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«Bravissima Dalia, dopo 32 anni mi hai soffiato il record»

«Bravissima Dalia, dopo 32 anni mi hai soffiato il record»

Fino a domenica Rita Angotzi era la sarda più veloce nei 200 «Però ho ancora il miglior tempo nei 100, accetto la sfida»

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SASSARI. «Non sono più la “freccia” della Sardegna? Era ora che qualcuno mi rubasse il record... Complimenti Dalia».

Rita Angotzi, oristanese, 53 anni, fino a domenica scorsa, quando Dalia Kaddari ha vinto il titolo italiano nei 200 metri, era la ragazza più veloce della Sardegna. Un record che Rita aveva stabilito 32 anni fa alle Olimpiadi di Seul, in Corea: 200 metri fatti di corsa in 23 secondi e 33 centesimi, 3 centesimi più di Dalia. «A Seul purtroppo con quel tempo mi sono fermata ai quarti di finale ma ero felice lo stesso perché avevo stabilito il record di velocità per un’atleta sarda. Ora Dalia mi ha spodestato, è lei il futuro. Però vorrei dirle che ho ancora qualcosa nello scrigno: 11’’36, il record sardo dei 100 metri, nona prestazione italiana di tutti i tempi. Non vedo l’ora che qualcuno me lo soffi. Dalia cosa ne dici? ».

Una carriera breve ma intensa quella della Angotzi. Scoperta a 13 anni ai Giochi della Gioventù dall’allenatore Francesco Garau («correvo gli 80 ad ostacoli ma ero troppo lenta, così mi sono buttata sugli sprint») è costretta ad abbandonare l’agonismo a 23. «Ho avuto un problema serio alla schiena, una lesione permanente a un nervo, nella zona sacrale, che mi ha costretto ad abbandonare l’agonismo». Tutto accade nel 1988, dopo le Olimpiadi di Seul, dove arriva nei quarti di finale nei 200 e in semifinale con la staffetta azzurra 4x100. «Rientro e cominciano i dolori, dolori lancinanti». Dopo due mesi viene operata a Roma ed è costretta a una lunga convalescenza. Ma non molla. «A due anni dall’operazione riprendo ad allenarmi e decido di fare la stagione indoor, non volevo aspettare a gareggiare in estate, all’aperto. Avevo un desiderio incredibile di tornare in pista». Tanta è la voglia che Rita nel 1991 conquista il record italiano nei 60 metri indoor. «È stata la mia ultima gara, poi ho dovuto abbandonare...».

Nonostante l’interruzione brusca della sua carriera, Rita ha un ricordo bellissimo di quegli anni. «Grazie all’atletica ho girato il mondo. E poi le amicizie.. con Valentina Uccheddu, campionessa di salto in lungo, abbiamo condiviso una parte importante dei nostri anni di gioventù». Ora Rita vive a Valencia, in Spagna, dove lavora come biologa molecolare. «Un consiglio per Dalia? Dal punto di vista agonistico le suggerisco di puntare più sull’agilità che sulla potenza, ma sono sicura che ha un bravissimo allenatore». E poi? «Le auguro di vivere in maniera completa questo momento ma occhio a costruire il futuro. Nell’atletica leggera le carriere hanno la durata di un lampo, bisogna coltivare in parallelo anche altre passioni. Non finirò mai di ripeterlo: nella vita ci vuole sempre un piano B. A me è tornato utile». (g.z.)

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