«All’Olbia serve un po’ di cattiveria»
di Paolo Ardovino
Pennington fa il punto sul campionato dei bianchi. «Abbiamo centrato buoni pareggi, ma vincere è tutta un’altra cosa»
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OLBIA. Nicholas Pennington è uno di quei giocatori che il carisma ce l’ha, il carattere pure, ma non li trasmette a parole. Nelle conferenze stampa risponde alla domanda e niente più. Pennington si affida alla palla tra i piedi, lì è tra le voci più autorevoli della squadra.
Al quarto anno in maglia bianca è vicino al tetto delle cento presenze in serie C, a soli 21 anni. Prima Mereu, poi Filippi, Carboni nella sua breve parentesi, Brevi, ora Canzi: forse l’unica costante di tutti gli allenatori passati a Olbia è la certezza del biondo italo-australiano tra i titolari. Quest’anno, è l’uomo-chiave della squadra e tra i centrocampisti più decisivi del girone. Certo, è giovane ma già conosce il calcio. «Magari capitano due partite giocate male e nessuno dice più nulla, bisogna impegnarsi con continuità». Continuità, vien difficile parlarne in questo campionato dove capita di giocare tre volte in una settimana e stare fermi per venti giorni.
Che situazione è?
«Molto strana. Comunque ci si continua ad allenare e a pensare alle partite. Che col Como non avremmo giocato ormai lo si sapeva, ma per lo scorso turno, con la Lucchese, fino al venerdì sera stavamo preparando la sfida».
Ne state approfittando per guardare le altre squadre?
«Io personalmente seguo i risultati, l’idea che mi sono fatto è che si tratta di un girone molto combattuto. Tante squadre che lottano per il primo posto ma anche per playoff e playout».
Insieme al mister avrete avuto modo di fare un punto della situazione, che bilancio è quello dell’Olbia vista finora?
«I risultati non sono arrivati, quindi non la vivi benissimo nonostante alcuni buoni pareggi. Vincere è tutt’altra cosa, cambia lo spirito con cui ti alleni. Discutiamo degli errori, di reparto e individuali, che ci costano sempre qualcosa. E ci manca cattiveria sotto porta e rientrare meglio: già con la Pro Vercelli siamo migliorati, e senza l’espulsione…».
Un gol segnato, tanti tiri in porta, prestazioni ben oltre la sufficienza, a livello individuale qual è il primo bilancio?
«Penso di essere migliorato tanto, adesso sto dimostrando il mio valore, anche se non conta niente quando non arrivano le vittorie».
Troppo severo. Sembra proprio la tua miglior stagione, al di sopra delle ultime.
«Per una combinazione di cose: le indicazioni dell’allenatore, la crescita dopo questi anni in serie C. Devo continuare a fare bene, sette partite dicono poco. Sento di essere cresciuto tanto dal punto di vista fisico e mentale, ma ora possiamo dire quello che vogliamo, magari tra due partite giocate male nessuno dice più nulla».
Dei tanti allenatori che hai incontrato a Olbia, cos’ha di diverso Canzi?
«Tutti hanno diversi approcci tattici e di rapporto. Canzi crea e cerca molto il rapporto col giocatore. Rispetto all’ultimo, Brevi, che ci faceva aspettare di più dietro compatti, Canzi vuole pressare alto. Con la Pro Vercelli lo abbiamo fatto benissimo».
Perché gli altri compagni di reparto non riescono a dare lo stesso apporto tuo in fase offensiva?
«Dipende anche dalle caratteristiche, un Ladinetti è più importante in fase di costruzione. Io mi inserisco, aiuto gli attaccanti, sto trovando bene i tempi forse perché ho più fiducia».
Visto che ci hai giocato e se ne parla spesso, che ne pensi del ritorno di Ragatzu?
«Sono molto contento perché mi farà ridere un sacco, come ha sempre fatto. Certo, poi èanche fortissimo, può sicuramente dare una mano».
Al quarto anno in maglia bianca è vicino al tetto delle cento presenze in serie C, a soli 21 anni. Prima Mereu, poi Filippi, Carboni nella sua breve parentesi, Brevi, ora Canzi: forse l’unica costante di tutti gli allenatori passati a Olbia è la certezza del biondo italo-australiano tra i titolari. Quest’anno, è l’uomo-chiave della squadra e tra i centrocampisti più decisivi del girone. Certo, è giovane ma già conosce il calcio. «Magari capitano due partite giocate male e nessuno dice più nulla, bisogna impegnarsi con continuità». Continuità, vien difficile parlarne in questo campionato dove capita di giocare tre volte in una settimana e stare fermi per venti giorni.
Che situazione è?
«Molto strana. Comunque ci si continua ad allenare e a pensare alle partite. Che col Como non avremmo giocato ormai lo si sapeva, ma per lo scorso turno, con la Lucchese, fino al venerdì sera stavamo preparando la sfida».
Ne state approfittando per guardare le altre squadre?
«Io personalmente seguo i risultati, l’idea che mi sono fatto è che si tratta di un girone molto combattuto. Tante squadre che lottano per il primo posto ma anche per playoff e playout».
Insieme al mister avrete avuto modo di fare un punto della situazione, che bilancio è quello dell’Olbia vista finora?
«I risultati non sono arrivati, quindi non la vivi benissimo nonostante alcuni buoni pareggi. Vincere è tutt’altra cosa, cambia lo spirito con cui ti alleni. Discutiamo degli errori, di reparto e individuali, che ci costano sempre qualcosa. E ci manca cattiveria sotto porta e rientrare meglio: già con la Pro Vercelli siamo migliorati, e senza l’espulsione…».
Un gol segnato, tanti tiri in porta, prestazioni ben oltre la sufficienza, a livello individuale qual è il primo bilancio?
«Penso di essere migliorato tanto, adesso sto dimostrando il mio valore, anche se non conta niente quando non arrivano le vittorie».
Troppo severo. Sembra proprio la tua miglior stagione, al di sopra delle ultime.
«Per una combinazione di cose: le indicazioni dell’allenatore, la crescita dopo questi anni in serie C. Devo continuare a fare bene, sette partite dicono poco. Sento di essere cresciuto tanto dal punto di vista fisico e mentale, ma ora possiamo dire quello che vogliamo, magari tra due partite giocate male nessuno dice più nulla».
Dei tanti allenatori che hai incontrato a Olbia, cos’ha di diverso Canzi?
«Tutti hanno diversi approcci tattici e di rapporto. Canzi crea e cerca molto il rapporto col giocatore. Rispetto all’ultimo, Brevi, che ci faceva aspettare di più dietro compatti, Canzi vuole pressare alto. Con la Pro Vercelli lo abbiamo fatto benissimo».
Perché gli altri compagni di reparto non riescono a dare lo stesso apporto tuo in fase offensiva?
«Dipende anche dalle caratteristiche, un Ladinetti è più importante in fase di costruzione. Io mi inserisco, aiuto gli attaccanti, sto trovando bene i tempi forse perché ho più fiducia».
Visto che ci hai giocato e se ne parla spesso, che ne pensi del ritorno di Ragatzu?
«Sono molto contento perché mi farà ridere un sacco, come ha sempre fatto. Certo, poi èanche fortissimo, può sicuramente dare una mano».
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