nel gruppo del quale, pare, il tecnico, non ha più il controllo. L'Udinese è scesa campo con la salvezza in tasca. La vittoria del Bologna sul Lecce aggiunge la certezza matematica alla permanenza in serie A dei friulani. Ma nonostante questo non ha fatto sconti e si porta a casa i tre punti meritatamente.

Poker. Quattro le novità nella formazione del Cagliari rispetto alla gara con la Lazio. L'assenza più importante è quella di Rog, in panchina per un fastidio a un ginocchio. Zenga dà fiducia a Ladinetti nel ruolo di regista e schiera dall'inizio Ragatzu. In difesa tornano nei primi undici Ceppitelli e Pisacane. Il modulo? 4-3-1-2 con Ragatzu dietro le punte, Nandez a sinistra e Ionita dalla parte opposta a centrocampo, scambiati di fascia dopo poco più di un quarto d'ora. L'Udinese risponde col collaudato 3-5-2. Gotti preferisce Okaka e Nestorowski che fa coppia in attacco con Lasagna. De Paul regista in mezzo al campo.

Doccia fredda. Due giri di lancette e l'Udinese è già avanti. Okaka "scherza" Ceppitelli dentro l'area e la mette dentro. Peggio di così non poteva cominciare per i rossoblù che accusano il colpo e fanno una faticaccia a costruire un'azione ragionata. Ladinetti viene chiamato poco in causa, la circolazione della palla è lenta, gli inserimenti sulle corsie inesistenti. Il Cagliari si affida a qualche spunto individuale più che alla giocata corale. Il mister rossoblù dopo mezz'ora sposta Ragatzu largo a destra e riporta la difesa a tre avanzando Lykogiannis. Poi cambia ancora. Segnale chiaro che in campo c'è una grande confusione e il primo a non avere le idee chiare è proprio l'allenatore. La squadra isolana sembra incapace di produrre gioco, non c'è movimento senza palla, le ripartenze vengono fatte con i ritmi della lumaca. Quando De Paul accelera sono dolori e se all'intervallo il vantaggio dell'Udinese non è più cospicuo lo si deve a Cragno, decisivo in almeno due occasioni.

Terzo ko di fila. Una manciata di minuti della ripresa e Zenga cambia tre giocatori. Entrano Pereiro, Faragò e Mattiello, escono Ladinetti, Pisacane e Lykogiannis. E' un Cagliari più offensivo e si cambia ancora modulo passando al 4-2-3-1, nel tentativo di dare la sveglia a una squadra preda del torpore. I rossoblù hanno un sussulto quando i friulani decidono di giocare solo di rimessa e un paio di volte vanno vicini al pari. Ma sono azioni sporadiche, più figlie di iniziative dei singoli che di azioni ragionate. Nel finale Zenga fa esordire Marigosu e toglie Ragatzu. Il Cagliari ogni tanto ha un sussulto ma non dà mai la sensazione di poter affondare con convinzione. Nel recupero la palla buona capita sui piedi di Joao Pedro ma sbaglia da due passi. Finisce con un'altra sconfitta (la terza di fila) e col patron Giulini che mastica amaro. Mentre il Cagliari scivola, scivola, scivola.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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