Cagliari bello a metà, troppi i black-out in difesa
di Stefano Ambu
Per la quarta volta in stagione i rossoblù si fanno riprendere dagli avversari Per fortuna di Di Francesco (e dei tifosi) l’attacco gira alla media di 2 gol a partita
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CAGLIRI. Bologna-Cagliari, in novanta minuti una sorta di Bignami delle prime sei giornate di campionato. Tre a due per i felsinei, questo si sa. E il punteggio è più o meno lo specchio di quello che è accaduto finora in sei giornate: la squadra di Di Francesco sta andando avanti con una media di due gol a partita realizzati. E di due reti e mezzo a gara al passivo. Sabato notte il Cagliari, con quindici reti subite, era al primo posto nella classifica delle difese più perforate. Altro problema: il Cagliari non riesce a gestire il vantaggio. Sabato è capitato due volte dopo l'1-0 di Joao Pedro e dopo il 2-1 di Simeone. Ma ai rossoblù succede spesso: ripresi dal Sassuolo alla prima giornata dopo il gol di Simeone. E riacciuffati dal Torino e dal Crotone dopo i provvisori vantaggi sempre del Cholito. Contro granata e calabresi poi il Cagliari era poi riuscito a vincere, ma questo è un altro discorso che va inserito nel capitolo delle cose positive di questo inizio stagione.
Difesa fragile. E - non è un controsenso- Cragno è sempre tra i migliori in campo. Le statistiche finali della gara del Dell'Ara sono impietose: il Bologna ha tirato in porta ventidue volte, il Cagliari sette. I gol? Cragno sabato ha sicuramente pensato a cinque anni fa quando - l'allenatore era Zeman - gli attaccanti avversari, anche da fuori area, erano liberi di prendere la mira e piazzare il pallone dove volevano. Allora se la prendevano tutti con lui e c'è voluta un po' di B e di sofferenza per dimostrare che in fondo in fondo le colpe non erano tutte sue. Perché far tirare gli avversari da fuori senza provare a mettere il piede davanti alla palla è un po' come, nel basket, lasciare il cecchino libero sui tiri da tre: il destino è inevitabile. Passi il primo gol: lento Walukiewicz e bravo a Barrow a trovare spazio e tiro. Ma sulle altre due reti è successo qualcosa su cui si dovrà lavorare parecchio: Soriano ha praticamente tirato un rigore da fuori area, Barrow aveva il primo cagliaritano vicino (Rog?) a due metri. Non che Di Francesco non si sia accorto della situazione. Nella penultima conferenza stampa era stato quasi profetico: aveva spiegato che in passato era stato paragonato a Zeman, ma che in realtà con il suo Sassuolo era andato in Europa proprio stando attento anche alla fase difensiva. E ieri si è detto molto arrabbiato per il comportamento della squadra in fase di contenimento. E per la prossima settimana ribadirà come un mantra il suo concetto chiave: anche gli attaccanti devono fare i difensori.
Perché la verità è che il Cagliari sta giocando, al di là del 4-2-3-1, sta con tre punte (Simeone, Joao Pedro e Sottil) più uno che spinge, Nandez, e qualche volta - anche se è il giocatore che corre di più in A - non ce la fa (legittimamente) a tornare. In più dietro sulle fasce ha giocatori che, come propensione, sono dei centrocampisti, se non delle mancate ali: Zappa e Lykogiannis. Però è anche un Cagliari che ai tifosi piace: soprattutto sulla destra si sono viste giocate che non si vedevano da parecchio. Un atteggiamento del genere - con una squadra sempre pronta a ripartire e attaccare - a Cagliari non si vedeva forse dai tempi di Ballardini e Allegri. E dal 4-1 all'Inter nell'era Zeman.
Difesa fragile. E - non è un controsenso- Cragno è sempre tra i migliori in campo. Le statistiche finali della gara del Dell'Ara sono impietose: il Bologna ha tirato in porta ventidue volte, il Cagliari sette. I gol? Cragno sabato ha sicuramente pensato a cinque anni fa quando - l'allenatore era Zeman - gli attaccanti avversari, anche da fuori area, erano liberi di prendere la mira e piazzare il pallone dove volevano. Allora se la prendevano tutti con lui e c'è voluta un po' di B e di sofferenza per dimostrare che in fondo in fondo le colpe non erano tutte sue. Perché far tirare gli avversari da fuori senza provare a mettere il piede davanti alla palla è un po' come, nel basket, lasciare il cecchino libero sui tiri da tre: il destino è inevitabile. Passi il primo gol: lento Walukiewicz e bravo a Barrow a trovare spazio e tiro. Ma sulle altre due reti è successo qualcosa su cui si dovrà lavorare parecchio: Soriano ha praticamente tirato un rigore da fuori area, Barrow aveva il primo cagliaritano vicino (Rog?) a due metri. Non che Di Francesco non si sia accorto della situazione. Nella penultima conferenza stampa era stato quasi profetico: aveva spiegato che in passato era stato paragonato a Zeman, ma che in realtà con il suo Sassuolo era andato in Europa proprio stando attento anche alla fase difensiva. E ieri si è detto molto arrabbiato per il comportamento della squadra in fase di contenimento. E per la prossima settimana ribadirà come un mantra il suo concetto chiave: anche gli attaccanti devono fare i difensori.
Perché la verità è che il Cagliari sta giocando, al di là del 4-2-3-1, sta con tre punte (Simeone, Joao Pedro e Sottil) più uno che spinge, Nandez, e qualche volta - anche se è il giocatore che corre di più in A - non ce la fa (legittimamente) a tornare. In più dietro sulle fasce ha giocatori che, come propensione, sono dei centrocampisti, se non delle mancate ali: Zappa e Lykogiannis. Però è anche un Cagliari che ai tifosi piace: soprattutto sulla destra si sono viste giocate che non si vedevano da parecchio. Un atteggiamento del genere - con una squadra sempre pronta a ripartire e attaccare - a Cagliari non si vedeva forse dai tempi di Ballardini e Allegri. E dal 4-1 all'Inter nell'era Zeman.
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