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furto durante i funerali 

Ladri in casa di Paolo Rossi mentre tutta Italia lo piange

Ladri in casa di Paolo Rossi mentre tutta Italia lo piange

VICENZA. Capelli ingrigiti, occhi lucidi ma passo fermo, si sono ritrovati intorno al loro Paolo Rossi i “ragazzi dell’82”, per l’ultimo saluto all’amico fraterno che con i suoi gol li portò «sul...

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VICENZA. Capelli ingrigiti, occhi lucidi ma passo fermo, si sono ritrovati intorno al loro Paolo Rossi i “ragazzi dell’82”, per l’ultimo saluto all’amico fraterno che con i suoi gol li portò «sul tetto del mondo», come ha ricordato Giancarlo Antognoni. Appoggiata sulla spalla del compagno in azzurro, aiutato da Gentile, Tardelli, Cabrini, Collovati e dal figlio Alessandro, la semplice bara di legno chiaro ha varcato il portone del Duomo di Vicenza, città che Pablito aveva scelto per il proprio funerale e dove si era rivelato al grande calcio. Ma mentre tutta Italia piangeva il campione scomparso, la sua casa di Bucine, nella campagna aretina, veniva svaligiata. Al rientro da Vicenza nell’agriturismo in Toscana, la moglie Federica ha trovato il caos conseguente a un furto. Tra gli oggetti mancanti l’orologio di Paolo Rossi.

Prima della funzione il vescovo aveva benedetto la salma nella camera ardente allo stadio Menti. Intorno alla seconda moglie Federica Cappelletti ed alle figlie avute da lei - Sofia Elena e Maria Vittoria - si sono stretti, tra i tanti, Altobelli, Bergomi, Conti, Causio, Graziani, Dossena. Sui banchi della chiesa anche Roberto Baggio, che ha faticato a nascondere le lacrime, Bettega, Galderisi, Oriali, Maldini, Massaro, Tacconi. Ai lati del feretro i gagliardetti delle squadre nelle quali aveva giocato. Il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, vi ha poggiato la maglia col numero 20, quello che accompagnò le imprese di Rossi in Spagna. «È come se Paolo Rossi si fosse portato via il pallone – ha scritto Gravina in una lettera aperta –. E con lui, pure, un pezzo d’Italia... quella che le emozioni non le condivideva sui social, ma con gli abbracci dopo ogni suo gol». Fuori dal Duomo, dietro le transenne poste a delimitare la piazza, tanta gente, commossa e con le sciarpe biancorosse al collo. «Pensavo che avremmo camminato insieme ancora a lungo – ha detto Cabrini –. Sono quelli come te che rendono bella l’amicizia».

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