Marino va all’attacco: «Tutti in discussione gli alibi sono finiti»
OLBIA. Il presidente si è furibondo. Le dichiarazioni arrivate nel post-partita sono feroci, spazientite, chiare. È praticamente un aut aut: o si cambia o si prenderanno provvedimenti. È costretto a...
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OLBIA. Il presidente si è furibondo. Le dichiarazioni arrivate nel post-partita sono feroci, spazientite, chiare. È praticamente un aut aut: o si cambia o si prenderanno provvedimenti. È costretto a fare la parte del professore cattivo Alessandro Marino, quando dopo la sonora sconfitta dichiara: «Abbiamo indetto silenzio stampa in quanto è un momento delicato e non vogliamo che la squadra rilasci dichiarazioni. Io però ci metto la faccia per questa figura non bella. Complimenti alla Pergolettese, che ha fatto esattamente la partita che eravamo chiamati a fare noi».
E ancora, «ci hanno dimostrato quanto valgono i punti in questa categoria. Noi non lo abbiamo capito». Conoscendo le dinamiche del calcio subito ci si domanda sulla posizione di Canzi: «Assolutamente non è a rischio lui, sono a rischio tutti. Certo, mi riferisco a qualcuno, ma è bene che tutti si sentano in discussione - il presidente attacca -. Possiamo sbagliare gol, modulo, ma non la mentalità. Se fino a ieri parlavamo di squadra che creava, giocava e tirava in porta, che sembrava le mancasse solo il gol, questa partita ha dimostrato che o non ha capito o non si è calata nella mentalità richiesta dalla società».
Un fiume in piena Marino, che mette spalle al muro i suoi: «Noi investiamo soldi, tempo, tutti hanno aspettative. Dire che una squadra è forte sulla carta non serve a niente: chi è forte e dice di essere forte deve dimostrarlo». Infine, «finora so quanto vale questa squadra solo sulla carta». E la frase «a gennaio prenderemo le dovute decisioni» è più di un avvertimento. Con l’immaginazione - ma neanche tanto - si gioca a capire la lista di giocatori a cui Marino si riferiva; il concetto è facilmente riconducibile al gruppo di “canterani” giunti in estate come i migliori talenti del Cagliari. Coloro che dovevano rilanciare l’Olbia, per ora sono le zavorre che la tengono sul fondo della classifica.
P.A.
E ancora, «ci hanno dimostrato quanto valgono i punti in questa categoria. Noi non lo abbiamo capito». Conoscendo le dinamiche del calcio subito ci si domanda sulla posizione di Canzi: «Assolutamente non è a rischio lui, sono a rischio tutti. Certo, mi riferisco a qualcuno, ma è bene che tutti si sentano in discussione - il presidente attacca -. Possiamo sbagliare gol, modulo, ma non la mentalità. Se fino a ieri parlavamo di squadra che creava, giocava e tirava in porta, che sembrava le mancasse solo il gol, questa partita ha dimostrato che o non ha capito o non si è calata nella mentalità richiesta dalla società».
Un fiume in piena Marino, che mette spalle al muro i suoi: «Noi investiamo soldi, tempo, tutti hanno aspettative. Dire che una squadra è forte sulla carta non serve a niente: chi è forte e dice di essere forte deve dimostrarlo». Infine, «finora so quanto vale questa squadra solo sulla carta». E la frase «a gennaio prenderemo le dovute decisioni» è più di un avvertimento. Con l’immaginazione - ma neanche tanto - si gioca a capire la lista di giocatori a cui Marino si riferiva; il concetto è facilmente riconducibile al gruppo di “canterani” giunti in estate come i migliori talenti del Cagliari. Coloro che dovevano rilanciare l’Olbia, per ora sono le zavorre che la tengono sul fondo della classifica.
P.A.
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