Borrotzu, super bomber e portiere di professione
di Roberto Muretto
L’highlander del calcio sardo segna col Tempio e lavora in un istituto di vigilanza «A 42 anni gioco per passione. Ma ci sono troppi dirigenti senza... portafoglio»
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PORTO TORRES. Aveva deciso di dire basta. La carriera calcistica di Antonio Borrotzu ( 42 anni compiuti sabato scorso), dopo quasi trent'anni, sembrava al capolinea. Un paio di mesi fa è arrivata la chiamata del Tempio, club dove è cominciato tutto quando aveva 15 anni. Ci ha pensato, ripensato, poi è scattata la molla che lo ha convinto ad andare avanti. «Il Tempio ha insistito moltissimo - spiega il bomber circa 300 reti in carriera -. In quella società sono cresciuto. Avevano piacere che tornassi, in particolare il presidente Bruno Albetino. Mi ha fatto capire che sarebbero stati felici se avessi deciso di indossare di nuovo quella maglia» .
Perchè voleva smettere?
«La scorsa stagione sono andato al Ploaghe e oltre a giocare mi hanno proposto di allenare la squadra Allievi. E' successo che due dirigenti hanno preso il patentino e allenavano loro. L'ho presa male, ci sono state delle incomprensioni, che in seguito abbiamo chiarito, ma non ho ripreso a giocare perchè mi era passato l'entusiasmo».
Cosa le ha dato il pallone?
«Ho avuto stagioni positive e negative e queste ultime sono quelle da cui ho imparato di più. Per me il calcio è stato un lavoro per oltre vent'anni».
Che cosa fa oggi?
«Portierato per un istituto di vigilanza. Ho fatto la guardia giurata ma i turni erano troppo faticosi, direi stressanti. Giocare e lavorare era complicatissimo. Col lavoro di portierato è compatibile».
La soddisfazione più bella ?
«Chi ha giocato con me ha considerazione e rispetto. Vuol dire che ho seminato bene a livello di rapporti umani».
La gioia più bella che ha avuto dal calcio?
«La vittoria del campionato di Eccellenza col Tavolara alla penultima giornata. A gennaio il Budoni aveva 9 punti più di noi, era strafavorito. Ricordo che andammo a giocare a casa loro, gli bastava un pari ed erano promossi. Avevano preparato la festa. Vincemmo 1-0 con un mio gol su rigore. Ma ricordo anche la grande cavalcata con l'Ateltico Uri, dalla Prima categoria all'Eccellenza».
La più grande delusione?
«La scarsa professionalità dei dirigenti delle società. Presidenti che fanno promesse e poi non le mantengono. Per fortuna non sono tutti così, ma ci sono persone che definisco senza portafoglio, che si permettono di prendere in giro i calciatori. Poi trovano le scuse più assurde pur di non pagare».
Lei ha giocato tra i professionisti, ha dei rimpianti?
«Ho giocato in serie C col Tempio, col Messina, col Castrovillari e con l'Igea Virtus. Non sono uno che si piange addosso, ho fatto la carriera che meritavo. Le chance le ho avute. Sono tanti a dire che potevo fare di più. Evidentemente avevo dei limiti».
In famiglia le dicono di andare avanti o le consigliano di smettere?
«Non sono sposato, convivo con Marcella e abito Porto Torres. Ho una figlia, Maria Grazia, vive ad Alghero, ha 16 anni e frequenta il liceo classico. Lei è la cosa più importante della mia vita. La scelta di convivere a Porto Torres l'ho fatta per starle vicino. Mia figlia è spesso qui a casa mia, altre volte vado io da lei. E' una bravissima ragazza e va d'accordo con Marcella. Loro non parlano mai di calcio».
42 anni appena compiuti, vecchio per il pallone?
«Se mi diverto e il fisico me lo permette vado avanti. Ho preso il patentino Uefa B, proverò a fare l'allenatore più avanti anche se non è facile».
Il Tempio gioca per vincere il campionato di Prima?
«Il Tempio deve stare nell'elite del calcio sardo. Io darò il massimo per riportarlo nelle categorie che gli competono per storia e tradizione» .
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Perchè voleva smettere?
«La scorsa stagione sono andato al Ploaghe e oltre a giocare mi hanno proposto di allenare la squadra Allievi. E' successo che due dirigenti hanno preso il patentino e allenavano loro. L'ho presa male, ci sono state delle incomprensioni, che in seguito abbiamo chiarito, ma non ho ripreso a giocare perchè mi era passato l'entusiasmo».
Cosa le ha dato il pallone?
«Ho avuto stagioni positive e negative e queste ultime sono quelle da cui ho imparato di più. Per me il calcio è stato un lavoro per oltre vent'anni».
Che cosa fa oggi?
«Portierato per un istituto di vigilanza. Ho fatto la guardia giurata ma i turni erano troppo faticosi, direi stressanti. Giocare e lavorare era complicatissimo. Col lavoro di portierato è compatibile».
La soddisfazione più bella ?
«Chi ha giocato con me ha considerazione e rispetto. Vuol dire che ho seminato bene a livello di rapporti umani».
La gioia più bella che ha avuto dal calcio?
«La vittoria del campionato di Eccellenza col Tavolara alla penultima giornata. A gennaio il Budoni aveva 9 punti più di noi, era strafavorito. Ricordo che andammo a giocare a casa loro, gli bastava un pari ed erano promossi. Avevano preparato la festa. Vincemmo 1-0 con un mio gol su rigore. Ma ricordo anche la grande cavalcata con l'Ateltico Uri, dalla Prima categoria all'Eccellenza».
La più grande delusione?
«La scarsa professionalità dei dirigenti delle società. Presidenti che fanno promesse e poi non le mantengono. Per fortuna non sono tutti così, ma ci sono persone che definisco senza portafoglio, che si permettono di prendere in giro i calciatori. Poi trovano le scuse più assurde pur di non pagare».
Lei ha giocato tra i professionisti, ha dei rimpianti?
«Ho giocato in serie C col Tempio, col Messina, col Castrovillari e con l'Igea Virtus. Non sono uno che si piange addosso, ho fatto la carriera che meritavo. Le chance le ho avute. Sono tanti a dire che potevo fare di più. Evidentemente avevo dei limiti».
In famiglia le dicono di andare avanti o le consigliano di smettere?
«Non sono sposato, convivo con Marcella e abito Porto Torres. Ho una figlia, Maria Grazia, vive ad Alghero, ha 16 anni e frequenta il liceo classico. Lei è la cosa più importante della mia vita. La scelta di convivere a Porto Torres l'ho fatta per starle vicino. Mia figlia è spesso qui a casa mia, altre volte vado io da lei. E' una bravissima ragazza e va d'accordo con Marcella. Loro non parlano mai di calcio».
42 anni appena compiuti, vecchio per il pallone?
«Se mi diverto e il fisico me lo permette vado avanti. Ho preso il patentino Uefa B, proverò a fare l'allenatore più avanti anche se non è facile».
Il Tempio gioca per vincere il campionato di Prima?
«Il Tempio deve stare nell'elite del calcio sardo. Io darò il massimo per riportarlo nelle categorie che gli competono per storia e tradizione» .
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