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Ma che gol “Pelé” Floris per quel mitico, sardo 4-3

di Luca Urgu
Ma che gol “Pelé” Floris per quel mitico, sardo 4-3

26 aprile 1981, Calmedia Bosa-Boys Alghero vale il grande salto in Promozione Quasi quarant’anni dopo i protagonisti raccontano un match indimenticabile

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NUORO. Ci sono partite che rimangono impresse nella mente di chi le ha giocate e di chi le ha viste. Qualcuno ricorda ancora immagini, seppure sbiadite, anche suoni e parole scambiate con compagni e avversari nel rettangolo di gioco. Altri ancora il sibilare della palla che impatta contro i legni e si infila in rete provocando quel suono che ogni attaccante di razza conosce bene e sogna puntualmente.

Una di queste partite rimaste impresse nella memoria dei protagonisti si è giocata 39 anni fa al Campo Italia di Bosa tra la Calmedia e la Boys Alghero. Una sorta di derby molto sentito della west coast. Anche perché dall’esito di quella gara si confermò il primato e la supremazia dei bosani che vinsero il torneo approdando in Promozione. Un salto di categoria storico per i rossoverdi della cittadina sul Temo e la sua seconda squadra fondata – tra gli altri – dal sacerdote-giocatore Don Paolino Fancellu che di lì a poco avrebbe appeso le scarpette al chiodo per dedicare il poco tempo che gli rimaneva dalla parrocchia alla dirigenza. La gara di ritorno si disputò il 26 aprile per la ripresa del campionato di Prima categoria girone B (allora erano solo tre i gironi). Il risultato finale fu un rocambolesco 4 a 3 per i bosani che conservarono così due lunghezze di vantaggio sull’Attilia Nuoro che inseguiva a ruota.

Nessuno arrivava in campo con cuffie e auricolari per ascoltare la musica preferita per caricarsi in vista del mach. Al massimo gli amanti dei pezzi del momento (in quell’anno facevano faville Orchestral manoeuvres in the dDark con Enola Gay e i nazional popolari Ricchi e poveri con il brano Sarà perché ti amo) ascoltavano in quella Maledetta primavera (altro brano di Loretta Goggi nelle top ten) nel juke box dei bar o nelle cassette ora introvabili. Altri tempi ma belle emozioni, quelle sì ancora attuali a otto lustri di distanza.

Il clima era caldo in campo e sugli spalti, sempre gremiti con migliaia di persone. Il risultato finale 4 a 3 basterebbe da solo a raccontare le mille emozioni di una partita senza fine. Un culmine di emozioni. «Per raccontarla ci vorrebbe un'eternità«, dice Pierfranco Casula, oggi sindaco di Bosa e allora difensore roccioso della Calmedia. «Dico solo che in quell'occasione ho visto il più bel gol (o uno dei più belli) della mia vita calcistica, segnato da Giuseppe Floris "Pelè". Un’autentica prodezza che fu il sigillo di una gara molto bella e sempre in bilico».

La Calmedia a metà del primo tempo ha l’occasione per andare in vantaggio ma il rigore viene sbagliato da Angelo Pischedda “Cappellini”, mezzala di centrocampo mancina, tutto estro. Fuori. «Solitamente calciavo bene ma quel giorno andò così», ricorda l’allora ventenne. I catalani partirono meglio e andarono subito in vantaggio per poi raddoppiare nel primo tempo anche se la Calmedia riuscì ad andare al riposo con il parziale di 2-1. A metà del secondo tempo pareggio della Calmedia ma, subito dopo, in contropiede, la Boys passa nuovamente in vantaggio: Calmedia 2 - Boys Algherese 3. Da quel momento in poi un assedio alla porta avversaria che si concluse con dieci minuti di calcio spettacolo da entrambe le squadre. All'80’ il gol che diede il via alla rimonta della Calmedia. Lo racconta Casula con il piglio del telecronista. «Punizione poco oltre la metà campo, sulla sinistra. Mentre mi apprestavo a calciare Floris "Pelè" mi indicò con l'indice dove voleva il pallone. Calciai. Più che un cross, un passaggio poco dentro l'area, tutto sulla sinistra. Pelè si inventò un calcio al volo di sinistro in torsione, spalle alla porta. Collo pieno e palla all'incrocio. Ricordo che dopo qualche secondo di stupore, i giocatori della Boys (mentre noi assaltavamo Pelè per festeggiare) applaudirono quel gol spettacolare. Tornati a centrocampo il capitano della Boys, Alfonso (gran giocatore), si avvicinò a Pelè per stringergli la mano». La partita si concluse con un altro gol spettacolare: un tiro da 30 metri di Michele Marongiu (tutti dicono avrebbe meritato migliori fortune) che chiuse la partita. «Nonostante abbia giocato tante altre partite, ancora oggi mi vengono i brividi a ricordare quella, che fu decisiva per la vittoria del campionato», conclude Casula che rispetto ad allora – agli anni giovanili (…cando bramas festas e feminas, cit. Montanaru), ha guadagnato la fascia tricolore ma perso la nera chioma. Pallone e politica si intrecciavano a meraviglia in quegli anni quando il giovane sindaco di Bosa era il professor Guido Morelli con un passato da giocatore sia con la maglia del Bosa che con la Calmedia.

Lo scatto di allora lo ha mantenuto anche ora Raffale Ballone, 62 anni e mezzo, dipendente delle Poste. Lo si può incontrare nella sua Alghero mente consegna la corrispondenza e non rinuncia a due chiacchiere sui bei tempi di calcio e goventù. In quella partita a Bosa con la Calmedia a quello splendido portiere che fu Bastiano Ledda rifilò nel primo tempo una doppietta che tuttavia non bastò ai suoi a far vincere la partita. Sui gol, forse perché ne ha fatto tanti in carriera, i suoi ricordi non sono nitidissimo. Il vecchio bomber però mette a fuoco il contesto. «A Bosa erano sempre partite molto accese e quella non fu da meno. Tosta e spigolosa, ricordo i tanti calci presi ma anche i bei duelli con gli avversari, quell’anno particolarmente forti tanto che riuscirono a centrare il salto di categoria», racconta il centravanti catalano. Un altro protagonista di quella gara che i cugini Bosa non dimenticano per ovvie ragioni è stato Luigi Alfonso. Grande talento, molto veloce e capace di muoversi a tutto campo. Sulle spalle il numero 7, ma a volte anche il 4, era l’uomo di maggior personalità dei suoi. Uno di quelli che a Bosa faceva sempre delle grandi partite. Forse anche per le sfide con la Calmedia dove il suo talento faceva la differenza i dirigenti del Bosa, l’altra squadra della città del Temo decisero di acquistarlo assicurandosene i servigi per tre stagioni. «Malgrado i 50 chilometri di distanza andare a Bosa per me era come andare a Cagliari. Sia quella finita per 4 a 3 per la Calmedia che altre furono tutte delle belle partite, intense e combattute», dice dal suo studio di consulente del lavoro. Tutto quaranta anni fa era più semplice di adesso. Anche lo svago e il divertimento aveva dei tempi e dei ritmi più compassati. «Avevo una “greffa” di compagni di squadra che frequento ancora. Avevamo pochi soldi in tasca, si stava molto all’aria aperta e quando entravano due lire si andava in pizzeria o si affittava qualche sala per fare festa».

Alghero con il suo lungomare si ritagliava già il ruolo di città turistica e chi come i ragazzi della Boys aveva vent’anni o poco più in quel paradiso ci stava di lusso. E ancora oggi non ci si stanca di quella brezza di mare e di quel porto che anche solo con il pensiero ti proietta lontano.

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