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«Banco a Milano a caccia di un’identità»

di Andrea Sini
«Banco a Milano a caccia di un’identità»

Coach Pozzecco presenta il match di domani: «Facciamo in modo che sia una gara entusiasmante, come da tradizione»

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SASSARI. «Vogliamo che sia una partita entusiasmante, nella tradizione delle sfide degli ultimi anni». Alla vigilia del big match contro l’Olimpia Milano, in programma domani alle 17, Gianmarco Pozzecco prova a “trainare” la Dinamo lontano dai malumori e dalle scorie della brutta sconfitta di mercoledì in Champions League. Con l’ulteriore strascico delle polemiche legate al “bestemmione” lanciato dal coach in diretta tv durante il timeout, per il quale viene addirittura evocata un’indagine Fip. Il tecnico triestino si comunque è scusato con un post su Instagram.

Ora però è tempo di guardare avanti. «Si tratta di una sfida estremamente complicata – dice il coach del Banco di Sardegna –, Milano sta giocando una pallacanestro di altissimo livello. È vero che arriva da due partite infrasettimanali che l’hanno impegnata molto ma sappiamo anche che la positività che avranno dopo i due successi gli darà la possibilità di recuperare le energie. Chiaramente hanno una rosa ampia e sufficientemente adeguata a giocare più partite, capisco che se avessero potuto scegliere avrebbero riposato. Noi arriviamo da una sconfitta che invece ci ha fatto vivere un discorso diverso. Abbiamo più giorni per recuperare ma arriviamo con una partita negativa alle spalle e partiremo con meno entusiasmo. Quelle con Milano sono partite che negli ultimi anni hanno sempre regalato enormi emozioni e quindi abbiamo il desiderio e la volontà di far si che diventi una partita entusiasmante».

Come spesso accade, dopo avere trovato un certo tipo di “quadra” con un roster incompleto a causa di contagi e infortuni, una volta rientrati tutti sono in qualche modo saltati gli equilibri. «Quest’anno giochiamo meno degli altri anni e questo potrebbe indurci a pensare che le rotazioni non debbano essere forzatamente allungate. È anche vero che quest’anno Jack Devecchi ha fatto partite eccellenti, così come Kaspar Treier e Luca Gandini che ci hanno aiutato spesso. È vero che a me piacciono le rotazioni corte ma noi mercoledì siamo partiti con Kaspar in quintetto: quindi l’idea di allungarle c’è».

L’altro punto dolente riguarda il rendimento di Justin Tillman. «Farlo giocare un po’ di più potrebbe aiutarlo – dice Poz –, anche se penso che l’aspetto più rilevante per lui sia lavorare su quello psicologico. In generale, rispetto alla valutazione sulla singola gara mi interessa di più il contesto legato ai giocatori, all’identità e al gruppo. Oggi siamo ancora costretti a cercare un’identità». E Milano, da questo punto di vista, rappresenta un test da brividi.

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