«Tecnologia e fortuna, così Grosjean si è salvato»
di Andrea Sini
Il pilota sassarese Omar Magliona commenta l’incidente di domenica in Bahrain «In Formula1 il livello di sicurezza è altissimo, 15 anni fa non si sarebbe salvato»
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SASSARI. «Il livello di sicurezza dei piloti rispetto a qualche anno fa è cresciuto in maniera enorme, ma credo che in questo caso siamo molto vicini a qualcosa catalogabile come miracolo».
Con il terribile incidente avvenuto domenica in Formula Uno ancora negli occhi, il pilota sassarese Omar Magliona, da anni tra i migliori driver a livello nazionale, racconta le sue impressioni su quanto avvenuto a Romain Grosjean, francese della Haas.
«Le immagini arrivate dal Bahrain sono davvero tremende – dice Magliona –. In Formula Uno ci sono regole molto severe dal punto di vista della sicurezza, penso ad esempio all’obbligo di imbragatura per il pilota obbligatoria e all’utilizzo di sedili a estrazione automatica. Però da quello che, come tutti gli altri spettatori, ho potuto vedere mi fa pensare che si sia verificata una situazione anomala sulla pista. È possibile che abbia ceduto la barriera di protezione, o i pali di sostegno perché è chiaro che con l’impatto si è creato come un cuneo che ha aperto in due la vettura. Certo, c’è da tenere conto della velocità e dell’angolo di impatto, ma resta comunque strano».
Così come strana sembra l’istantanea esplosione e la fiammata che ha avvolto la monoposto. «Credo che sarà una o più inchieste a chiarire cosa sia successo, ma quello che è accaduto non lascia tranquillo nessuno. Di certo non mi aspetto che una vettura di Formula Uno prenda fuoco istantaneamente. Ci sono sistemi avanzatissimi che isolano il serbatoio in caso di impatto, e questo non sembra essere avvenuto. Una cosa è chiara: nelle discipline motoristiche l’imprevedibile è sempre dietro l’angolo e una quindicina d’anni fa da un incidente simile non avrebbe avuto scampo». Come si deve comportare il pilota in queste situazioni? «Io ho avuto la sventura di “conoscere” il fuoco – racconta Magliona – e quindi posso dire che il primo nemico da combattere è il terrore, che in quei frangenti può paralizzarti. È evidente che lo stato di coscienza e gli eventuali danni fisici riportati fanno la differenza, ma nel caso di Grosjean hanno fatto un grande lavoro anche i commissari di pista, che sono stati bravi e anche fortunati. Anche loro hanno rischiato. Certo, nelle immagini si vede il primo soccorritore che apre l’estintore troppo presto, quando è ancora lontanissimo, ma il volume di carburante presente nel serbatoio e la conseguente fiammata non stavano consentendo uno spegnimento rapido. Lui è riuscito a venire fuori in pochi secondi e anche da questo punto di vista si è trattato quasi di un miracolo. Insieme al fatto che la vettura si sia adagiata e di taglio e non fosse rovesciata».
Omar Magliona, che gestisce l’autodromo di Mores insieme al padre Uccio (a sua volta con un grande passato come pilota), ragiona poi sulle misure di sicurezza. «Al di là della Formula Uno, che rappresenta il top, è giusto che esistano regole ferree e severe sulla sicurezza, sulla quale non bisogna mai abbassare la guardia. Io non apro il circuito se non ho la certezza che le dotazioni di sicurezza dell’impianto non sono perfette. Alcuni girano in piste fatiscenti, ma non puoi attendere l’imprevedibile: devi precederlo, ed essere pronto a tutto».
Con il terribile incidente avvenuto domenica in Formula Uno ancora negli occhi, il pilota sassarese Omar Magliona, da anni tra i migliori driver a livello nazionale, racconta le sue impressioni su quanto avvenuto a Romain Grosjean, francese della Haas.
«Le immagini arrivate dal Bahrain sono davvero tremende – dice Magliona –. In Formula Uno ci sono regole molto severe dal punto di vista della sicurezza, penso ad esempio all’obbligo di imbragatura per il pilota obbligatoria e all’utilizzo di sedili a estrazione automatica. Però da quello che, come tutti gli altri spettatori, ho potuto vedere mi fa pensare che si sia verificata una situazione anomala sulla pista. È possibile che abbia ceduto la barriera di protezione, o i pali di sostegno perché è chiaro che con l’impatto si è creato come un cuneo che ha aperto in due la vettura. Certo, c’è da tenere conto della velocità e dell’angolo di impatto, ma resta comunque strano».
Così come strana sembra l’istantanea esplosione e la fiammata che ha avvolto la monoposto. «Credo che sarà una o più inchieste a chiarire cosa sia successo, ma quello che è accaduto non lascia tranquillo nessuno. Di certo non mi aspetto che una vettura di Formula Uno prenda fuoco istantaneamente. Ci sono sistemi avanzatissimi che isolano il serbatoio in caso di impatto, e questo non sembra essere avvenuto. Una cosa è chiara: nelle discipline motoristiche l’imprevedibile è sempre dietro l’angolo e una quindicina d’anni fa da un incidente simile non avrebbe avuto scampo». Come si deve comportare il pilota in queste situazioni? «Io ho avuto la sventura di “conoscere” il fuoco – racconta Magliona – e quindi posso dire che il primo nemico da combattere è il terrore, che in quei frangenti può paralizzarti. È evidente che lo stato di coscienza e gli eventuali danni fisici riportati fanno la differenza, ma nel caso di Grosjean hanno fatto un grande lavoro anche i commissari di pista, che sono stati bravi e anche fortunati. Anche loro hanno rischiato. Certo, nelle immagini si vede il primo soccorritore che apre l’estintore troppo presto, quando è ancora lontanissimo, ma il volume di carburante presente nel serbatoio e la conseguente fiammata non stavano consentendo uno spegnimento rapido. Lui è riuscito a venire fuori in pochi secondi e anche da questo punto di vista si è trattato quasi di un miracolo. Insieme al fatto che la vettura si sia adagiata e di taglio e non fosse rovesciata».
Omar Magliona, che gestisce l’autodromo di Mores insieme al padre Uccio (a sua volta con un grande passato come pilota), ragiona poi sulle misure di sicurezza. «Al di là della Formula Uno, che rappresenta il top, è giusto che esistano regole ferree e severe sulla sicurezza, sulla quale non bisogna mai abbassare la guardia. Io non apro il circuito se non ho la certezza che le dotazioni di sicurezza dell’impianto non sono perfette. Alcuni girano in piste fatiscenti, ma non puoi attendere l’imprevedibile: devi precederlo, ed essere pronto a tutto».
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